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Colombo, il Templare dei mari

CONTROSTORIA. Un'inedita ricostruzione " indiziaria " della Scoperta getta nuova luce sul navigatore. Le caravelle con la croce del Tempio

Cesare Medail - Corriere della Sera 17 novembre 1995

"Qualsiasi storico competente vi direbbe che ogni paranoico, quando non sa più cosa dire, o e' impazzito, tira fuori i Templari, tanto più dopo aver letto Il pendolo di Foucault di Umberto Eco", scrive il matematico Umberto Bartocci, ordinario di Geometria all'Università di Perugia. Eppure, non esita a intitolare America, una rotta templare: sentieri segreti della storia (Edizioni della Lisca, pagine 180, lire 22 mila) un saggio sulla questione colombiana, sui misteri cioe' che avvolgono personalità e imprese di Cristoforo Colombo.

Appassionato di storia del sapere, Bartocci non arriva a sostenere che il "gran genovese" fosse un templare: l'Ordine fu sterminato, infatti, un secolo e mezzo prima che lui nascesse (1451) ad opera di Filippo il Bello con la benedizione di papa Clemente V. Il matematico, tuttavia, afferma che il progetto della Scoperta maturò proprio fra gli eredi dei Templari con il supporto di ambienti ebraici e finanziari; nacque, insomma, da élites segrete che agivano nell'ombra poiche' la loro visione del mondo contrastava le concezioni religiose dominanti. E Colombo non sarebbe stato un autodidatta armato di buone intuizioni, giunto quasi per caso a pilotare lo storia al giro di boa fra Medioevo ed Età moderna, ma fu vicino, o addirittura membro, di quelle cerchie. Retroscena e coincidenze A sostegno Bartocci non reca prove, non esibisce carte ritrovate chissà dove ma collega notizie e documenti, coincidenze e analogie, costruendo "una storia indiziaria" ben più convincente di quella ufficiale, stando all'introduzione dello storico e politologo Giorgio Galli: vista la complessità degli eventi, insomma, un pò di dietrologia non guasterebbe, anche agli storici.

Ma torniamo ai Templari: e' opinione corrente che, dopo lo sterminio (1314), si fosse persa ogni loro traccia fino alla nascita del cosiddetto "mito templare", fra '600 e '700, quando svariate società segrete (massoneria in testa) rivendicarono confuse discendenze dall'Ordine. Ma in Portogallo fu diverso: qui i Templari scamparono ai roghi grazie all'illuminato sovrano Dionigi (posto dallo stesso Dante fra i beati del "Paradiso"), che li "riciclò " ribattezzandoli Cavalieri di Cristo. Così , in una nazione fondata da quegli stessi cavalieri al tempo delle guerre contro i Saraceni, essi salvarono vita e ricchezze (avevano inventato i moderni assegni bancari) ma soprattutto portarono in dotazione al Portogallo un patrimonio di conoscenze (astronomiche, matematiche, geografiche) maturate in Oriente frequentando mori ed ebrei. Sarà proprio un Gran Maestro dei Cavalieri di Cristo (ex Templari), Enrico II detto il Navigatore, a fondare (1416) il Centro di cultura nautica di Sagres, culla delle imprese lusitane sugli oceani: fra i membri, in assoluto clima di tolleranza religiosa, scienziati arabi ed ebrei, esploratori come Bartolomeo Diaz e Vasco de Gama. E anche un Bartolomeo Perestrello, consigliere di Enrico II e padre della prima moglie di Cristoforo.

È dunque nel "periodo portoghese" di Colombo (1476-1484) che matura la Scoperta: in quegli anni, infatti, navigò per conto del Centro di Sagres fino in Islanda, alle Azzorre, in Guinea. Ne' deve stupire che gli ex Templari, nella loro visione antidogmatica e universalistica della conoscenza, cercassero nuove rotte che avrebbero demolito la visione sacra del mondo su cui la Chiesa romana fondava la sua autorità e dottrina: una sorta di vendetta per gli antichi roghi. Secondo Bartocci e lo stesso Simon Wiesenthal (il cacciatore di nazisti per il quale il navigatore era israelita), il reticolo segreto dietro la Scoperta coinvolse la finanza ebraica, la potenza bancaria dei Medici, persino il papa Innocenzo VIII, il cui nome ebraico Aharon Cybo sarebbe stato dissimulato in Ariano. Ma l'intreccio getta luce soprattutto sui controversi natali di Cristoforo che sarebbe stato figlio naturale di un nobile piacentino e dell'ebrea Susanna, poi sposata a Domenico Colombo. Lo conferma Lorenzo Gambara nel poema in latino del 1581 su "Colombo", "che ha preso origine dai Pallastrelli di Piacenza". Nella cerchia di Sagres Cristoforo, insomma, si sarebbe trasferito a Lisbona da parenti (il nome dei quali era cambiato in Perestrello, come il futuro suocero e Cavaliere di Cristo) e lì non avrebbe avuto difficoltà a inserirsi nella cerchia templare di Sagres. Non a caso lasciò il Portogallo proprio nel 1484 allo scoppiare di una crisi tra Cavalieri di Cristo e re Giovanni II che aveva fatto uccidere don Diego, governatore dell'Ordine.

Riparato in Spagna, Colombo trovò l'appoggio di persone legate all'ambiente finanziario, ebraico e templare: in particolare lo aiutarono Giannetto Berardi, il banchiere mediceo che avrebbe finanziato le spedizioni, ed ecclesiastici legati a Innocenzo VIII. Seguire ancora il matematico detective Umberto Bartocci nella sua indagine colombiana ci porterebbe lontano: vale la pena ricordare che, di ritorno dal primo viaggio, il navigatore (adducendo problemi meteorologici) approdò proprio a Lisbona, dai Cavalieri di Cristo, anziche' dalla regina Isabella; inoltre, anche se il nuovo papa Alessandro VI ne fece un campione della cristianità, le idee di Colombo erano ben altre come testimonia la sua sigla XMY (Cristiani, Mori, Giudei) oppure il passo in cui afferma che "lo Spirito Santo opera in cristiani, giudei, mori e altri di ogni possibile setta", una "religio universalis" eretica per i tempi. Come se non bastasse, le stesse vele delle caravelle erano segnate dalla croce templare. Se tre indizi fanno una prova, Bartocci avrebbe costruito un teorema. Ma l'autore non offre verità in scatola; invita semmai a percorrere un labirinto di spiazzanti coincidenze. Il filo d'Arianna e' quello di un sapere antidogmatico che parte dalle intuizioni del francescano maiorchino Raimondo Lullo che già nel Trecento aveva concepito l'idea di una terra tra l'Atlantico e l'Asia (i Templari di Sagres lo sapevano bene; se davvero avesse pensato ai reami del Cipango, Colombo non avrebbe chiesto governatorati prima di partire, ne' portato con se' perline da distribuire ai selvaggi) e porta a Nicola Cusano, Galileo, Copernico.

L'avventura di Colombo, insomma, fu la partita decisiva giocata contro il sistema medievale, rigido e compatto, da alcune élites depositarie di antichi e nuovi saperi, nel solco dell'utopia mondialista (governo universale, tolleranza religiosa, circolazione del denaro, libero scambio) vagheggiata dalla sinarchia templare. Partita che, sotto altre spoglie, sarebbe continuata fino ai nostri giorni: da un lato il mondialismo ("giudaico, plutocratico, massonico", come si diceva e qualcuno dice ancora), dall'altro i nazionalismi e gli integralismi nazifascisti, panslavisti, islamici eccetera. Ma questa, indiziaria o dietrologica che sia, e' davvero un'altra Storia.

 

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