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Sharia e leggi inglesi: l’Europa debole abbandona l’umanesimo
 

Fa discutere la proposta di Rowan Williams, primate anglicano, di inserire parti della sharia nella legislazione britannica. Per integrare i musulmani in Europa, meglio la pratica dell’ospitalità. Gli europei sembrano abbandonare gli ideali umanisti che invece attraggono molti musulmani e non.

           

Samir Khalil Samir, S.J. - Asia News 9/02/2008

 

Il Cairo (AsiaNews) - Il Primate della Chiesa d’Inghilterra, l’arcivescovo di Canterbury Rowan Williams, ha deciso di festeggiare i 60 anni della Dichiarazione universale dei diritti umani in un modo insolito: ha suggerito di inserire alcuni aspetti della sharia nella legislazione britannica, a fine di favorire l’integrazione dei musulmani. A me sembra che questi suggerimenti mostrino una volta di più l’indebolimento dell’identità cristiana europea e l’abbandono di un vero umanesimo.

  

Una strana intervista alla Bbc

Due giorni fa, giovedì 7 febbraio, riferendosi ai musulmani, Williams ha detto alla radio Bbc 4: "Bisogna prendere atto che alcuni dei nostri cittadini non si riconoscono pienamente nel sistema legale britannico… Credo sarebbe pericoloso sostenere che esiste un'unica legge per tutti e che qualunque altra cosa  richieda fedeltà e rispetto sia del tutto irrilevante nei procedimenti giudiziari". Allo stesso tempo, egli ha aggiunto: "Nessuno sano di mente vorrebbe vedere in questo Paese l'inumanità che alle volte viene associata con la pratica della legge in alcuni stati islamici, come le punizioni estreme o l'atteggiamento verso le donne. E in nessun caso, essa precederebbe i diritti che si hanno come cittadini. Ma dire che c'è una legge per tutti, è un po' pericoloso".

Insomma, un cittadino inglese di religione musulmana, che non si riconosce pienamente nel sistema legale britannico, ha pieno diritto di seguire un altro sistema legale, quello stabilito all’inizio del VII° secolo in Arabia. Però, siccome è “sano di mente” non vuole vedere in Gran Bretagna alcuni aspetti di questo sistema legale che un cittadino musulmano britannico ha pieno diritto di voler veder applicato; perché in nessun caso quel sistema precederebbe i diritti che ha come cittadino.

In conclusione, pretendere “che c'è una legge per tutti, è un po' pericoloso".

L’intervista di Williams sembra  essere una risposta al vescovo anglicano di Rochester, Michael Nazir-Ali, pakistano di nascita, che, a fine gennaio, aveva scritto sul Sunday Telegraph: “L'estremismo islamico ha trasformato alcune comunità in zone dove i non-musulmani non possono entrare”, e aveva criticato severamente il modello multiculturale britannico. In seguito a quest’articolo ha ricevuto minacce di morte, chiedendogli di smettere di criticare l’islam. E il Consiglio musulmano del Comitato interreligioso britannico aveva scritto all’arcivescovo di Canterbury riguardo alle dichiarazioni del vescovo anglo-pakistano.

Il 1° febbraio, il vescovo Michael Nazir-Ali aveva scritto sul suo sito: “Il modo migliore di accogliere e d’integrare i nuovi immigrati è la visione cristiana dell’ospitalità, non la politica secolare del multiculturalismo, che ha delle conseguenze disastrose”. E aveva aggiunto: “Se non diagnostichiamo il motivo del malessere che c’invade tutti, non troveremo mai il rimedio”.

 

Legge britannica o sharia?

Forse il lettore non è riuscito a cogliere la logica del ragionamento del Primate della Chiesa d’Inghilterra: esso relativizza il sistema legale britannico in nome della tolleranza verso tutte le opinioni, anche a costo di tollerare l’intolleranza!
Stando così le cose, diviene impossibile parlare dell’“inumanità che alle volte viene associata con la pratica della legge in alcuni stati islamici, come le punizioni estreme o l'atteggiamento verso le donne”. Chi decide se una pratica è umana o disumana? Come si può affermare che una Legge [stabilita da Dio, secondo i musulmani] può essere disumana? Sarebbe una blasfemia!

