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un anello per domare putin

 

(24/8/2008) Gli eventi seguiti all'infame invasione della libera e democratica Georgia da parte dell'Armata russa, avvenuta lo scorso 7 agosto, hanno mostrato chiaramente al mondo quale pericolo rappresenti la Russia, attualmente e in prospettiva futura, per gran parte delll'umanità.

L'esercito di Mosca ha dichiarato di muoversi in difesa delle aspirazioni indipendentiste delle popolazioni di Ossezia del Sud e Abkhazia - regioni in verità dalla composizione etnica variegata e "a macchia di leopardo", dove russi e georgiani convivono negli stessi villaggi e spesso nella stessa famiglia -, ma in realtà lo scopo cui mirava il tiranno Putin era ben più ambizioso: porre sotto il proprio controllo l'oleodotto che da Baku trasporta il petrolio azero attraverso il territorio georgiano fino a Ceyhan in Turchia, l'unica via di rifornimento energetico dell'Europa che non passi in territorio russo e non sia quindi soggetta ad essere aperta e chiusa a piacimento dai suoi compagni cekisti da lui insediati al comando di Gazprom; e quindi porre una pesante ipoteca su Nabucco, il progetto di una pipeline che dal Turkmenistan (via Caspio) dovrebbe percorrere Azerbaigian, Georgia e Turchia per approdare in Bulgaria. Il fatto che Nabucco permetterebbe all'Europa di accedere alle favolose riserve centroasiatiche bypassando la Russia, e quindi liberandosi dal  suo ricatto energetico, spiega assai bene non solo perché il progetto sia caldeggiato da Washington, ma anche la durezza dell'intervento di Mosca contro Tbilisi: un'Europa privata di petrolio e gas nei giorni più freddi di uno dei prossimi inverni potrebbe essere costretta a subire qualunque ricatto dell'orso russo, a tollerare qualunque sopruso. Potrebbe essere costretta anche a tollerare una invasione dell'Ucraina al fine di strapparne la metà orientale filorussa (una riedizione su scala più grande di quanto sta accadendo adesso in Georgia) e una rioccupazione delle repubbliche baltiche, colpevoli come Kiev di essersi schierate con gli Stati Uniti d'America dopo essersi liberate dalla schiavitù del Patto di Varsavia.

Ma la protervia con cui il tiranno Putin sta punendo i georgiani per la loro scelta di campo filoatlantica non è che un aspetto della sua strategia imperialista a 360 gradi. La Russia è stata, insieme alla Cina, promotrice del cosiddetto Gruppo di Cooperazione di Shangai, un'organizzazione che, nata all'indomani dell'11 settembre 2001 apparentemente per promuovere la collaborazione economica e la lotta al terrorismo, si è sviluppata fino a diventare un'alleanza politico-militare allargata all'Iran e a quasi tutte le ex-repubbliche sovietiche dell'Asia centrale - con lo svolgimento anche di esercitazioni congiunte - allo scopo di "evitare influenze straniere nell'area", ovvero di impedire agli Stati Uniti d'America e ai loro alleati di avere un accesso privilegiato alle sue fonti energetiche. Come se non bastasse, la Russia fornisce da anni armamenti sofisticati sia direttamente a Teheran (da cui finiscono, via Damasco, a Hezbollah e Hamas che li lanciano contro l'odiato Israele) sia alla Cina che poi li rivende agli ayatollah; e sta fornendo supporto logistico e tecnologie ad Ahmadinejad per realizzare il suo folle sogno di cancellare l'«entità sionista» dalle carte geografiche a colpi di bombe atomiche, nonché per trasformare l'Iran nel suo cane da guardia nel Medio Oriente, incaricato di tenere sotto scacco l'India e attrarla nell'orbita della coppia Pechino-Mosca. Tutto questo mentre la popolazione russa vive nella miseria più nera, subendo un crollo demografico di un milione di persone all'anno a causa delle condizioni sanitarie e del reddito pro-capite a livelli sovietici che la roboante propaganda nazionalistico-imperialista del regime non riesce a nascondere.

Tutto quanto detto dimostra a sufficienza che il regime di Putin costituisce un pericolo per la libertà e la pace non solo dell'Europa, ma dell'intera Eurasia. Per questo vanno salutati con favore sia il raggiungimento dell'accordo tra Stati Uniti e Polonia per l'installazione in quel Paese di un sistema di 10 missili intercettori nell'ambito del programma denominato "scudo spaziale", sia la decisione dell'Ucraina di integrare la propria difesa antiaerea con quella della Nato. L'ira con cui Putin ha reagito, fino a minacciare la rottura dei rapporti di collaborazione con l'Alleanza Atlantica e a mettere la Polonia sotto il tiro dei missili nucleari russi, è la spia del pericolo che egli sente avvicinarsi: l'Anello politico-militare che l'America sta stringendo, lentamente ma con tenacia, intorno alla Russia è il solo strumento a disposizione per rovesciare il suo regime di terrore. Lo chiedono i georgiani, lo chiedono gli ucraini, lo chiedono lituani, lettoni ed estoni; lo chiedono polacchi, cechi, slovacchi, ungheresi, bulgari e romeni; lo chiedono tutti i popoli della Nuova giovane Europa che hanno speso lacrime e sangue per liberarsi dal giogo di Mosca e non hanno alcun desiderio di essere "rivenduti" ad essa dalla Vecchia Europa vigliacca e maestra dell'appeasement. Lo chiedono gli israeliani, stanchi di dover combattere per la vita contro l'impura alleanza tra antiamericanismo russo, antisemitismo islamico e indifferenza europea. Lo chiedono, infine, i 140 milioni di russi che sono stanchi di paragonare ogni giorno la loro miseria materiale e spirituale con l'opulenza sfacciata degli oligarchi del Kgb; che aspirano a una vita da esseri umani, in cui prosperità e progresso non siano in antitesi  con il diritto di ognuno alla libertà, ma il loro naturale frutto. Come è avvenuto in Europa, grazie alla sintesi tra il logos greco e la Rivelazione ebraico-cristiana, prima che egoismi e odi nazionalistici la soffocassero; come si è ripetuto con maggior successo in America, terra di libertà.

 

«Un Anello per trovarlo, un Anello per domarlo,

un Anello per ghermirlo e nel buio incatenarlo»

 

Eye of GodEagle and US Flag

ANNUIT COEPTIS

 

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