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Gli Stati Uniti, punto di riferimento per chi cerca la libertà religiosa

Afferma l’Arcivescovo John P. Foley nel Giorno del Ringraziamento

 

ROMA, giovedì, 24 novembre 2005 (ZENIT.org).- In occasione del Giorno del Ringraziamento, festa tipicamente americana che si celebra il quarto giovedì di novembre, l’Arcivescovo John P. Foley ha sottolineato come gli Stati Uniti siano stati e continuino ad essere un punto di riferimento per chi cerca la libertà, soprattutto quella religiosa.

Nell’omelia della Messa svoltasi per l’occasione nella chiesa di Santa Susanna a Roma, il Presidente del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali ha ricordato di essere nipote di immigrati giunti nel XIX secolo a Philadelphia dall’Irlanda, dal Galles, dall’Inghilterra e dalla Germania.

“Erano uomini e donne eroici che hanno visto negli Stati Uniti d’America una possibilità economica, la libertà di praticare la loro amata fede e una chance di forgiare il proprio destino a livello politico e sociale”, ha affermato.

“Sono venuti in un luogo di promessa e di pace”, ha proseguito monsignor Foley, sottolineando che “ciò che essi hanno fatto più di cent’anni fa viene fatto ancora oggi”.

Nel giorno in cui la Chiesa commemora i martiri vietnamiti, il Presidente del Pontificio Consiglio ha osservato che, indipendentemente da ciò che si può pensare del coinvolgimento bellico americano nel Paese asiatico, “centinaia di migliaia di Vietnamiti, molti dei quali cattolici, hanno cercato la libertà negli Stati Uniti e sono oggi tra i cattolici più forti della nostra Nazione”.

“Per i Vietnamiti – ha constatato – gli Stati Uniti significavano libertà, soprattutto libertà religiosa”.

Non è noto a molti, ha aggiunto, che “una delle più grandi comunità di cattolici iracheni si trova a Detroit”. “Non importa ciò che i terroristi possono cercare di fare, gli Iracheni che cercano libertà e opportunità, soprattutto libertà religiosa, pensano in primo luogo agli Stati Uniti”, ha aggiunto.

Gli USA, ha spiegato Foley, “sono stati un rifugio per milioni di persone, e nessuna Nazione ha aiutato più generosamente a ricostruire la patria dei suoi ex nemici, inclusa questa grande Nazione che è l’Italia, dopo la Seconda Guerra Mondiale”.

“Nessuna Nazione è stata più generosa nell’aiutare le vittime di disastri naturali non solo entro i nostri confini, ma in tutto il mondo”, ha continuato.

A testimonianza della natura cosmopolita della federazione statunitense, Foley ha ricordato che nelle comunità di Los Angeles e di Brooklyn, “i due principali porti di arrivo per quanti entrano negli Stati Uniti”, la Messa viene celebrata ogni domenica in più di quaranta lingue.

“Gli Stati Uniti sono stati chiamati il grande ‘crogiolo’ – e in un certo senso lo sono, ma sono anche un mosaico, molti colori e molte culture in una splendida espressione di unità nella diversità – ‘e pluribus, unum”, ha concluso.

L’origine di questa festa, che all’inizio aveva una forte connotazione religiosa, è legata alla storia dei 102 Padri Pellegrini, perseguitati come eretici dalla Chiesa anglicana, che a bordo del veliero Mayflower (Fiore di Maggio), sbarcarono sulla costa nord-orientale degli attuali Stati Uniti, in quello che ora è lo Stato del Massachussetts, nel dicembre del 1620.

Scampati al primo rigidissimo inverno, che aveva ucciso molti di loro, i Pellegrini decisero di festeggiare l’abbondante raccolto per tre giorni di seguito insieme agli indiani, da cui aveva appreso a coltivare e cacciare, in modo da rendere grazie alla Provvidenza.

Nel 1795, George Washington stabilì che il Giorno del Ringraziamento diventasse festa nazionale in tutti gli Stati Uniti. Nel 1863, dopo la lunga e sanguinosa guerra civile, Abraham Lincoln chiese agli americani di riunirsi l'ultimo giovedì di novembre e rendere grazie: per la prima volta la festa fu celebrata a livello nazionale. Nel 1939, infine, Franklin Delano Roosevelt stabilì che il Giorno del Ringraziamento fosse spostato al quarto giovedì di novembre.

 

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