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Una cortina fumogena attorno al caso Litvinenko

di Stefano Magni - 9 dicembre 2006

Le versioni sull'avvelenamento di Litvinenko si stanno moltiplicando. L'ultima è di ieri mattina: la stampa russa inizia a diffondere l'idea che l'ex agente dell'Fsb fosse coinvolto in un traffico di materiale radioattivo, di cui è rimasto egli stesso vittima; la rivista Kommersant porta avanti la tesi che Litvinenko fosse diventato un terrorista islamico, considerando che, in punto di morte, ha rivelato al padre la volontà di essere sepolto secondo il rito musulmano. Prima di queste ultime versioni, la stampa britannica iniziava a diffondere un'altra versione: che Litvinenko stesse ricattando funzionari e imprenditori e fosse dunque vittima di una loro rappresaglia privata.

In Italia, la stampa ha preso un'altra piega e si è concentrata quasi esclusivamente su Mario Scaramella (anch'egli avvelenato, anche se ad oggi non sono ben note le sue reali condizioni) e soprattutto sul suo rapporto sulla Commissione Mitrokhin. Il tono della grande stampa, e soprattutto quello de La Repubblica, non è certo improntato a una riabilitazione del lavoro della Commissione parlamentare, bensì si risolve in un'accusa contro gli «spioni» italiani e le loro «calunnie» contro Prodi. Si dubita della credibilità di Mario Scaramella, si dubita persino del suo avvelenamento e si accusa Paolo Guzzanti di aver dato retta a personaggi non affidabili. Da qui si tende a vanificare tutto il lavoro della Commissione Mitrokhin.

Nelle storie di spie le verità si accavallano ed è difficile riuscire ad orientarsi, anche quando si è direttamente coinvolti. Tuttavia in questa storia particolare vi sono alcuni fatti che dovrebbero essere ricordati e che invece rischiano di essere sepolti sotto una coltre di ipotesi, illazioni, accuse e contro-accuse. Dall'estate scorsa la Russia si è dotata di una legge che legalizza gli omicidi mirati dei suoi nemici. Lo avevano denunciato, il giorno prima del G8 a Pietroburgo, il noto dissidente Vladimir Bukovskij e l'ex colonnello del Kgb Oleg Gordievskij, entrambi residenti in Gran Bretagna: «Quest'estate la Duma ha votato una legge che legalizza gli assassini, da parte dei servizi segreti russi, di terroristi ed estremisti», ha spiegato Bukovskij alla stampa francese. «Ciò significa - ha proseguito - che il Cremlino ha iniziato a eliminare i suoi nemici. Possiamo immaginare che fra questi vi siano gli emigrati ceceni influenti, il cerchio dell'oligarchia Berezovski e qualche persona in Occidente capace di criticare il regime».

L'omicidio di Litvinenko è avvenuto poco dopo l'assassinio di Anna Politkovskaja, la dodicesima giornalista uccisa in Russia dal momento dell'insediamento di Putin al Cremlino. Al momento dell'avvelenamento, Litvinenko stava iniziando a indagare sull'assassinio della giornalista. Prima della morte della Politkovskaja, sia l'uno che l'altra denunciavano apertamente i crimini russi in Cecenia: un'attività rischiosa, considerando che le autorità russe hanno tassativamente vietato ai giornalisti di svolgere inchieste indipendenti in Cecenia e che, in generale, la Russia è un Paese in cui non esiste più alcuna libertà di stampa (è al 147° posto nei rating sulla libertà di espressione). Vladimir Putin, incontrando il ministro degli Esteri D'Alema, ha chiesto di «non politicizzare» la vicenda Litvinenko. È difficile che l'ordine di uccidere sia partito personalmente da Putin e comunque non vi sono prove per affermarlo. Ma è inevitabile constatare che vi sono sicari (ben organizzati e perfettamente equipaggiati) che stanno agendo contro i suoi nemici, convinti di essere coperti e di rimanere impuniti. Putin, come sostiene la storica dell'Unione Sovietica Anne Applebaum, ha comunque una grande responsabilità: quella di essersi circondato di agenti del Kgb, permettendo loro di fare carriera sino ai vertici della gerarchia della nuova Russia.