Di fronte a queste affermazioni che fanno sussultare, il Times, nel suo editoriale di venerdì 8 commenta: "Ciò che rende questo Paese una democrazia liberale e pacifica è che viviamo sotto la stessa legge, che siamo cittadini uguali di fronte alla legge. Questo è un paese cristiano, anche se (incredibile!) l'arcivescovo si augura che non lo sia. Ognuno è autorizzato ad adottare la religione che crede, o nessuna religione, purché resti sotto la legge e le tradizioni britanniche. Queste, fortunatamente, includono una grande tolleranza per gli altri, l'accoglienza, la generosità di spirito… Questi valori non sono astratti, sono radicati nella storia e  nella pratica di questo Paese come nazione cristiana. C'è tutta una serie di Paesi nel mondo in cui la gente può vivere secondo la sharia. Questo non è uno di quelli. Né dovrebbe diventarlo".

Per il Daily Telegraph, “l’arcivescovo di Canterbury … ha approfittato di un intervento alla Royal Court of Justice per proporre che la legge della sharia sia applicata in determinate circostanze”. E il quotidiano londinese aggiunge: “Nell'opinione pubblica, la sharia è associata con punizioni brutali, come l'amputazione delle mani per il furto o la lapidazione per l'adulterio e l'apostasia. Inoltre, è vista come repressiva nei confronti delle donne”.

Forse il Primate della Chiesa d’Inghilterra pensava a questo quando parlava dell'inumanità di alcune pratiche.

 

La “divina” sharia è meglio delle leggi occidentali?

Ma i nostri radicali della sharia rispondono che queste leggi, oltre ad essere dettate da Dio stesso, sono più efficace delle leggi occidentali per reprimere gli abusi: furti, adulterio, apostasia, ecc.

Come impedire la poligamia, quando Dio l’ha autorizzata fino a quattro moglie simultanee? Attualmente, Sayed Pervez Kambakhsh, 23 anni, studente di giornalismo, è stato giudicato colpevole di blasfemia da un tribunale di Mazar-i-Sharif, nel Nord dell’Afghanistan, per aver scritto un articolo sui diritti delle donne, facendo riferimento al Corano e mettendo in discussione la pratica della poligamia. Ma i familiari sostengono che l’articolo non era suo, ma solo scaricato da Internet.

E come impedire il ripudio della moglie (per prenderne un’altra, ad esempio) da parte del marito, se Dio l’ha autorizzato in certe circostanze? E chi potrebbe impedire al marito di battere, in modo moderato, la moglie che gli disobbedisce, se il Corano l’autorizza a farlo? Vale la pena ricordare la sentenza della giudice tedesca di Francoforte che l’anno scorso riconosceva a un tedesco musulmano il diritto di battere sua moglie in nome della sua religione. In tutti questi casi, dov’è l’uguaglianza giuridica tra uomo e donna?

Pochi giorni fa, il governo britannico ha deciso di aumentare i sussidi pubblici per i mariti che hanno più di una moglie a carico. Subito dopo, Hamza Piccardo, ex-segretario dell’Ucoii, ha dichiarato che questa decisione era giusta. Non vale per i cittadini inglesi perché il diritto di questo Paese non prevede la poligamia.

 

Le reazioni ai discorsi dell’arcivescovo

Le reazioni all’intervista dell’arcivescovo di Canterbury non hanno tardato ad arrivare. Il ministro della Cultura, Ande Bruna, ha commentato dicendo: “Non si possono far funzionare insieme due sistemi legislativi. Sarebbe la ricetta per il caos”. Anche un altro ministro ha definito la sua proposta “una ricetta per il caos”. Il Un, maggiore tabloid inglese, ha scritto: “In realtà, questa proposta è una pericolosa minaccia alla nostra nazione”.

