un sogno per domani, un sogno di pace

 

 

(8/5/2009) Fino ad oggi, per una precisa scelta redazionale, questo sito non aveva mai pubblicato messaggi privati ricevuti da simpatizzanti del Partito Mondialista o da semplici navigatori della Rete. Compiamo oggi una felice eccezione perché colpiti dalla spontaneità, dalla freschezza, dall'amore per la vita e dall'anelito di pace che traspare dalla lettera di questo giovane internauta italiano. In questi tempi di ferro e di fuoco, ci sembra di buon auspicio.

Pubblichiamo la lettera così come ci è pervenuta, omettendo soltanto, per giusti motivi di riservatezza, i riferimenti all'identità e alla residenza dello scrivente. In fondo al testo abbiamo posto una nota redazionale che può forse aiutare chi legge a comprendere alcuni passi del seguente scritto.

 

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Salute a voi, membri del Partito Mondialista... Alcuni mesi fa, seguendo un link che avevo trovato su una pagina web, ho scoperto il vostro sito e ho letto il Manifesto del Partito Mondialista. All'inizio, lo ammetto, ero piuttosto scettico nei confronti della vostra proposta politica: la creazione di un Impero mondiale abbracciante tutti i popoli della Terra, la fine dei nazionalismi e delle guerre, mi sembravano utopie destinate ad avverarsi, come minimo, tra mille anni. Ho deciso di scrivervi questa lettera dopo che, nella notte del 27 gennaio scorso, ho fatto un sogno strano e affascinante. Faccio presente di non essere ebreo, di non sapere cosa sia un buco nero, e di non esser mai stato in Inghilterra né tantomeno in Israele; e tuttavia la percezione di luoghi e situazioni che ho avuto nel sonno è assolutamente vivida e netta. Per questo motivo, dopo aver riflettuto a lungo, mi sono convinto di aver vissuto un'esperienza al di fuori della realtà ordinaria; di aver avuto una di quelle visioni che si dice capitino a ciascuno di noi una volta nella vita, e che illuminano l'esistenza facendo intravvedere un frammento di quell'Assoluto che governa il mondo. Per questo ho deciso di scrivere il sogno per esteso e di farvelo conoscere, nella speranza che pubblichiate la mia lettera (anche se non lo avete mai fatto per altri sinora) e che essa possa essere un segno di speranza per tanti giovani che, come me, si affacciano ora sulla scena del mondo e potranno un giorno, se lo vorranno, renderlo buono e pulito.

 

Nel sogno sono David ben Gurion, un giovane ebreo di 21 anni che vive in un villaggio nell’Inghilterra meridionale, presso le bianche scogliere di Dover. Io e il mio amico Elijah simpatizziamo per il movimento sionista, che vuole ricostituire in Palestina lo Stato di Israele. Siamo nel 1915; io e Elijah rifiutiamo la coscrizione obbligatoria e fuggiamo per le campagne tentando di raggiungere il porto di Dover, per imbarcarci clandestinamente su una nave diretta in Palestina. Durante la fuga, per far perdere le nostre tracce, entriamo nella vastissima tenuta dei conti di Glastonbury.

Intanto l’ufficiale incaricato di catturare, vivi o morti, i renitenti alla leva arriva nel villaggio, si installa nella locale stazione di polizia e si informa da un funzionario dell’ufficio sui luoghi in cui i fuggiaschi (cioè noi due) potrebbero essersi diretti per sfuggire alla sua ricerca. Il funzionario gli mostra una mappa della regione e lo informa che «da quella parte c’è la tenuta dei conti di Glastonbury»; l’ufficiale domanda: «Cosa si sa di loro? Hanno forse simpatie politiche sospette?», e il funzionario risponde: «Nulla da segnalare; il conte e la contessa sono morti in un naufragio tre anni fa; l’erede del titolo è una fanciulla di circa 15 anni che fa vita molto ritirata. Non la si vede mai a messa o nel villaggio; si dice che abbia salute cagionevole… Comunque la famiglia è annoverata fra i Pari del regno». L’ufficiale guarda la mappa appesa al muro, si gratta la testa e sbuffa: «Certo che lì ce n’è di posto per nascondersi…», poi grida: «Va bene, andiamo!» e con un gruppo di soldati si avvia verso la tenuta. Arrivati al cancello d’accesso, un servitore cerca di fermarli, ma l’ufficiale abbaia «Abbiamo un mandato reale, non tentate di fermarci!», e rivolto ai suoi uomini: «Sparate su tutto ciò che si muove! Prendeteli vivi o morti!» e si addentra con essi tra i campi. Un soldato vede muoversi qualcosa in un cespuglio, vi spara contro col suo fucile, poi si reca a vedere e torna tenendo per le orecchie un coniglio morto e dice all’ufficiale: «Era solo un coniglio»; l’ufficiale fa una smorfia di stizza e grida: «Idioti! Continuate a cercare!».