Tornando all'Italia: si può dire quel che si vuole della Commissione Mitrokhin e della sua attendibilità. Ma la Commissione stessa non è nata per caso, ma è stata richiesta per fare luce su un evento di importanza straordinaria di cui si è parlato in tutta Europa e di cui solo in Italia si evita di parlare: Mitrokhin, un ex agente e archivista del Kgb, nel 1992 ha consegnato al controspionaggio britannico un gran numero di documenti autentici sulle attività del Kgb in tutto il mondo. Mitrokhin ha inoltre spiegato quali fossero le attività delle residenze del Kgb in Europa occidentale e negli Stati Uniti: una serie di compiti di spionaggio e sabotaggio che avevano l'unico scopo di assoggettare le democrazie occidentali all'Unione Sovietica. Già nei primi anni '70, la defezione dell'ufficiale del Kgb a Londra Oleg Ljalin aveva permesso di scoprire i piani allucinanti del servizio segreto sovietico in tutte le capitali europee (Roma compresa) in caso di crisi: pedinare e assassinare i politici più anti-sovietici, compiere omicidi di massa (ad esempio c'erano piani per avvelenare gli acquedotti o per allagare le metropolitane), penetrare nelle basi militari e paralizzarle in attesa dell'offensiva sovietica.

Il dossier Mitrokhin completa il quadro. Rivela che gli agenti sovietici e i loro collaborazionisti occidentali non avevano altri interessi al di fuori di quello militare: i sovietici erano convinti che la guerra con il blocco occidentale fosse inevitabile e avevano pronti i piani per invaderci, piani che stanno gradualmente emergendo nei Paesi che appartenevano al Patto di Varsavia e che ora sono membri della Nato. L'Italia, il Paese con il più grande Partito Comunista di tutto il mondo occidentale, non faceva eccezione. E' indispensabile una commissione che ci faccia sapere come realmente il Kgb stava agendo contro di noi.

E infine c'è un'altra realtà che sfugge: il Kgb ha sempre disinformato. C'era un servizio apposta per la disinformazione: il Servizio A, potenziato sotto Andropov e poi sotto Krjuchkov, l'ultimo direttore del servizio segreto sovietico. La tecnica di disinformazione consisteva non solo nel gettare fango contro i nemici del regime, ma anche nel bombardare gli organi di stampa con notizie e tesi sempre diverse e anche contraddittorie, in modo da generare nell'opinione pubblica un senso di disorientamento, di confusione e infine di stanchezza. E questo è precisamente ciò che sta accadendo in queste due settimane.

Una cortina fumogena attorno al caso Litvinenko

di Stefano Magni - Ragionpolitica 9 dicembre 2006

Le versioni sull'avvelenamento di Litvinenko si stanno moltiplicando. L'ultima è di ieri mattina: la stampa russa inizia a diffondere l'idea che l'ex agente dell'Fsb fosse coinvolto in un traffico di materiale radioattivo, di cui è rimasto egli stesso vittima; la rivista Kommersant porta avanti la tesi che Litvinenko fosse diventato un terrorista islamico, considerando che, in punto di morte, ha rivelato al padre la volontà di essere sepolto secondo il rito musulmano. Prima di queste ultime versioni, la stampa britannica iniziava a diffondere un'altra versione: che Litvinenko stesse ricattando funzionari e imprenditori e fosse dunque vittima di una loro rappresaglia privata.

In Italia, la stampa ha preso un'altra piega e si è concentrata quasi esclusivamente su Mario Scaramella (anch'egli avvelenato, anche se ad oggi non sono ben note le sue reali condizioni) e soprattutto sul suo rapporto sulla Commissione Mitrokhin. Il tono della grande stampa, e soprattutto quello de La Repubblica, non è certo improntato a una riabilitazione del lavoro della Commissione parlamentare, bensì si risolve in un'accusa contro gli «spioni» italiani e le loro «calunnie» contro Prodi. Si dubita della credibilità di Mario Scaramella, si dubita persino del suo avvelenamento e si accusa Paolo Guzzanti di aver dato retta a personaggi non affidabili. Da qui si tende a vanificare tutto il lavoro della Commissione Mitrokhin.

