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La Quinta colonna di agenti con doppio passaporto

Precedenti: lo scienziato, la bella, la famigliola

Paolo Salom - Corriere della Sera 12 febbraio 2008

Dimenticate le scene da Guerra fredda, genere La spia che venne dal freddo (film con Richard Burton, dal romanzo di John Le Carré). Addio Kgb, che Putin lo accetti o meno. La grande preoccupazione della Cia, ora, sono le spie cinesi. E la loro inesauribile «Quinta colonna»: le Chinatown presenti in America.

Che gli agenti di Pechino facciano sul serio, il controspionaggio Usa lo ha capito da parecchio tempo. Ma nonostante gli sforzi, raramente riesce a prendere i rei con le mani nel sacco. La vicenda più eclatante è quella di uno scienziato nato a Taiwan, Wen Hoo Lee, che negli anni 80 avrebbe riversato al di là dell'Oceano i segreti atomici del Pentagono. «Talpa» insospettabile e beffa finale: lo scienziato era un informatore dell'Fbi, fidato in quanto taiwanese e «anticomunista».

Altro esempio di doppio gioco sul filo del rasoio: il caso della Mata Hari con gli occhi a mandorla arrestata nel 2003 a Los Angeles. Katrina Leung, reclutata da un agente federale quando aveva 28 anni, sarebbe riuscita a frugare nella valigetta (con gli elenchi degli uomini dell' Fbi, degli esuli e degli informatori cinesi) dell' ufficiale che l'aveva ingaggiata. Come? Era diventata la sua amante.

Sia lo scienziato sia la Mata Hari sono stati poi prosciolti. Infine la famiglia Mak, 5 cinesi e una rete spionistica «fatta in casa», che ha carpito informazioni sulla marina, sui sottomarini nucleari, sui sistemi di comunicazione. Arrestati l'anno scorso.

Questi esempi, secondo un rapporto della National Security Agency non sono che «la punta di un iceberg». La Cina, si legge, non usa metodi «classici» di spionaggio, con agenti «professionali» addestrati allo scopo. Piuttosto delega a espatriati, studenti e casalinghe dalla doppia nazionalità il compito di raccogliere informazioni. Una strategia che paga.