Io e Elijah ci imbattiamo in una bellissima fanciulla dai lunghi capelli biondi e gli occhi nocciola, vestita con un abito da passeggio, con in testa un cappello di paglia a tesa larga e in mano un ombrellino parasole, accompagnata da una anziana donna dal viso rugoso. Quando mi vede, la fanciulla arrossisce e resta molto turbata; io balbetto: «Mi scusi, non volevo spaventarla… Il mio nome è David, e questo è il mio amico Elijah…»; lei risponde confusa: «Il mio nome è Agnes…», poi interviene la vecchia: «Lei è la contessina di Glastonbury, e io sono la sua istitutrice. Siete dei briganti?». Io rispondo: «No, affatto! Vogliamo solo raggiungere il porto di Dover e…». Agnes ritrova la voce e mi dice: «Tu sei un ebreo…» e io, con uno scatto di orgoglio, rispondo: «Sì, sono ebreo. Vogliamo andare in Palestina e combattere per la ricostituzione dello Stato di Israele. Per questo ci siamo sottratti alla leva, e per questo ci stanno inseguendo. Potete aiutarci?». In quel momento udiamo le grida dei soldati che da lontano ci cercano e gli spari; Agnes dice: «Seguiteci, o vi prenderanno!», e insieme ci nascondiamo in un boschetto lì vicino, alle pendici di una montagna.

Agnes mi grida contro: «Così volete combattere per la ricostituzione dello Stato di Israele? Non vi rendete conto che è un sogno irrealizzabile? Un impero esteso da mare a mare, dal fiume sino ai confini della terra… Volete andare a morire per questo? Ditemi, David: che cos’è per voi Israele?» e mentre lo dice i suoi occhi lacrimano. Io rispondo: «È essere liberi nella terra dei propri padri; è raccogliere i frutti della terra e costruire la propria famiglia senza essere perseguitati; è arruolarsi in un esercito che combatte solo per difendere i propri cari, le persone che amiamo, e non per fare la guerra agli altri popoli; questo è per noi Israele»; poi mi accorgo che la fanciulla stringe  con la mano destra un ciondolo che porta al collo, un ciondolo con la stella di David, e le domando: «Agnes, se dite queste cose… perché portate al collo una stella di David?». Agnes trasale e l’istitutrice le dice: «Contessina, ritengo sia giusto che questi due giovani sappiano la verità». Lei fa un cenno di assenso e la vecchia continua: «Agnes è figlia di un rabbino del luogo che fu ucciso dai contadini per superstizione quando lei aveva sette anni. La madre, prima di morire, la affidò ai conti di Glastonbury che la adottarono legalmente». Agnes, soffocando a fatica i singhiozzi, mormora: «Per otto anni ho nascosto a tutti chi sono veramente… l’ho nascosto perfino a me stessa… sono stanca di mentire... io sono ebrea...» e si getta tra le mie braccia scoppiando a piangere.

Dopo che Agnes ha smesso di piangere e si è asciugata le lacrime, ci dice: «Io conosco il modo di farvi arrivare in Palestina; è un mezzo più veloce e sicuro di una nave»; Elijah esclama: «Diamine, non mi dire che hai una mongolfiera!» e lei, con un sorriso furbetto, risponde: «No. È un mezzo molto, molto più veloce. È il mio segreto. Seguitemi». Ci arrampichiamo dietro di lei sui fianchi della montagna, finché Agnes si ferma davanti a un mucchio di frasche e ci dice: «Aiutatemi a spostare questi rami» e sotto i rami scorgiamo l’ingresso di una grotta. Agnes dice: «Il mio padre adottivo me la mostrò quando avevo dieci anni; in seguito ho coperto l’ingresso con questi rami per nasconderlo agli estranei. Entriamo!» ed entra per prima nella grotta, seguita dalla vecchia e da noi. La grotta è in realtà un corridoio circolare largo circa due metri che scende con un leggero declivio nel sottosuolo; io esamino le pareti e dico: «Le pareti sono ricoperte da una sostanza vetrosa, come se la roccia fosse stata fusa all’improvviso da un calore infernale...» e Agnes mi risponde: «Signor David, è esattamente quello che è successo», e di fronte alla nostra sorpresa esclama: «Ecco, guardate!». Guardiamo in fondo alla grotta, e... la grotta non ha un fondo, ma si affaccia sulle pendici di una collina, in un luogo dove il sole è al tramonto (mentre lì fuori era mezzogiorno inoltrato), e da lontano si vede una città. Io esclamo pieno di gioia, rivolto a Elijah: «Elijah, guarda: quella è la cupola d’oro costruita sul Tempio, e quello laggiù, più in basso, è il Muro del Pianto; quella è Gerusalemme!», ed Elijah, sgranando gli occhi per la meraviglia, esclama a sua volta: «Ma questa... è magia?!». Agnes risponde: «No; è un buco nero caduto dal cielo» e al nostro stupore si avvicina ad una parete, raccoglie da terra una tavoletta d’argilla con delle incisioni per noi indecifrabili e ci dice: «È antico gaelico; il mio padre adottivo mi ha insegnato a leggerlo. Ascoltate» e incomincia a leggere:

 

"Quando gli uomini, abbandonato il lavoro nei campi, erano andati a dormire con le mogli e i figli ed era già notte fonda, si udì un rombo come di tuono che svegliò tutti. Usciti fuori, videro nel cielo una grande luce, molto più forte del sole quando splende a mezzogiorno, che attraversò molto velocemente tutto il cielo spandendo vampe di fuoco rosse e gialle che caddero sui campi incendiando erbe e animali, finché si abbatté sulla montagna facendo volare dappertutto sassi, rocce e zolle di terra che caddero su quanti assistevano a quel prodigio uccidendone molti, poi tutto tacque. Quelli che erano sopravvissuti, pieni di paura, gridarono: «Il martello del Signore si è abbattuto sulla nostra terra! Fuggiamo!»; altri invece gridavano: «È il martello di Thor!», e tutti fuggirono e la regione rimase spopolata. Un anno dopo io, Arnhim, druido per antica discendenza, mi inerpicai sulla montagna per contemplare il martello del mio Signore e trovai l’ingresso di questa grotta. Accesa una torcia ed entratovi, vidi che le pareti erano ricoperte di vetro, la sostanza portata dai Romani nella nostra terra. Giunto in fondo alla grotta, vidi che essa si affacciava su un luogo sconosciuto dove splendeva il sole – mentre fuori della grotta era notte – e da lì si vedeva una città che non avevo mai veduto prima. Avrei dovuto entrare nel passaggio per esplorare quel luogo meraviglioso, e scoprire se era abitato da dèi o da uomini; ma ebbi paura, e rimasi immobile. Scrivo tutte queste cose a testimonianza per chi entrerà qui dopo di me, affinché abbia il coraggio di percorrere quel cammino che io non ho avuto il coraggio di attraversare".

 

Dopo che Agnes ha terminato la lettura (tutti noi eravamo rimasti in un profondo silenzio) io mi scuoto e mormoro: «Allora... questo passaggio permette davvero di giungere a Gerusalemme...». Agnes risponde: «Io l’ho percorso molte volte, avanti e indietro, e vi ho raccolto questi» e mi mostra un mazzo di fiori seccati raccolto dal pavimento della grotta, dicendo: «Questi fiori non si trovano in questa zona; li ho raccolti lì, sulle pendici di quella collina che dà su Gerusalemme». Elijah esulta di gioia e mi dice: «David, dài, andiamo!». Io dico ad Agnes: «Grazie per ciò che hai fatto per noi. Un giorno tornerò, e...»; Agnes risponde: «Io ti aspetterò, David» e mi abbraccia. Io e Elijah entriamo nel passaggio, lui per primo, io mi volto indietro a salutare Agnes che mi saluta a sua volta, poi ci ritroviamo sulle pendici del Monte degli Ulivi, a una trentina di chilometri da Gerusalemme, e ci avviamo verso la Città Santa.

Cinque anni dopo, David ben Gurion attraversa di nuovo il passaggio e torna da Agnes; i due si sposano davanti a un rabbino, con rito ebraico, e poi attraversano il passaggio per andare a vivere in un kibbutz in Terrasanta e contribuire con il loro lavoro alla ricostituzione dello Stato di Israele.

 

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NOTA REDAZIONALE: I buchi neri sono corpi celesti estremamente piccoli e densi, i quali attirano senza scampo ogni oggetto che entri nel loro campo gravitazionale. Alcuni astrofisici hanno ipotizzato che certi tipi di buchi neri costituiscano l’ingresso di un wormhole (galleria di tarlo), un passaggio attraverso una quarta dimensione in grado di collegare punti lontani nello spazio o nel tempo, o anche situati in universi paralleli.

In inglese Glastonbury significa approssimativamente “nascondiglio (bury) della pietra (stone) sacra (glad)”.

Quanto a David Ben Gurion, è stato uno dei padri fondatori del nuovo Stato di Israele, di cui proclamò ufficialmente la nascita il 14 maggio 1948.

 

 

dio benedica israele

ANNUIT COEPTIS

 

 

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