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Putin, minacce contro l' Ucraina

«Se entra nella Nato, punteremo i nostri missili contro Kiev»

Le mosse del Cremlino: accordo sul gas con Yushchenko, chiusa l' università europea a San Pietroburgo

Clima sempre più antioccidentale a Mosca. L' ateneo, secondo la tesi ufficiale, non rispettava le «norme anti-incendio»

Fabrizio Dragosei - Corriere della Sera 13 febbraio 2008

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE A MOSCA - Putin ne ha parlato come di un fatto assurdo, quasi impensabile. Ma il messaggio è giunto forte e chiaro ai suoi interlocutori. Se l'Ucraina entrerà nella Nato e sul suo territorio saranno piazzati nuovi sistemi d'arma dell'Alleanza, allora la Russia punterà i suoi missili nucleari su obiettivi nell'ex repubblica sovietica. «Mi fa orrore dirlo e anche solamente pensarci», ha detto Putin in una conferenza stampa tenuta assieme al presidente ucraino Viktor Yushchenko a Mosca. «La Russia punterebbe sull'Ucraina i propri sistemi missilistici».

Le affermazioni del presidente russo sono giunte in risposta a una domanda e dopo che le due delegazioni avevano raggiunto un accordo per risolvere l' ennesima crisi del gas, scoppiata quando il colosso Gazprom aveva minacciato di chiudere nuovamente i rubinetti alle 18 di ieri se non fossero stati pagati i debiti ucraini. Cosa farà la Russia se l'Ucraina deciderà di entrare nella Nato? E se sul suo territorio verranno installate parti del sistema di difesa missilistico che gli Stati Uniti vogliono creare in Polonia e nella Repubblica Ceca?

Putin ha esordito dicendo che naturalmente ogni paese ha la sua sovranità e può fare quello che vuole. Ma ha fatto capire subito che deve anche tener conto delle conseguenze delle sue azioni. Il presidente russo ha spiegato che la Russia non crede alla storia che i nuovi missili americani in Europa servirebbero per intercettare eventuali lanci provenienti dall'Iran. «Secondo noi, l'obiettivo è la neutralizzazione del nostro potenziale missilistico nucleare», ha spiegato. Quindi inevitabile la contromossa, come quella di puntare i missili anche sulle città europee che aveva preannunciato mesi fa in un' intervista al Corriere e ad altri giornali internazionali.

Dopo aver parlato dell'eventuale risposta russa, Putin si è rivolto ai giornalisti presenti: «Immaginatevi almeno per un secondo quale sarebbe la situazione. Ecco, è questo che ci preoccupa. Potete pensare a una base Nato a Sebastopoli?» La città ucraina sul Mar Nero è a un tiro di schioppo dal territorio russo e oggi ospita la flotta russa del Mar Nero.

Yushchenko è subito intervenuto dopo Putin per chiarire che «tutto ciò che l'Ucraina sta facendo in direzione dell'Occidente non è contro un paese terzo e tantomeno contro la Russia», ma a Mosca, ovviamente, ci credono poco.

Sul gas l'accordo sembra fatto, anche se molti particolari sono da definire, compreso il pagamento del sovrapprezzo per il gas russo (rispetto a quello dell'Asia Centrale) chiesto da Gazprom. Il metano verrà venduto direttamente, senza più oscure società di intermediazione.

In un clima sempre più antioccidentale (anche in vista delle elezioni del due marzo), è giunta anche la notizia della chiusura a San Pietroburgo della Università Europea (EUSP) che teneva un corso finanziato dall'Unione Europea sul monitoraggio delle elezioni. Dopo che Putin aveva attaccato duramente questa iniziativa, dieci giorni fa il rettore si è affrettato a chiudere il corso. Ma evidentemente ciò non è bastato. Naturalmente la spiegazione ufficiale non ha nulla a che fare con la polemica. A chiudere l'università sono stati gli ispettori del comune che hanno riscontrato gravissime irregolarità nel campo delle norme antincendio: porte tagliafuoco, estintori, scale di sicurezza, eccetera. In totale 52 punti contestati. Un richiamo a norme che nel paese nessuno mai rispetta, visto che ogni anno sono quindicimila le persone che perdono la vita negli incendi.

* * * Un Paese diviso Tra Europa e Russia - Indipendente dalla caduta dell'Unione sovietica nel 1991, l'Ucraina è da sempre un Paese spaccato tra un Ovest «mitteleuropeo e un Est «russo»

La rivoluzione arancione - All'indomani del ballottaggio presidenziale del 21 novembre 2004, in segno di protesta migliaia di persone si riversano in Piazza Indipendenza a Kiev dando il via alla «rivoluzione arancione»: i sostenitori del candidato filo-occidentale Yushchenko accusano di brogli il candidato filo-russo Yanukovic.

Il gas - È dal 1993 che Russia e Ucraina «litigano» sul gas. Nel 2006, dopo la vittoria di Yushchenko, il colosso russo Gazprom comincia a tariffare il gas a prezzi di mercato che l'Ucraina rifiuta di pagare; Mosca sospende le forniture. Dopo un' ondata di panico in Europa, la crisi sarà risolta con un complicato compromesso tariffario