Nelle storie di spie le verità si accavallano ed è difficile riuscire ad orientarsi, anche quando si è direttamente coinvolti. Tuttavia in questa storia particolare vi sono alcuni fatti che dovrebbero essere ricordati e che invece rischiano di essere sepolti sotto una coltre di ipotesi, illazioni, accuse e contro-accuse. Dall'estate scorsa la Russia si è dotata di una legge che legalizza gli omicidi mirati dei suoi nemici. Lo avevano denunciato, il giorno prima del G8 a Pietroburgo, il noto dissidente Vladimir Bukovskij e l'ex colonnello del Kgb Oleg Gordievskij, entrambi residenti in Gran Bretagna: «Quest'estate la Duma ha votato una legge che legalizza gli assassini, da parte dei servizi segreti russi, di terroristi ed estremisti», ha spiegato Bukovskij alla stampa francese. «Ciò significa - ha proseguito - che il Cremlino ha iniziato a eliminare i suoi nemici. Possiamo immaginare che fra questi vi siano gli emigrati ceceni influenti, il cerchio dell'oligarchia Berezovski e qualche persona in Occidente capace di criticare il regime».

L'omicidio di Litvinenko è avvenuto poco dopo l'assassinio di Anna Politkovskaja, la dodicesima giornalista uccisa in Russia dal momento dell'insediamento di Putin al Cremlino. Al momento dell'avvelenamento, Litvinenko stava iniziando a indagare sull'assassinio della giornalista. Prima della morte della Politkovskaja, sia l'uno che l'altra denunciavano apertamente i crimini russi in Cecenia: un'attività rischiosa, considerando che le autorità russe hanno tassativamente vietato ai giornalisti di svolgere inchieste indipendenti in Cecenia e che, in generale, la Russia è un Paese in cui non esiste più alcuna libertà di stampa (è al 147° posto nei rating sulla libertà di espressione). Vladimir Putin, incontrando il ministro degli Esteri D'Alema, ha chiesto di «non politicizzare» la vicenda Litvinenko. È difficile che l'ordine di uccidere sia partito personalmente da Putin e comunque non vi sono prove per affermarlo. Ma è inevitabile constatare che vi sono sicari (ben organizzati e perfettamente equipaggiati) che stanno agendo contro i suoi nemici, convinti di essere coperti e di rimanere impuniti. Putin, come sostiene la storica dell'Unione Sovietica Anne Applebaum, ha comunque una grande responsabilità: quella di essersi circondato di agenti del Kgb, permettendo loro di fare carriera sino ai vertici della gerarchia della nuova Russia.

Tornando all'Italia: si può dire quel che si vuole della Commissione Mitrokhin e della sua attendibilità. Ma la Commissione stessa non è nata per caso, ma è stata richiesta per fare luce su un evento di importanza straordinaria di cui si è parlato in tutta Europa e di cui solo in Italia si evita di parlare: Mitrokhin, un ex agente e archivista del Kgb, nel 1992 ha consegnato al controspionaggio britannico un gran numero di documenti autentici sulle attività del Kgb in tutto il mondo. Mitrokhin ha inoltre spiegato quali fossero le attività delle residenze del Kgb in Europa occidentale e negli Stati Uniti: una serie di compiti di spionaggio e sabotaggio che avevano l'unico scopo di assoggettare le democrazie occidentali all'Unione Sovietica. Già nei primi anni '70, la defezione dell'ufficiale del Kgb a Londra Oleg Ljalin aveva permesso di scoprire i piani allucinanti del servizio segreto sovietico in tutte le capitali europee (Roma compresa) in caso di crisi: pedinare e assassinare i politici più anti-sovietici, compiere omicidi di massa (ad esempio c'erano piani per avvelenare gli acquedotti o per allagare le metropolitane), penetrare nelle basi militari e paralizzarle in attesa dell'offensiva sovietica.

