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(27 aprile, 2007) Corriere della Sera

 
 

LO STORICO AMERICANO

 

Pipes: si sente accerchiato, così l' orso russo ci ricatta

     

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE WASHINGTON - Per lo storico Richard Pipes, l' ex sovietologo del presidente Reagan, uno dei massimi esperti di Russia, il discorso di Putin è «l' ennesima conferma del crescente nazionalismo di Mosca e del suo crescente ricorso al soft power nel trattare con l' Europa». Il tono duro di Putin l' ha sorpresa? «No, vedevo maturare una crisi perché i contrasti tra di noi sono aumentati, dai Balcani al Medio Oriente. L' orso russo brontola da tempo nei nostri confronti, a volte svolge una politica inquietante, appoggia Hamas, compie esercitazioni militari congiunte con la Cina. È anche vero però che collabora su problemi cruciali come l' Iran e la Corea del Nord». Secondo lei, il risentimento di Putin sulle basi missilistiche americane in Europa è fondato? «No, ma ha una spiegazione. In Russia è rimasta la mentalità della Guerra Fredda, e Putin è un ex agente del Kgb. Al comunismo è subentrato il nazionalismo, ma il senso di accerchiamento è rimasto lo stesso. Dai sondaggi, la maggioranza dei russi è non solo antiamericana ma anche antioccidentale, diffida di noi. Le nostre mosse allarmano il Paese». Che obiettivi persegue Putin? «La Russia si è sempre considerata e continua a considerarsi una grande potenza. Il presidente vuole che sia trattata come tale, e che se ne riconoscano gli interessi. L' ha rafforzata come Stato e l' ha inquadrata nella comunità internazionale. È attento a non ricorrere alla forza, ma non esita a ricorrere al ricatto». Non le sembra che Putin voglia scavare un solco tra Ue e Usa? «Lo ritengo abbastanza realista da sapere che non ci riuscirebbe, ma è chiaro che in Europa mira ad accrescere l' influenza russa e a ridurre quella americana. La considera una questione di sicurezza nazionale. Ha l' appoggio popolare, l' 85 per cento dei russi chiede ordine, non libertà, dentro e fuori il Paese».

     

Caretto Ennio