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La Carita' illegale

Il caso Brescia

Gaspare Barbiellini Amidei - Corriere della Sera 22 agosto, 2006

Davvero il cattolicesimo bresciano, fiore all' occhiello del liberalismo europeo, può avere smarrito consapevolezza dell' improponibilità di gesti caritativi fuori dalla legalità? Non parrebbe credibile, in questa terra pacata, la confusione fra amore per gli immigrati irregolari e una pasticciata arrendevolezza alla violazione delle leggi. Segue da pagina 001. Eppure Emanuele Severino, cittadino illustre e filosofo importante, ha dichiarato senza incertezze, dopo i delitti del padre pachistano e del giovane sacrestano cingalese: «Trovo incomprensibili certi atteggiamenti caritativi della Chiesa bresciana verso gli stranieri. Encomiabili, ma forse non si rendono conto delle conseguenze». Strano: conosco bene Severino, questo pensatore ha lavorato molto sulle nostre pagine quando ero nella direzione del Corriere della Sera, non è uomo che cede all' emotività. Qualcosa forse non funziona nel rapporto fra accoglienza, solidarietà cristiana e metabolismo della città, se uno scrittore di spessore internazionale confessa tanto allarme («A Brescia io da anni non esco più dopo le otto di sera, non lo fa nessuno»). Al di là del territorio e delle precisazioni che ha voluto fare la Curia di Brescia, una sensazione è diffusa: non sempre c' è in Italia sufficiente equilibrio fra slancio caritativo e rigorosa consapevolezza della legge. E' compito arduo di volontari, di uomini dei movimenti ecclesiali e di parroci realizzare con lealtà verso lo Stato opere di bene a favore degli immigrati. La generosità non esime dal rispetto di tutte le leggi, ancor più quando si appartiene alla gerarchia di un' istituzione religiosa che si muove dentro un Concordato, che ha la sua ragione di essere nella parola data fra Repubblica e Chiesa. Come negli anni di piombo non prevalse fra i cattolici alcuna debolezza nei confronti dell' eversione interna e non passò fra i credenti lo slogan «Né con lo Stato né con le Brigate Rosse», così in nessuna persona generosa sarebbe oggi scusabile, in nome della carità cristiana per gli stranieri, la condiscendenza a situazioni di illegalità. Dove le norme sono inadeguate, magari nei fatti ingiuste e crudeli, uomini di Chiesa e laicato cattolico possono, anzi devono politicamente premere per cambiarle, ma non è lecito operare come se non esistessero. Talvolta si ha la sensazione che a taluno manchi la percezione dell' importanza che proprio dall' interno della carità religiosa venga un' indicazione del valore pedagogico della legalità. Tanto più nel contatto con altre religioni, come quella islamica. La religione cristiana ha infatti un fondatore che dette lezione modernissima degli ambiti delle leggi di Dio e di quelle del tempo presente. Lungo questa linea, che è di frontiera e non di contrapposizione, si è mosso nel Novecento il cattolicesimo democratico. Proprio Brescia ebbe un intellettuale, Giovan Battista Montini, futuro Papa Paolo VI, quale traduttore e divulgatore in Italia di Jacques Maritain, il maggior teorico di una condotta religiosa capace di attuare il massimo di carità e il massimo di legalità.

 

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