Certamente, l’arcivescovo voleva facilitare l’integrazione dei circa 2 milioni di musulmani su 60 milioni di cittadini britannici. Dal luglio 2005, quando quattro mussulmani inglesi si sono resi autori di attentati suicidi al sistema di trasporti della capitale, uccidendo 52 persone, l’integrazione è al centro del dibattito pubblico in Gran Bretagna. Ma questa misura, l’introduzione della sharia, faciliterà l’integrazione? Il vescovo Nazir-Ali pretende il contrario, e sa di che cosa parla essendo nato pakistano musulmano. Anche il parlamentare laburista Khalid Mahmood non ha dubbi sulla posizione da assumere: “Io, insieme alla grande maggioranza dei musulmani inglesi, mi oppongo a ogni mossa per introdurre qui la sharia. La legge inglese fa invidia a tutto il mondo”.

Anche il Consiglio musulmano della Gran-Bretagna, un'organizzazione non sempre moderata, si oppone ad un sistema legislativo doppio.
 

La sharia rifiutata dai musulmani in nome dell’umanesimo europeo

1. L’intenzione del Primate è certamente buona: aiutare i mussulmani ad integrarsi in Inghilterra mantenendo le loro tradizioni. Ma è anche certamente sbagliata. Chi viene in un Paese sa che va incontro ad un’altra cultura. Se non è capace di vivere nella cultura ambiente è meglio cercare un'altra patria. Non si può chiedere a 60 milioni di britannici di rinunciare alla loro tradizione millenaria a causa di 2 milioni. E non si può avere due leggi opposte nello stesso Paese.

2. Il principio esposto da Williams sembra di buon senso. Ma il buon senso va spesso dimenticato quando si tratta di religione. In nome della libertà religiosa si pretende mettere le leggi religiose al di sopra della costituzione. Ciò mi sembra profondamente sbagliato. Soprattutto quando si sa che questa pretesa legge divina (qualunque essa sia) non è in vigore nella maggioranza dei Paesi a tradizione mussulmana. In realtà, la sharia islamica pone più problemi che soluzioni, perché rispecchia usanze antiche che non corrispondono alla concezione odierna dei diritti umani.

3. I diritti umani ben intesi (e anche criticati) sono l’espressione moderna dei valori più nobili. Sono spesso la secolarizzazione dell’ideale umano più alto, quello del Vangelo. Non si tratta qui di preferire la legge del Vangelo a quella del Corano; si tratta di scegliere la legge più umanistica, per costruire insieme una società umana rispettosa delle scelte di ogni persona umana. Non è in nome del Vangelo che si adoperano i diritti umani, ma in nome dell’uomo. La vera laicità positiva non può considerare le leggi religiose in quanto tali.

4. In tutta questa faccenda, la cosa più sorprendente è che la proposta sia stata fatta dalla più alta autorità religiosa d’Inghilterra… per favorire una legge da lui stesso riconosciuta come parzialmente disumana! Purtroppo non è la prima volta che si vedono vescovi cristiani difendere norme musulmane che gli stessi musulmani più aperti cercano di abbandonare. Vogliamo essere più papisti del papa? Ho talvolta l’impressione che l’Occidente, non avendo più radici profonde, difende usanze di chi è considerato come “più debole”, oppure difende “lo straniero” in quanto straniero. Si tratta di difendere i valori, anzi di difendere l’uomo.

Lo scopo del cristiano non è di difendere il musulmano o il cristiano. Lo scopo è difendere l’uomo, indipendentemente dalla sua religione. Se il cristianesimo mi aiuta a difendere l’uomo, allora è benvenuto! Se è il mio ateismo che mi aiuta a difendere l’uomo, allora è esso il benvenuto! La religione non ha bisogno di essere difesa, ma solo l’uomo! È quest’umanesimo che ha attirato lo sguardo di milioni di musulmani e non, e che ha fatto dell’Europa un modello di società per tanti di noi… fino ad alcuni decenni fa. Oggi si ha l’impressione che quest’umanesimo sia perso, e che si preferisce la cultura dell’altro semplicemente perché è altro, magari a causa di una sfiducia nella propria cultura!