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(26 ottobre, 2007) - Corriere della Sera - Sezione: dissenso - Pagina: 001.050

L' ANTI-PUTIN

Khodorkovsky è il nuovo Sakharov

Glucksmann Andre'

Grazie Elena Bonner-Sakharov! Grazie Anna Politkovskaya! Queste due donne straordinarie mi hanno aperto gli occhi: Mikhail Khodorkovsky (nella foto), l' ex onnipotente proprietario della Yukos - principale trust petrolifero della Russia - non è più l' uomo d' affari invidiato per il troppo successo, è prigioniero politico incarcerato da quattro anni nel profondo della Siberia, sottoposto a processi dopo processi (finché morte non ne consegua?).

In Francia, per tradizione, non c' è grande affinità fra uomini dediti alla scrittura e uomini dediti al denaro. Perché prendere le difese di un capitano d' industria che i suoi simili hanno presto abbandonato? Capitalisti di tutto il mondo unitevi? Macché! Dopo la disgregazione dell' Unione Sovietica, la Banca Mondiale e Bill Clinton, presidente degli Stati Uniti, hanno avallato le privatizzazioni russe che Eltsin incoraggiava in nome di una libertà di mercato finalmente raggiunta. In verità: lo sfascio del secolo permise ad alcune persone astute di arricchirsi, non a spese di proletari esangui per colpa della «dittatura del proletariato», ma a spese di dirigenti comunisti troppo fiacchi per difendere la loro torta.

Tentiamo di capire. La favola putiniana schiera da un lato gli oligarchi corrotti e dall' altro i cavalieri bianchi del governo che combattono gli affaristi. Questi bravi apostoli si guardano bene dal ridistribuire al popolo ricchezze che non ha mai posseduto. Né Robespierre né Eliot Ness, Putin non ha nulla dell' Incorruttibile che pulisce le stalle di Augia. Putin ha gestito gli affari fruttuosi e i trasferimenti di capitali redditizi del Comune di San Pietroburgo e poi dell' amministrazione del Cremlino. Sembra che si sia prodigiosamente arricchito (in miliardi di euro, si dice a Mosca). Ha coperto le prevaricazioni della famiglia Eltsin. In compenso, è stato scelto per dirigere la Russia. La Mosca degli affari assomiglia, al punto di confondersi, alla Chicago degli anni Trenta, quando Al Capone e i suoi uomini imperversavano. Una strage di San Valentino che va avanti giorno per giorno: ricatti, tangenti, omicidi, carcerazioni arbitrarie; i diversi clan dei servizi segreti si contendono il bottino senza tanti complimenti. Per parlare chiaramente, le autorità russe non desiderano sopprimere gli oligarchi, ma selezionano i «buoni», quelli che obbediscono e sopprimono i «cattivi», quelli che disobbediscono. Questi ultimi vengono puniti, il loro gruzzolo sequestrato e ridistribuito agli amici dell' ex Kgb (oggi Fsb).

Non dispiaccia ai nostri sovranisti e agli ingenui no global, questo smistamento collettivo non scatena una battaglia antiliberale, ugualitaria, né una battaglia contro il Capitale. Gli unici ad illudersi sono coloro che non ci vedono chiaro. Oggi la Russia è terra di corruzione dove malgrado, o a causa, di un sottosuolo favoloso, il 50 per cento della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà, bocche inutili spinte a scomparire. La mortalità aumenta, il potere non se ne cura. Mikhail Khodorkovsky aveva offerto agli innumerevoli impiegati della Yukos le condizioni di lavoro migliori della Russia. Mal gliene incolse. Per tre motivi il grande imprenditore dava fastidio alla «verticale del potere»:

1. Mikhail Khodorkovsky ha rimesso in causa la verticale mediatica del potere. Le attività umanitarie e la sua fondazione «Russia aperta» lo rendevano popolare.

2. Mikhail Khodorkovsky ha contrastato la verticale politica del potere. Il partito del Cremlino «Nostra Russia» non sopporta oppositori potenti. L' oligarca malpensante ha sostenuto i partiti liberali e democratici.

