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Sezione: energia - Pagina: 018/019
(18 aprile, 2007) Corriere della Sera
 
 
Voluto dal leader venezuelano, l' incontro rilancia l' autonomia del Continente. Ma non c' è intesa sul biocarburante
 
L' etanolo fa litigare Chávez e Lula
Dissidi con il presidente brasiliano al primo summit energetico del Sudamerica
   
RIO DE JANEIRO - Il Venezuela ha il petrolio, la Bolivia il gas naturale, il Brasile l' etanolo per le automobili. L' idea che il Sudamerica possa un giorno sostituire il Medio Oriente come serbatoio del mondo - e senza spiacevoli effetti collaterali come fanatismo religioso e guerre - piace a molti e non solo da queste parti. Il sogno, però, va portato avanti con moderazione, apertura di idee e buon senso, dice il presidente brasiliano Lula, che ancora una volta si è trovato costretto a contenere l' esuberanza del collega Hugo Chávez. È stato il leader venezuelano a volere fortemente nell' isola Margarita, mar dei Caraibi, l' inedito vertice energetico sudamericano, al quale partecipano personalmente ben dieci dei dodici capi di Stato del continente. Per Chávez, il blocco dovrebbe avere una chiara connotazione geopolitica, attraverso la condivisione delle risorse energetiche tra i vari Paesi, in funzione di autonomia dagli Stati Uniti, contro i trattati di libero commercio e il pensiero dominante in economia. Da qui il pacchetto proposto: una Opec del gas, un gasdotto che attraversi il continente, una banca per finanziare i grandi progetti in contrapposizione al detestato Fondo Monetario. Ma è escluso che la dichiarazione finale, già rinviata per dissidi sul testo, arrivi a rispecchiare tutti i desiderata di Chávez. Soprattutto perché il Brasile non è disposto a gettar via l' asse in gestazione con gli Stati Uniti sull' etanolo. Da quando Bush si è incontrato con Lula a San Paolo, in marzo, l' etanolo, o alcool, è il grande tema. Il Brasile ha una storia di successo da presentare al mondo, avendo già sostituito il 40 per cento della benzina tradizionale con il derivato della canna da zucchero. Gli Stati Uniti sono interessati, ma devono anche difendere i propri produttori, che ricavano il carburante verde dal grano del Midwest e sono protetti dalle importazioni brasiliane grazie ai forti dazi doganali. La posizione americana è piuttosto impopolare. Contro la trasformazione di grano in combustibile non c' è solo Fidel Castro («Il progetto provocherà un genocidio mondiale perché i prezzi dei prodotti alimentari esploderanno», ha scritto di recente il leader cubano in due articoli) e ovviamente Chávez, per nulla interessato a veder diminuire la sete mondiale di petrolio. Anche insospettabili economisti liberali, le cui idee sono state riportate da giornali come New York Times, Economist e Foreign Affairs, hanno detto in sostanza che - se etanolo dev' essere - meglio usare lo zucchero brasiliano. Anche perché la trasformazione del grano costa più energia di quanta ne aiuta a risparmiare. Conscio di non riuscire a fermare l' onda favorevole al Brasile, a Margarita Hugo Chávez ha fatto una mezza marcia indietro. «Non ho niente contro i biocombustibili, anzi stiamo importando etanolo dal Brasile e vogliamo iniziare a produrlo. Quel che è terribile è togliere il grano dalla bocca della gente per darlo in pasto alle automobili», ha specificato. Per il Brasile è ancora poco. Sulle enormi prospettive che si aprono dall' accordo con gli Stati Uniti, soprattutto se un giorno si toglieranno i dazi, Lula è irremovibile e le parole d' ordine «bolivariane» sono aria fritta. L' espansione delle terre coltivate per produrre etanolo e biodiesel, sostengono i brasiliani, crea lavoro e non farà esplodere i prezzi delle materie prime. «Nessuno smette di mangiare perché manca cibo. La gente fa la fame per mancanza di reddito, questo è il punto», ha sintetizzato Marco Aurelio Garcia, il braccio destro di Lula a Margarita. Come di prammatica nei vertici internazionali, i dissidi sono sotterranei e nelle foto ufficiali tutti sorridono. «Non stiamo litigando, è una falsa rappresentazione della stampa», ha detto Chávez. Lula ha mantenuto un profilo bassissimo, senza mai citare la parola etanolo. I due hanno inaugurato insieme un complesso petrolchimico. Ma lo slittamento del comunicato finale, oltre 24 ore di ritardo, è indizio di problemi. Il Brasile non vuole che appaia la dizione «Opec del gas» e non vi intende aderire. Si tratta di una organizzazione in fieri, alla quale hanno già detto sì Venezuela, Bolivia e Argentina. Altro punto di frizione è sul progettato Banco del Sud. Il Brasile non è qui per mangiare un «piatto pronto», preparato da Chávez, hanno detto i negoziatori. Soprattutto se verrà presentato come un' alternativa regionale al Fondo Monetario. Venezuela e Bolivia volevano un accenno critico al tema dei biocombustibili, almeno una frase che sottolinei come la coltivazione dei prodotti vegetali non debba danneggiare i raccolti esistenti o le aree di foresta protetta. Ma dal Brasile è arrivato un altro no. È sufficiente, dicono gli uomini di Lula, un accenno sul problema della fame nel mondo. Secondo gli studi presentati dal governo, le aree già disboscate delle foresta amazzonica, più le distese semiaride del Nordest brasiliano sono di per sé sufficienti a moltiplicare per dieci le attuali coltivazioni di canna da zucchero e quindi la produzione di alcool.
   
Cotroneo Rocco