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III

IL PROGRAMMA MONDIALISTA

 

Abbiamo già visto sopra che il primo passo nella rivoluzione dei mondialisti è l'elevazione della borghesia a classe dominante, la conquista della democrazia liberale e dello Stato di diritto.

Il mondialismo userà il suo potere politico per strappare progressivamente agli integralisti e ai nazionalisti tutti i loro strumenti di dominio sulle menti e sui cuori degli uomini e delle donne, per instaurare lo Stato di diritto e il libero mercato, e per aumentare così la prosperità generale e sollevare le condizioni dei miseri.

Ciò non potrà accadere solo ricorrendo ai tradizionali interventi umanitari e alla riduzione del debito dei paesi sottosviluppati, ma necessariamente anche mediante l’uso meditato, flessibile e strategico della diplomazia, dei blocchi economici (embargos) e della forza militare, insomma attraverso misure che appaiono insufficienti e inconsistenti se prese isolatamente, ma che interagendo fra loro si spingono oltre i propri limiti e sono inevitabili strumenti di trasformazione dell'intero assetto dei rapporti internazionali.

Queste misure saranno naturalmente differenti da paese a paese.

Per i prossimi cento anni potranno comunque essere molto generalmente prese le misure seguenti:

Acquisizione da parte del popolo degli Stati Uniti d’America della coscienza di sé e della propria missione emancipatrice a livello mondiale, e della necessità di pagare il costo in vite umane e sicurezza che ciò comporterà fino alla realizzazione della propria vocazione imperiale.

Denuncia della miseria spirituale e dell’ipocrisia in cui versa l’Organizzazione delle Nazioni Unite, vetrina e palcoscenico di tiranni e dittatori, e suo progressivo svuotamento ed esautorazione.

Creazione di una Unione Oceanica delle Democrazie guidata dagli Stati Uniti d’America, che comprenda il Canada, il Regno Unito e i paesi più civilizzati e democratici del Commonwealth (Australia e Nuova Zelanda, Sudafrica, Giamaica.

Allargamento progressivo di questa Unione ai membri della «coalizione dei volenterosi» che ha sconfitto Saddam Hussein: la Polonia e gli altri paesi della nuova Europa desiderosi di affrancarsi dalla tutela dell’orso russo, le Repubbliche baltiche, la Georgia, l’Ucraina, l’Armenia, il Kirghizistan e le altre repubbliche dell’Asia centrale. Creazione in tutti questi paesi, come pure in Iraq e Afghanistan, di basi militari permanenti, che favoriscano la penetrazione americana nel Medio Oriente e nell’Asia centrale e assicurino, in prospettiva, il controllo strategico dell’Eurasia.

Pressione diplomatica e commerciale sull’Unione Europea per impedire la sua trasformazione in un “grande spazio” politico anti-americano.

Sostegno economico, diplomatico e militare a tutti gli intellettuali e i movimenti progressisti dei paesi sottoposti a tirannie e dittature, concessione della cittadinanza americana agli emigrati e ribelli.

Impegno degli Stati Uniti d’America, alla testa dell’Unione Oceanica, nella guerra ideologica, mediatica, economica e militare contro gli imperi della Terra di Mezzo. Obiettivi: secolarizzare l’Islam, democratizzare la Cina, occidentalizzare la Russia, americanizzare l’Europa.

Espropriazione del potere politico dalle mani dei vertici religiosi integralisti, dei mullah e degli ayatollah, dei burocrati e dei militari, e suo conferimento a governi laici, responsabili davanti al popolo.

Educazione gratuita di tutti i bambini secondo le libere scelte dei genitori. Abolizione del lavoro dei bambini e del loro impiego nelle guerre e guerriglie.

Uso capillare dei mezzi di comunicazione, in particolare Internet, per l’insegnamento dei princìpi e valori del mondialismo: uguale dignità di tutti gli individui umani dal concepimento alla morte naturale; uguale diritto alla vita, alla libertà e alla ricerca della felicità; separazione fra religione e politica; appartenenza di tutti gli uomini e le donne all’unica specie umana.

Adozione di misure pedagogico-simboliche e di programmi di educazione scolastica che favoriscano il progressivo superamento delle diffidenze fra gli appartenenti a diverse etnie. Particolare enfasi andrà conferita ai matrimoni misti.

Sostituzione di tutte le valute nazionali con una sola moneta mondiale (la quasi perfetta parità fra Euro e Dollaro faciliterà tale compito).

Graduale abbattimento delle barriere doganali, tariffarie, al libero movimento di merci, capitali e uomini, fino alla depoliticizzazione degli Stati nazionali e alla loro trasformazione in entità puramente amministrative di un Impero mondiale.

Una volta sparite, nel corso di questa evoluzione, le differenze di origine, e una volta concentrato tutto il potere nelle mani della classe universale, il luogo di nascita perderà il suo carattere politico. Il luogo di nascita in senso proprio è lo strumento organizzato di una etnia per soggiogarne un'altra. Quando gli Stati Uniti d’America prenderanno coscienza della loro missione nella lotta contro la tirannide, erigendosi a Stato egemone in seguito a una rivoluzione, e abolendo con la forza, in quanto Stato egemone, i vecchi rapporti di discriminazione fra “dentro” e “fuori”,  insieme a quei rapporti di discriminazione essi aboliranno anche le condizioni di esistenza della contrapposizione fra etnie, delle etnie in genere, e così anche il dominio del popolo statunitense in quanto etnia privilegiata sulle altre.

Al posto della vecchia umanità chiusa con le sue etnie e le sue contrapposizioni fra etnie, subentrerà una società aperta in cui il libero sviluppo di ciascuno sarà condizione del libero sviluppo di tutti.

I mondialisti sprezzano l'idea di nascondere le proprie opinioni e intenzioni. Essi dichiarano apertamente di poter raggiungere i loro obiettivi solo con il rovesciamento e l’apertura di ogni ordinamento chiuso e settario finora esistente. I mullah e gli ayatollah, il re di Francia e lo zar di Russia, i mandarini cinesi e gli sceicchi arabi tremino al pensiero di una rivoluzione mondialista. Gli esiliati, gli apolidi, i reietti, i poveri non hanno da perdervi altro che le proprie catene. E hanno un mondo da conquistare.

Mondialisti di tutti i paesi, unitevi!

 

 

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