1

Contro l'Iran serve un'azione preventiva

di Joshua Muravchik - l'Occidentale

a nostra scelta è drastica: possiamo accettare che l’Iran possieda la bomba atomica, oppure impedire lo sviluppo del suo programma nucleare con la forza. Nient’altro fermerà Tehran.

Gli Stati vengono raramente dissuasi dall’utilizzo di strumenti di potere, specialmente gli Stati fanatici. La Cina e la Russia si opporranno in ogni caso a sanzioni realmente efficaci, che non potrebbero comunque funzionare. Né l’India né il Pakistan hanno abbandonato le loro bombe in risposta alle sanzioni. L’espulsione degli estremisti iraniani potrebbe cambiare le cose, ma la posizione dei radicali intransigentisti, sotto la leadership del Presidente Mahmoud Ahmadinejad e del supremo ayatollah Khamanei, appare oggi radicata ancora più stabilmente che un decennio fa.

I pericoli che una bomba iraniana presenterebbe sono intollerabili. L’Iran è un finanziatore considerevole del terrorismo. Le armi iraniane sono responsabili di una consistente parte delle vittime statunitensi in Iraq. Le nostre forze in Afghanistan hanno intercettato carichi di armi in viaggio verso i Taliban. L’Argentina ha incriminato cittadini iraniani per aver fatto esplodere un centro ebraico a Buenos Aires. Il Presidente palestinese Mahmoud Abbas ha affermato che Tehran è responsabile dell’occupazione armata di Gaza. L’Iran è un porto sicuro per i leader in fuga appartenenti ad al-Qaeda. E la lista può continuare.

Un attacco nucleare terroristico sarebbe quasi impossibile da prevenire. Contro chi potremmo indirizzare le nostre rappresaglie?

L’Iran potrebbe inoltre lanciare un’offensiva missilistica verso Israele, che Ahmadinejad vuole “cancellare dalla mappa”. Israele potrebbe rispondere all’attacco, ma questo a cosa porterebbe? Akbar Hashemi Rafsanjani ha affermato con tracotanza che “l’uso della bomba atomica contro Israele ne provocherebbe la completa distruzione, mentre (una simile azione) verso il mondo islamico causerebbe soltanto danno”. E questa sarebbe l’alternativa “moderata” ad Ahmadinejad.

Persino senza lanciare un attacco contro l’America o un suo alleato, Tehran utilizzerebbe la propria potenza nucleare come “ombrello” per proteggere la propria ambizione a dominare il Medio Oriente e oltre. Come Lenin e Hitler, Admadinejad ha una grande visione. “Con il sangue dei martiri, una nuova rivoluzione islamica … raggiungerà presto il mondo intero”, assicura. Rinforzata dal nucleare, l’ambizione aggressiva dell’Iran non si fermerà a meno che non ricorriamo ad una grande guerra.

Solo un’azione contro gli impianti nucleari iraniani può prevenire questi scenari terribili. Tale ipotesi non richiede una “dichiarazione di guerra”, concetto antiquato che non viene più impiegato sin dalla Seconda guerra mondiale, ed al quale raramente si ricorreva anche in precedenza. Non invieremo truppe, non invaderemo territori. Invece, agiremo per autodifesa con azioni di profilassi.

Ci sono in gioco questioni imprescindibili di sicurezza nazionale. Solo il Presidente, come affermava Alexander Hamilton, è nella posizione di operare con “decisione, laboriosità, discrezione ed efficacia”. Chiaramente, il Congresso può bloccare l’azione presidenziale; ma in questo caso la maggioranza dei suoi componenti sarà lieta di farsi da parte, per lasciare che il Presidente faccia quello che deve essere fatto.

Traduzione di Alia K. Nardini

Joshua Muravchik è resident scholar presso l’American Enterprise Institute di Washington, D.C.; è inoltre membro della Commissione Consulente per la Promozione della Democrazia del Dipartimento di Stato americano.