Il dossier Mitrokhin completa il quadro. Rivela che gli agenti sovietici e i loro collaborazionisti occidentali non avevano altri interessi al di fuori di quello militare: i sovietici erano convinti che la guerra con il blocco occidentale fosse inevitabile e avevano pronti i piani per invaderci, piani che stanno gradualmente emergendo nei Paesi che appartenevano al Patto di Varsavia e che ora sono membri della Nato. L'Italia, il Paese con il più grande Partito Comunista di tutto il mondo occidentale, non faceva eccezione. E' indispensabile una commissione che ci faccia sapere come realmente il Kgb stava agendo contro di noi.

E infine c'è un'altra realtà che sfugge: il Kgb ha sempre disinformato. C'era un servizio apposta per la disinformazione: il Servizio A, potenziato sotto Andropov e poi sotto Krjuchkov, l'ultimo direttore del servizio segreto sovietico. La tecnica di disinformazione consisteva non solo nel gettare fango contro i nemici del regime, ma anche nel bombardare gli organi di stampa con notizie e tesi sempre diverse e anche contraddittorie, in modo da generare nell'opinione pubblica un senso di disorientamento, di confusione e infine di stanchezza. E questo è precisamente ciò che sta accadendo in queste due settimane.

Una cortina fumogena attorno al caso Litvinenko

di Stefano Magni - Ragionpolitica 9 dicembre 2006

Le versioni sull'avvelenamento di Litvinenko si stanno moltiplicando. L'ultima è di ieri mattina: la stampa russa inizia a diffondere l'idea che l'ex agente dell'Fsb fosse coinvolto in un traffico di materiale radioattivo, di cui è rimasto egli stesso vittima; la rivista Kommersant porta avanti la tesi che Litvinenko fosse diventato un terrorista islamico, considerando che, in punto di morte, ha rivelato al padre la volontà di essere sepolto secondo il rito musulmano. Prima di queste ultime versioni, la stampa britannica iniziava a diffondere un'altra versione: che Litvinenko stesse ricattando funzionari e imprenditori e fosse dunque vittima di una loro rappresaglia privata.

In Italia, la stampa ha preso un'altra piega e si è concentrata quasi esclusivamente su Mario Scaramella (anch'egli avvelenato, anche se ad oggi non sono ben note le sue reali condizioni) e soprattutto sul suo rapporto sulla Commissione Mitrokhin. Il tono della grande stampa, e soprattutto quello de La Repubblica, non è certo improntato a una riabilitazione del lavoro della Commissione parlamentare, bensì si risolve in un'accusa contro gli «spioni» italiani e le loro «calunnie» contro Prodi. Si dubita della credibilità di Mario Scaramella, si dubita persino del suo avvelenamento e si accusa Paolo Guzzanti di aver dato retta a personaggi non affidabili. Da qui si tende a vanificare tutto il lavoro della Commissione Mitrokhin.

Nelle storie di spie le verità si accavallano ed è difficile riuscire ad orientarsi, anche quando si è direttamente coinvolti. Tuttavia in questa storia particolare vi sono alcuni fatti che dovrebbero essere ricordati e che invece rischiano di essere sepolti sotto una coltre di ipotesi, illazioni, accuse e contro-accuse. Dall'estate scorsa la Russia si è dotata di una legge che legalizza gli omicidi mirati dei suoi nemici. Lo avevano denunciato, il giorno prima del G8 a Pietroburgo, il noto dissidente Vladimir Bukovskij e l'ex colonnello del Kgb Oleg Gordievskij, entrambi residenti in Gran Bretagna: «Quest'estate la Duma ha votato una legge che legalizza gli assassini, da parte dei servizi segreti russi, di terroristi ed estremisti», ha spiegato Bukovskij alla stampa francese. «Ciò significa - ha proseguito - che il Cremlino ha iniziato a eliminare i suoi nemici. Possiamo immaginare che fra questi vi siano gli emigrati ceceni influenti, il cerchio dell'oligarchia Berezovski e qualche persona in Occidente capace di criticare il regime».

