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Sbagliano anche gli equidistanti

Le Nazioni Unite dovrebbero sanzionare chi nega il diritto di Tel Aviv a esistere

Magdi Allam - Corriere 4 febbraio 2008

Prima che si realizzi l’infamia del boicottaggio arabo della Fiera del Libro di Torino, lancio un appello. L’appello a tutti gli enti culturali e accademici italiani di aderire con dignità e orgoglio al boicottaggio degli scrittori e intellettuali che negano il diritto di Israele all’esistenza. Perché oggi più che mai questo diritto coincide con il valore della sacralità della vita che è il cardine della nostra civiltà occidentale. Non è sufficiente resistere alle intimidazioni per la legittima scelta di riservare a Israele lo status di ospite d’onore.

E guai se si cedesse al ricatto, accordando in extremis uno stand di «pari dignità» ai palestinesi, riesumando il vizio italico di dare «un colpo alla botte e uno al cerchio », per «accontentare tutti e non inimicarci nessuno». Perché è del tutto evidente che questa avanguardia ideologica dei neonazisti islamici e panarabisti mette in discussione il diritto stesso alla vita dello Stato ebraico. A loro non interessa che gli scrittori israeliani invitati siano di fatto strenui difensori del diritto dei palestinesi a uno Stato indipendente che conviva pacificamente al fianco di Israele. Così come è indubbio che avrebbero inalberato il veto a Israele anche in assenza della contingenza del dramma che colpisce la popolazione di Gaza, vittima della dittatura e del terrorismo di Hamas. Sbaglia pertanto il direttore della Fiera del Libro, Ernesto Ferrero, quando dice: «La Fiera non intende festeggiare o celebrare un evento che per gli uni è felice e per gli altri è luttuoso».

Il riferimento è alla ricorrenza del sessantesimo anniversario della nascita dello Stato di Israele. Ebbene, stiamo parlando di uno Stato pienamente legittimato dalla risoluzione 181 delle Nazioni Unite. Anche se, guarda caso, è l’unico Stato al mondo di cui a tutt’oggi si mette in discussione il diritto all’esistenza e, da parte di alcuni paesi- burattinai del terrorismo islamico globalizzato, si predica e persegue l’obiettivo di distruggerlo. Ebbene, possiamo noi dichiararci equidistanti o equivicini tra chi difende e chi viola il diritto alla vita? No. Perché se lo facessimo rinnegheremmo noi stessi. Noi non possiamo che essere schierati, in modo esplicito e fermo, dalla parte del diritto all’esistenza di Israele.

E quindi dobbiamo dire con grande chiarezza che siamo ben felici di festeggiare il sessantesimo della nascita dello Stato ebraico e condanniamo tutti coloro che immaginano che possa trattarsi di un «evento luttuoso». Quanta ipocrisia da parte dei negazionisti di Israele, specie quelli in doppiopetto alla Tariq Ramadan e i nostrani dell’Ucoii, che sono riusciti a plagiare un Occidente debole e relativista, rivelandosi di fatto ancor più insidiosi di quanto non lo siano i terroristi islamici. Ebbene, se oggi vogliamo recuperare il valore della sacralità della vita e riscattare la nostra civiltà, non abbiamo altra scelta che affermare e difendere il diritto all’esistenza di Israele.

Questo diritto deve diventare il parametro valutativo per accreditare e legittimare i nostri interlocutori. Sarebbe bello, ma mi rendo conto che è solo un sogno con l’attuale classe politica in cui ci sono delle frange addirittura colluse con i neonazisti islamici e panarabisti, che fosse proprio l’Italia, investita del caso della Fiera del Libro di Torino, a farsi promotrice in seno all’Onu di una risoluzione che consideri la negazione del diritto di Israele all’esistenza come un crimine contro l’umanità. O forse è un sogno in assoluto in un Occidente che ha perso i propri valori e ha tradito la propria identità.