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La Fatwa dell'Odio anti Israele

Musulmani ed estremismo

Magdi Allam - Corriere della Sera 22 gennaio 2008

Che errore essersi illusi che la normalizzazione dei rapporti tra islam ed ebraismo in Italia potesse realizzarsi ignorando Israele. Ovvero aggirando il nodo cruciale del diritto di Israele all'esistenza. L'annullamento dell' odierna visita dell'imam della Grande Moschea di Roma alla Sinagoga, per una decisione impartita dall'Università islamica di Al Azhar che ha sede al Cairo, una sorta di «Vaticano dell'islam sunnita», conferma che anche i cosiddetti musulmani «moderati» condividono l'ideologia dell' odio, della violenza e della morte nei confronti dello Stato ebraico.

È stata una vera e propria fatwa, un responso giuridico basato sulla sharia, la legge islamica, quella emessa dallo sheikh Abdel Fattah Allam, il braccio destro del Grande imam di Al Azhar, lo sheikh Mohammed Sayed Tantawi: «Il dialogo tra islam e ebraismo non è contemplato finché non saranno restituiti i propri diritti a chi ne è titolare». Traduco: solo dopo che i palestinesi disporranno dell'insieme dell'entità geografica denominata Palestina, quindi solo dopo l'eliminazione di Israele, sarà possibile dialogare con gli ebrei in Italia.

Questa è la posizione ufficiale e pubblica di Al Azhar, già espressa nella fatwa emessa il 4 aprile 2002 dallo stesso Tantawi con cui legittima il terrorismo suicida palestinese: «I cittadini israeliani sono forze di occupazione. Quindi le "operazioni di martirio" sono la più elevata forma di Jihad, sono un precetto islamico finché il popolo della Palestina riconquisterà la sua terra e farà arretrare la crudele aggressione israeliana». E in una nota esplicativa di questa fatwa, diffusa dal sito di Al Azhar, si precisò che «ogni "operazione di martirio" contro qualsiasi israeliano, compresi bambini, donne e adolescenti, è un atto legittimo in base alla legge islamica». Ebbene dal momento che è Al Azhar che designa l' imam della Grande Moschea di Roma, gli è stato ingiunto di rinunciare alla visita alla Sinagoga. Eppure non è affatto una novità.

Già il 6 giugno 2003 l'allora imam Abdel-Samie Mahmoud Ibrahim Moussa pronunciò un sermone in cui lanciò appelli infuocati: «O Allah, fai trionfare i combattenti islamici in Palestina! O Allah, aiutaci ad annientare i nemici dell' islam!». Il 26 marzo 2004 si scoprì che nella Grande Moschea di Roma si annidava un gruppo di estremisti islamici, quando decisero di recitare la «preghiera del morto» per commemorare il recente assassinio del leader di Hamas, lo sheikh Ahmad Yassin. E per calmare le acque, si decise di rimandare in Egitto il nuovo imam Abdulwahab Hussein Gomaa. Ed ora, con il nuovo scandalo del divieto imposto all'attuale imam di recarsi in visita alla Sinagoga, si tocca con mano la realtà dell' estremismo ideologico che ispira la guida spirituale della Grande Moschea di Roma.

A questo punto l'Italia non può più restare a guardare. Non possiamo permettere che la realtà e il futuro dell'islam e dei musulmani in Italia siano determinati all'estero dai negazionisti di Israele e dagli apologeti del terrorismo suicida palestinese. Che si prenda atto, una volta per tutte, che Al Azhar è una roccaforte dell' estremismo e del terrorismo islamici. Che il ministro dell' Interno rimandi nei loro Paesi gli imam che si sottomettono a questa ideologia. Che il ministro degli Esteri denunci l'accordo di cooperazione del 15 giugno 2005 tra Al Azhar e cinque università italiane, sottoscritto dall' ambasciatore Antonio Badini con il rettore di Al Azhar, lo sheikh Ahmad Al Tayyeb, che il 4 aprile 2002 disse: «La soluzione al terrore israeliano risiede nella proliferazione degli attacchi suicidi che diffondono terrore nel cuore dei nemici dell' islam». Che la si smetta di legittimare gli ideologi dei Fratelli Musulmani, a cominciare da Tariq Ramadan. Che lo Stato e gli enti locali la smettano di regalare le moschee all'Ucoii.

La lezione che tutti noi dobbiamo imparare dal nuovo scandalo della Grande Moschea di Roma, è che prima di accreditare come interlocutore ufficiale un musulmano, bisogna fargli sottoscrivere una dichiarazione in cui riconosce pubblicamente il diritto di Israele all'esistenza e condanna inequivocabilmente il terrorismo palestinese.

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