L'omicidio di Litvinenko è avvenuto poco dopo l'assassinio di Anna Politkovskaja, la dodicesima giornalista uccisa in Russia dal momento dell'insediamento di Putin al Cremlino. Al momento dell'avvelenamento, Litvinenko stava iniziando a indagare sull'assassinio della giornalista. Prima della morte della Politkovskaja, sia l'uno che l'altra denunciavano apertamente i crimini russi in Cecenia: un'attività rischiosa, considerando che le autorità russe hanno tassativamente vietato ai giornalisti di svolgere inchieste indipendenti in Cecenia e che, in generale, la Russia è un Paese in cui non esiste più alcuna libertà di stampa (è al 147° posto nei rating sulla libertà di espressione). Vladimir Putin, incontrando il ministro degli Esteri D'Alema, ha chiesto di «non politicizzare» la vicenda Litvinenko. È difficile che l'ordine di uccidere sia partito personalmente da Putin e comunque non vi sono prove per affermarlo. Ma è inevitabile constatare che vi sono sicari (ben organizzati e perfettamente equipaggiati) che stanno agendo contro i suoi nemici, convinti di essere coperti e di rimanere impuniti. Putin, come sostiene la storica dell'Unione Sovietica Anne Applebaum, ha comunque una grande responsabilità: quella di essersi circondato di agenti del Kgb, permettendo loro di fare carriera sino ai vertici della gerarchia della nuova Russia.

Tornando all'Italia: si può dire quel che si vuole della Commissione Mitrokhin e della sua attendibilità. Ma la Commissione stessa non è nata per caso, ma è stata richiesta per fare luce su un evento di importanza straordinaria di cui si è parlato in tutta Europa e di cui solo in Italia si evita di parlare: Mitrokhin, un ex agente e archivista del Kgb, nel 1992 ha consegnato al controspionaggio britannico un gran numero di documenti autentici sulle attività del Kgb in tutto il mondo. Mitrokhin ha inoltre spiegato quali fossero le attività delle residenze del Kgb in Europa occidentale e negli Stati Uniti: una serie di compiti di spionaggio e sabotaggio che avevano l'unico scopo di assoggettare le democrazie occidentali all'Unione Sovietica. Già nei primi anni '70, la defezione dell'ufficiale del Kgb a Londra Oleg Ljalin aveva permesso di scoprire i piani allucinanti del servizio segreto sovietico in tutte le capitali europee (Roma compresa) in caso di crisi: pedinare e assassinare i politici più anti-sovietici, compiere omicidi di massa (ad esempio c'erano piani per avvelenare gli acquedotti o per allagare le metropolitane), penetrare nelle basi militari e paralizzarle in attesa dell'offensiva sovietica.

Il dossier Mitrokhin completa il quadro. Rivela che gli agenti sovietici e i loro collaborazionisti occidentali non avevano altri interessi al di fuori di quello militare: i sovietici erano convinti che la guerra con il blocco occidentale fosse inevitabile e avevano pronti i piani per invaderci, piani che stanno gradualmente emergendo nei Paesi che appartenevano al Patto di Varsavia e che ora sono membri della Nato. L'Italia, il Paese con il più grande Partito Comunista di tutto il mondo occidentale, non faceva eccezione. E' indispensabile una commissione che ci faccia sapere come realmente il Kgb stava agendo contro di noi.

E infine c'è un'altra realtà che sfugge: il Kgb ha sempre disinformato. C'era un servizio apposta per la disinformazione: il Servizio A, potenziato sotto Andropov e poi sotto Krjuchkov, l'ultimo direttore del servizio segreto sovietico. La tecnica di disinformazione consisteva non solo nel gettare fango contro i nemici del regime, ma anche nel bombardare gli organi di stampa con notizie e tesi sempre diverse e anche contraddittorie, in modo da generare nell'opinione pubblica un senso di disorientamento, di confusione e infine di stanchezza. E questo è precisamente ciò che sta accadendo in queste due settimane.

 

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