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Turchia, attaccato un editore cristiano. Sgozzate tre persone

Redazione – Giornale 18-04-2007

Armato di coltello un uomo ha compiuto una strage nella sede della "Zirve Publishing" che stampa la Bibbia, già minacciata dai Lupi grigi. Un impiegato si è salvato saltando dalla finestra: è grave. Il quarto sgozzato è in fin di vita

Malatya - Tre persone sono morte in un attacco contro la casa editrice "Zirve Publishing" di Malatya, nella Turchia orientale, che pubblica Bibbie e testi cristiani. Lo hanno reso noto fonti della sicurezza. Gli aggressori, ha riferito la Cnn turca, hanno fatto irruzione nell'edificio e tagliato la gola alle loro vittime; un impiegato è riuscito a salvarsi saltando da una finestra. La polizia ha fermato quattro persone.

Sono state "legate, bendate e sgozzate con coltelli" le tre persone rimaste uccise stamane in una casa editrice cristiana di Malatya, mentre un'altra persona creduta morta dopo essere caduta da una finestra è in fin di vita ed un'altra è grave dopo essere stata accoltellata alla gola. Lo ha rivelato il governatore di Malatya, Ibrahim Dasoz. Le vittime, secondo il governatore, sono una persona di origine tedesca, un turco e una di origini imprecisate. Dasoz non ha escluso che si sia trattato "non di un attacco", ma di uno "scontro interno" alla casa editrice, e ha confermato che sono stati fermate quattro persone. "Non escludo lo scontro interno. Potrebbe non essersi trattato di un attacco. Stiamo cercando di capire. Le indagini proseguono" ha affermato il governatore.

Il terribile omicidio ha riportato subito alla mente l'uccisione del giornalista di origine armena Hrant Dink, assassinato il 19 gennaio scorso a Istanbul da ultranazionalisti turchi. Dink era nato proprio a Malatya, in Anatolia, un tempo provincia dell'Armenia. I suoi assassini venivano invece da Trebisonda, dove nel febbraio del 2006 era stato ucciso il missionario italiano don Andrea Santoro, ed avevano frequentato gli stessi ambienti islamici e di estrema destra del giovane omicida del sacerdote.

Il gruppo nazionalista di estrema destra Lupi Grigi aveva già minacciato la casa editrice cristiana. Lo ha reso noto da Malatya la rete televisiva turca Ntv. In seguito alle minacce - ha confermato il sito Internet del giornale Hurriyet - la casa editrice aveva dovuto di recente cambiare nome. Secondo il sito in Internet del giornale Hurriyet contro la casa editrice vi erano state proteste di elementi locali che la accusavano di pubblicare e distribuire la Bibbia.

Russia, ovvero Kgb

di Gabriele Cazzulini - Ragionpolitica 21 dicembre 2006

Democrazia, libero mercato, libertà e legalità. In una parola sola: nulla, se questa filiera della politica è tenuta in mano da un potere fuori dalle regole. E' anche una questione di tempi. Quando l'evoluzione liberaldemocratica è ancora agli stadi primitivi, ed è così corta da finire schiacciata dall'arbitrio, è naturale che la democrazia resti un progetto. E' il caso della Russia, dominata da un'élite che non solo è riuscita a conservare il suo antico potere dopo l'estinzione dell'Urss, ma è anche riuscita ad espanderlo proprio quando sarebbe logicamente impossibile farlo, perché all'interno di un regime democratico.

