1

Sezione: politica interna - Pagina: 050

(8 marzo, 2007) Corriere della Sera

 
 

la Nuova Guerra Fredda

 

Putin? Un «Padrino» con gas e petrolio

     

Potete dire ciò che volete del presidente russo Vladimir Putin - sempre cercando di essere cortesi - ma una cosa è certa: grazie a lui il suo Paese ha riacquistato credibilità come grande potenza. Dieci anni fa, la Russia versava in uno stato critico, paragonabile al «Periodo dei Torbidi» seicentesco. Il predecessore di Putin, Boris Eltsin, sembrava la caricatura del terribile zar Boris Godunov, il cui governo costò alla Russia fame e umiliazione. Afflitto da problemi di cuore e dall' alcolismo, Eltsin aveva ottenuto la rielezione nel 1996 solo trasformando la privatizzazione del settore energetico russo in uno squallido imbroglio, barattando giacimenti di gas e petrolio con contributi elettorali. Intanto, il popolo russo subiva il dilagare dell' inflazione e della disoccupazione. Non c' è da stupirsi se negli anni Novanta la posizione geopolitica della Russia appariva sull' orlo del baratro. Quando le ex repubbliche sovietiche e gli alleati del Patto di Varsavia si apprestavano a entrare nella Nato, la superpotenza sembrava davvero - in una battutaccia da Guerra fredda - «l' Alto Volta con i missili». Poi, alla fine del 1999, Putin ha preso il potere. Da allora ha riaffermato con un pugno di ferro il controllo del Cremlino sul settore energetico e dei media. L' economia si è ripresa, come dimostrano il tasso di crescita media del 6,8% e la drastica riduzione dell' inflazione. La conquista più significativa di Putin, tuttavia, è stata quella di ristabilire il peso mondiale della Russia. Mentre il suo predecessore faceva il buffone sullo scenario internazionale, Putin ha preferito fare il duro. Infatti, quando l' ho visto parlare alla Conferenza internazionale sulla sicurezza tenutasi recentemente a Monaco, mi sembrava di trovarmi di fronte a Michael Corleone ne Il Padrino - la personificazione della minaccia velata. Una delegazione americana, che contava tra le sue file il segretario della Difesa Robert Gates e il candidato alla presidenza John McCain, ha sentito Putin lanciare l' ammonimento che un «mondo unipolare» - vale a dire un mondo dominato dagli USA - si rivelerebbe «nocivo non solo per tutti coloro che fanno parte di questo sistema, ma anche per chi lo comanda». «L' uso spropositato della forza da parte dell' America - ha detto Putin - stava precipitando il mondo in un abisso di conflitto permanente». A una parte del pubblico, le lamentele di Putin ricordavano stranamente la Guerra fredda. Mi ha colpito, guardando i partecipanti, notare che il suo pubblico non è esclusivamente americano, ma piuttosto europeo e mediorientale. Come Michael Corleone, Putin aspira a essere un imprenditore. La sua Russia è un impero energetico che vanta più di un quarto delle riserve mondiali di gas naturale, il 17% del carbone e il 6% del petrolio. Per ragioni geografiche, gli Usa non sono tra i suoi principali clienti. Ma i due quinti delle importazioni tedesche di gas naturale provengono dalla Russia e così pure tutti i reattori nucleari iraniani. Quando Putin ha menzionato i costi energetici, era il pubblico tedesco a prendere appunti. E quando ha affrontato la questione della proliferazione nucleare, erano gli iraniani a drizzare le antenne. Il punto chiave è che il potere geopolitico della Russia dipende dal valore delle sue esportazioni energetiche. Come lo storico di Princeton Stephen Kotkin ha sottolineato, la crisi energetica degli anni Settanta ha contribuito all' economia sovietica - mentre tramortiva l' Occidente - inondando di petrodollari il malandato sistema sovietico. Ma quando il prezzo del petrolio è sceso sotto la media di 20 dollari al barile dal 1986 al 1996, ha trascinato con sé anche la potenza russa. Non è una coincidenza che il prezzo del petrolio abbia toccato gli 11 dollari nell' ultimo anno del triste governo di Eltsin. Potete star sicuri che Putin non ha trascurato questa lezione di storia. Le implicazioni politiche dell' attuale caro petrolio meritano di essere attentamente valutate. Il concetto è semplice: la Russia è l' unica grande potenza che ha interesse a mantenere alto il prezzo dell' energia. Pertanto è l' unica grande potenza a non dimostrare alcun interesse per la stabilità del Medio Oriente. È per questo che la Russia rappresenta l' ostacolo maggiore per l' America, nel tentativo di impedire lo sviluppo di armi nucleari da parte dell' Iran. Certo, a Monaco Putin ha dichiarato il proprio impegno per la non proliferazione, ma resta il fatto che sono i russi a costruire il reattore nucleare iraniano di Bushehr e sempre loro si sono aggiudicati l' appalto per la realizzazione di altre sei centrali. A Monaco, Putin avrà anche ribadito il «rischio di una destabilizzazione globale» proveniente dal Medio Oriente, ma in realtà non c' è nulla che gli convenga di più. Perché è la destabilizzazione del Medio Oriente a garantire gli alti prezzi energetici dai quali dipende ormai la potenza russa. E' vero che Putin ha fatto uscire la Russia da una realtà catastrofica, ma se questo fosse l' inizio di nuove catastrofi? © Niall Ferguson Traduzione a cura dello IULM

     

Ferguson Niall