3. Supremo peccato, Mikhail Khodorkovsky ha perturbato la verticale economica del potere. La «ristrutturazione» secondo i desideri del Cremlino concentra in monopoli i settori redditizi dell' economia. I grandi esempi sono Gazprom per il gas e Rosneft (e forse presto Gazprom?) per il petrolio. La stessa concentrazione avviene nell' aeronautica, nello sfruttamento del nickel e dei metalli rari. Questa riappropriazione è a beneficio della «corporazione Putin», che da sola dirige il Paese politicamente, militarmente ed economicamente.

Un' altra posta in gioco, non delle meno importanti, è la «grande» politica estera. Nel 2005, quando l' Ucraina della Rivoluzione Arancione si libera della sua tutela, la Russia le rivolge una minaccia chiara moltiplicando i prezzi del petrolio o del gas; poi, per festeggiare l' anno nuovo, ostenta la propria onnipotenza e chiude i rubinetti. Lo stesso accade per la Georgia della Rivoluzione delle Rose, sottomessa ai suoi continui capricci e al suo embargo. Quando la Polonia e i Paesi Baltici, membri dell' Unione Europea, si mostrano recalcitranti, la firma del progetto Schröder/Putin sull' oleodotto germano-russo del Baltico viene anticipata: l' oleodotto aggira l' Ucraina riottosa, la Polonia e gli Stati baltici, puniti per la loro indipendenza. I Paesi d' Europa centrale, un tempo sottoposti al «Patto di Varsavia», dipendono per il 90 per cento dai rifornimenti energetici russi ed è quindi facile farli tremare. L' ambizione del Cremlino sarebbe forse di installare una sorta di legge noleggio-prestito al contrario? Durante la Seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti spedivano i loro sussidi in Russia. Oggi, l' obiettivo è di inviare gas verso le coste americane a partire da Murmansk. La Russia si dà i mezzi per ricattare l' Occidente.

Questa «grande» politica esigeva lo smembramento della Yukos. La Compagnia agiva da sola nella corte dei grandi e il suo capo non obbediva agli ordini. Ostacolo in politica interna e mondiale, Yukos è stata smantellata. Capace di bloccare le autorità russe attraverso il gioco di mercato, Khodorkovsky, opponendosi alla predazione delle risorse di petrolio e gas, privava Putin della sua arma antioccidentale numero uno. La sorte di Mikhail Khodorkovsky serve da esempio negativo per gli industriali recalcitranti, come la Cecenia serve da spaventapasseri per il popolo russo. Grozny rasa al suolo è un argomento pedagogico destinato a tutti i cittadini della Federazione: «Ecco cosa accade ai popoli amanti di libertà!». La galera per Mikhail Khodorkovsky è una lezione destinata alle élite: «Piegatevi!». L' omicidio di Anna Politkovskaya serve da consiglio ai giornalisti curiosi. L' avvelenamento atomico di Litvinenko serve a dissuadere gli ex del Kgb di non grande onestà. L' agonia in una prigione dell' avvocato Trepashkine serve da avvertimento ai suoi simili I messaggi sono tutti ugualmente limpidi.

Sentendosi minacciato, Khodorkovsky non è fuggito, ha scelto di difendersi in Russia. Si sottovaluta il personaggio e l' importanza che egli può assumere nel suo Paese. Per capire, bisogna far riferimento a Sakharov. Ricordo l' osservazione di Elena Bonner, sua vedova e mia amica, che commentava un incontro al Cremlino, dove erano invitati attorno a Putin gli oligarchi più potenti: «Quando apparve Khodorkovsky, ho pensato che fosse troppo intelligente e troppo rilassato, coraggioso e incosciente e che l' avrebbe pagata cara».

Khodorkovsky non è certamente un uomo del tutto candido. Neppure Sakharov lo era: patrocinò la bomba H sovietica. Ma, presa coscienza dell' oppressione e della sopraffazione che lo circondavano, protesse i dissidenti e si oppose alla dittatura rossa. Khodorkovsky, fra i più grandi imprenditori, fu disgustato dal ritorno dell' autocrazia. Molti russi mi hanno detto e Anna Politkovskaya in particolare: era ricco e per questo il popolino diffidava di lui. «Ma se vai al bagno penale e non ti pieghi, agli occhi dell' opinione pubblica appari come purificato». La resistenza di Mikhail Khodorkovsky, nella sua solitudine mondiale, lo consacra grande figura di oppositore al fianco di Garry Kasparov e Vladimir Bukovsky.

(traduzione di Daniela Maggioni)