una "bufala" che dice la verità

 

 

(23/4/2010) A volte in questa nostra società afflitta dal cancro del politically correct - la tendenza scettica e relativistica ad autocensurarsi per timore di offendere tutte le culture "altre" - la verità può emergere da una notizia apparentemente falsa. Nelle ultime settimane ha destato grande risalto un discorso che sarebbe stato pronunciato nel 2005 dall'allora primo ministro australiano John Howard in merito alla necessità per gli immigrati musulmani in quel Paese di adattarsi alle tradizioni locali anziché pretendere di imporre la sharia. Il testo del discorso, che circola su molti siti e forum Internet ed è stato anche citato con favore dal sindaco leghista del comune italiano di Adro durante la trasmissione "Annozero" su Rai Due la sera del 22 aprile, è il seguente:

 

“GLI IMMIGRATI NON AUSTRALIANI DEVONO ADATTARSI! Prendere o lasciare, sono stanco che questa nazione debba preoccuparsi di sapere se offendiamo alcuni individui o la loro cultura. La nostra cultura si è sviluppata attraverso lotte, vittorie, conquiste portate avanti da milioni di uomini e donne che hanno ricercato la libertà.
La nostra lingua ufficiale è l’INGLESE, non lo spagnolo, il libanese, l’arabo, il cinese, il giapponese, o qualsiasi altra lingua. Di conseguenza, se desiderate far parte della nostra società, imparatene la lingua!

La maggior parte degli Australiani crede in Dio. Non si tratta di obbligo di cristianesimo, d’influenza della destra o di pressione politica, ma è un fatto, perché degli uomini e delle donne hanno fondato questa nazione su dei principi cristiani e questo è ufficialmente insegnato. E’ quindi appropriato che questo si veda sui muri delle nostre scuole. Se Dio vi offende, vi suggerisco allora di prendere in considerazione un’altre parte del mondo come vostro paese di accoglienza, perché Dio fa parte delle nostra cultura.

Noi accetteremo le vostre credenze senza fare domande. Tutto ciò che vi domandiamo è di accettare le nostre, e di vivere in armonia pacificamente con noi.

Questo è il NOSTRO PAESE; la NOSTRA TERRA e il NOSTRO STILE DI VITA. E vi offriamo la possibilità di approfittare di tutto questo. Ma se non fate altro che lamentarvi, prendervela con la nostra bandiera, il nostro impegno, le nostre credenze cristiane o il nostro stile di vita, allora vi incoraggio fortemente ad approfittare di un’altra grande libertà australiana: IL DIRITTO AD ANDARVENE. Se non siete felici qui, allora PARTITE. Non vi abbiamo forzati a venire qui, siete voi che avete chiesto di essere qui. Allora rispettate il paese che VI ha accettati.”

 

In verità, come comunicato dall'ambasciata australiana in Italia, l'ex-primo ministro John Howard non ha mai pronunciato questo discorso: il testo proviene da un articolo pubblicato in un giornale locale americano, il Bartow Trader, e scritto da un veterano dell'aviazione militare di nome Barry Loudermilk nei giorni successivi agli attentati dell'11 settembre 2001 alle Torri Gemelle a New York e al Pentagono a Washington. La versione australiana ripercorre il testo di Loudermilk quasi parola per parola, cambiando soltanto i riferimenti agli Stati Uniti per adattarli all'Australia.

Apparentemente, dunque, si potrebbe liquidare la questione come una "bufala", e certo questa sarebbe la via più comoda per i saputelli del politicamente corretto che si stracciano le vesti ogniqualvolta sentono parlare di «violenza intrinseca nel Corano» o di legami non accidentali ma teologici tra Islam e terrorismo, oppure quando qualche testa un po' più saggia delle loro fa sommessamente notare che tutti i più efferati massacri terroristici degli ultimi dieci anni, da quello dell'11 settembre alle stragi di Casablanca e Bali, dalle bombe di Madrid e Londra alla mattanza del maggiore Nidal Hasan in una caserma americana di pochi mesi fa, sono stati compiuti da uomini e donne fanatizzati, accecati, trasformati in belve dalla loro fede nel falso dio Allah e nel falso profeta Maometto. In realtà, come abbiamo detto all'inizio, ci troviamo qui davanti ad affermazioni che, a prescindere dal loro autore (e l'opinione di un veterano statunitense, di un uomo che ha combattuto per difendere la libertà del proprio Paese e di tutto l'Occidente, non sarebbe comunque da sottovalutare), si rivelano di un elementare buon senso.

È semplicemente logico e sensato che quanti abbandonano la propria terra d'origine per stabilirsi in un altro Paese si sforzino sinceramente di apprendere e interiorizzare le leggi, i costumi e le tradizioni di coloro che li ospitano. Così si sono comportati e si comportano gli immigrati di etnia italiana, tedesca, polacca, ebraica, russa, asiatica e latinoamericana che da secoli cercano e trovano una vita migliore negli Stati Uniti d'America. Dovrebbero forse essere i cittadini australiani o italiani a cambiare le proprie leggi, le proprie istituzioni, i propri costumi e le proprie tradizioni etico-religiose per adattarsi a quelle degli immigrati? Soltanto il filoislamismo antioccidentale e anticristiano dei terzomondisti sinistroidi può far gridare allo scandalo davanti alle proposte di legge, avanzate in questi mesi in Italia, Francia, Belgio ecc., tese a vietare l'uso del velo integrale - burqa o niqab che sia - da parte delle donne musulmane; a parte il fatto che già molte volte, in paesi come l'Afghanistan e il Pakistan, sotto il velo si sono nascosti terroristi di sesso maschile per compiere attentati, se la legge italiana o francese proibisce di girare in pubblico col volto mascherato da un casco, perché si dovrebbe fare eccezione per chi gira mascherato da un velo? Solo perché il velo islamico è imposto dal Corano? In Gran Bretagna hanno iniziato accettando il velo delle donne e il turbante degli uomini, poi hanno messo in funzione già da anni tribunali islamici che applicano la sharia nelle questioni di famiglia e di eredità fra musulmani, penalizzando le donne che secondo il Corano devono obbedienza assoluta a padri, fratelli e mariti e hanno diritto a una quota di eredità dimezzata rispetto agli uomini; di questo passo quanto ci vorrà perché qualche imam pretenda anche di applicare il taglio della mano per i ladri e la lapidazione per le adultere, e infine la pena di morte per chi non crede nell'Islam?

In conclusione questo discorso "finto" ma pieno di saggezza e di verità è un segnale di allarme lanciato all'Occidente indebolito dal relativismo e dall'odio verso le proprie radici ebraico-cristiane, affinché ritrovi la fiducia nella propria superiorità morale e spirituale e il coraggio di combattere contro la barbarie che purtroppo alligna nell'Islam e nelle altre culture, per imporre gradualmente ma decisamente i princìpi della uguaglianza fra uomo e donna e della dignità di ogni essere umano creato a immagine di Dio. Sono i princìpi che ne hanno fatto la più grande civiltà della storia, quella destinata a unificare il genere umano in un solo Impero mondiale, a far cessare guerre, tirannie e persecuzioni e a inaugurare una nuova era di pace, libertà, prosperità e giustizia per tutti.

 

annuit coeptis

 

 

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