La Russia di oggi non sta subendo un colpo di Stato, un colpo di mano o un colpo di coda del passato. Sta sperimentando l'attuazione di un disegno che ha emesso i suoi primi vagiti quando Andropov raggiunse l'apoteosi del potere. Non fu però la conquista di un uomo, quanto della struttura che aveva plasmato quell'uomo e un'intera élite di potere: il Kgb. La fonte della fama di Andropov iniziò a sgorgare nel '56 di Budapest, si diffuse nel '68 di Praga per poi dilagare negli apparati sovietici nel 1982. Andropov, direttore del Kgb, diviene anche segretario generale del Pcus. E' la prima volta nella storia dell'Urss. Ma la storia stava correndo incontro al suo drammatico epilogo. Lo stallo a Kabul e l'avvitamento insostenibile dei rapporti con gli Usa, i venti di una crisi economica di enormi proporzioni, che avrebbe spinto la popolazione sul baratro della fame, un tessuto industriale asfittico e una tecnologia obsoleta. Cambiare era l'imperativo. Ma ancor più imperativo era cambiare per sopravvivere, cioè per far sopravvivere il Kgb come struttura portante dell'Urss. Arriva Gorbachev e la crisi esplode. Ma Gorbachev non è la colomba che l'Occidente vuole credere. E' una creatura di Andropov, che ha salito i gradini della gerarchia più potente perché accompagnato ad ogni passo dalla mano del Kgb.

Da Gorbachev a Eltsin le scosse devastano l'edificio comunista, che crolla in un buco nero dal quale non sembra esservi via d'uscita. Ma una porta si apre, anche se invisibile ai più. E' quella da cui rientra in gioco l'oligarchia del Kgb. Dopo l'anarchia del turbocapitalismo e l'overdose democratica dei primi anni Novanta, sopraggiunge l'inversione di marcia. Arriva lenta, col passo felpato. Ma è uno stillicidio che nessuno può fermare. Ad una ad una rotolano giù le teste dei più ferventi democratici, recise dalla scure degli antichi padroni spodestati. Insieme a loro cadono in disgrazia i nuovi ricchi che hanno fatto razzia dei monopoli sovietici alleandosi con i democratici. Al loro posto ritornano gli uomini del Kgb: Primakov, Stepashin e un certo Putin. Non c'è restaurazione, ma riaffermazione. Il Kgb cambia nome diventando Fsb. In due lettere che cambiano è racchiusa un'enorme trasformazione. Due le vie. Anzitutto i finanziamenti, dirottati dal defunto comitato centrale del Pcus. Poi il materiale e i poteri. L'Fsb incamera gli archivi e i dossier dell'Urss, elimina ogni altra agenzia concorrente ed estende oltre ogni limite il raggio del suo intervento. Tutto è intercettato dall'echelon informatica che sorveglia la Russia e che è monopolizzata dall'Fsb. Implosa l'Urss, il suo organo più importante, il Kgb, sopravvive trapiantandosi nel corpo gracile della democrazia. Democrazia? Autocrazia? Entrambe convivono in Russia, anche se la democrazia è sempre più una crosta sotto la quale si muove un potere anti-democratico.

L'egemonia dell'Fsb è un potere sopra ogni altro potere. L'Fsb è una rete di agenti con un addestramento e una formazione culturale di altissimo livello, una dote che li rende adattabili a molteplici contesti, dall'economia alla politica e ai media, dai governi regionali fino alle Ong e persino alla cultura e all'ambiente. E' proprio l'economia il terreno più fertile in cui far attecchire le nuove radici del potere. La fioritura è arrivata presto. Oggi qualunque grande compagnia russa include membri dell'Fsb, perché nessuna grande compagnia è rimasta fuori dal diretto controllo statale. Il Centro per lo studio delle Elites ha analizzato le biografie di 1061 figure di spicco dell'establishment russo. Il risultato è incredibile: il 78% della classe dirigente russa mantiene rapporti con l'Fsb o proviene dal Kgb.

L'icona dello zar, che incarna il potere del carisma personale, va incastonata in questa cornice politica ed organizzativa. Lo stesso vale quando il potere russo viene fatto sgorgare dai rubinetti delle sue risorse naturali. La Russia come proprietà privata di un Putin in abiti da gangster dell'energia (è la copertina dell'Economist) è un'immagine irrealistica, perché sgancia il potere di Putin dal suo sostegno. Il problema della Russia non è Putin, ma l'élite di potere senza la quale neppure Putin può governare.

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