I fatti d'ucraina nel progetto mondialista

e la risposta personale ad esso

 

 

(4/5/2014) I fatti avvenuti in Ucraina negli ultimi giorni, da quando è iniziata la riscossa del legittimo governo di Kiev contro i banditi russofoni spalleggiati e armati da Mosca, hanno sollevato il solito vespaio di polemiche interessate da parte di giornalisti e intellettualoidi asserviti alla lobby putiniana. In particolare in Italia ci si è stracciati le vesti per i 50 ribelli filorussi morti venerdì scorso nell'incendio di un edificio pubblico. Ora, per non farsi travolgere dall'emotività e non rimanere ciechi davanti al significato di questi pur tragici avvenimenti, è opportuno e necessario "inquadrarli" nel contesto storico-geografico cui appartengono, allo stesso modo in cui, per fare un esempio, la liturgia cristiana, in questo periodo di quarantanove giorni che va da Pasqua a Pentecoste, riflette sui tragici eventi della Passione, morte e risurrezione di Gesù Cristo "inquadrandoli" nel piano di salvezza universale preparato da Dio sin dalla fondazione del mondo. Seguiamo dunque questa pista analogica.

Nel grande discorso tenuto a Pentecoste Pietro, sotto la guida dello Spirito Santo, mostra a una folla di pellegrini giunti a Gerusalemme per la festività tradizionale come ciò che era sembrato un caso di cronaca nera abbastanza insignificante - la crocifissione da parte del potere politico-giudiziario romano di un rabbi che godeva di un grande consenso popolare, a causa dell'invidia delle autorità religiose di Israele - era in realtà il compimento della promessa fatta dall'Altissimo al genere umano sin dal primo peccato, allorché il Signore Dio aveva preannunciato che la "stirpe della donna" avrebbe schiacciato la testa al serpente: la promessa cioè di un Messia, Figlio dell'Uomo e Figlio di Dio, il quale avrebbe preso su di sé tutti i peccati del mondo, offrendosi al Padre in sacrificio di espiazione quale «agnello senza difetto e senza macchia», soffrendo e morendo in modo ignominioso per obbedienza d'amore, per poi risorgere liberando l'umanità dalla paura della morte. Ebbene, in modo analogo noi mondialisti vogliamo esortarvi a considerare la morte violenta di quei ribelli filorussi all'interno del grande progetto che stiamo realizzando da 700 anni, da quando cioè la persecuzione di Filippo il Bello ci costrinse a entrare in clandestinità: l'unificazione di tutto il genere umano in un solo Stato o Impero mondiale fondato sulla distinzione fra Trono e Altare, fra le "cose di Dio" e le "cose di Cesare", nel quale nessun individuo possa essere perseguitato per le sue opinioni politiche o religiose, e in cui ogni essere umano possa godere pacificamente dei diritti immortali e inalienabili, dati da Dio, alla vita, alla libertà e alla ricerca della felicità.

Per la realizzazione di questo grande progetto, noi mondialisti abbiamo dapprima utilizzato i nostri buoni rapporti con i sovrani di Scozia, Spagna, Portogallo e Inghilterra allo scopo di riedificare, consolidare ed espandere i nostri insediamenti in terra americana (quegli insediamenti dai quali avevamo tratto la colossale quantità d'argento che aveva fatto di noi Templari i banchieri di tutta l'Europa); poi, grazie alla creazione della Massoneria da un lato, e dall'altro all'infiltrazione dei Gesuiti e degli altri ordini religiosi missionari, abbiamo fecondato le classi intellettuali e le élites al potere tanto nei Paesi europei quanto in Cina e Giappone, stimolando ovunque il rovesciamento dei vecchi regimi teocratici e tradizionalisti e la creazione di governi sempre più profondamente liberali e democratici, aperti al progresso scientifico e tecnico e dediti all'incivilimento dei costumi delle loro popolazioni, disposti a intessere pacifici commerci e scambi di idee con il resto del mondo anziché a conquistare nuovi territori in guerre senza fine. Anche quando i nostri piani hanno subìto delle battute d'arresto - come in Russia con la rivoluzione bolscevica che abbatté il governo riformista di Kerenskij da noi appoggiato, o come in Italia e Germania con la presa del potere da parte di Mussolini e Hitler, o come in Giappone allorché la classe militare impose al Paese il perseguimento una politica estera aggressivamente espansionista - noi mondialisti abbiamo saputo sfruttare adeguatamente la rete transnazionale creata in tanti secoli da banchieri, imprenditori e intellettuali al di qua e al di là dell'Atlantico per mobilitare capitali, uomini e armi in guerre calde e fredde, in lotte di liberazione e attività di contenimento, finché quei regimi mostruosi e inumani sono stati abbattuti, e le bandiere nere e rosse sono finite nella polvere.

Ora, è in questo grande progetto di liberazione universale che va "inquadrata" e analizzata la morte violenta di quei 50 ribelli filorussi. In primo luogo, è un fatto incontestabile che quell'edificio pubblico in cui hanno trovato la morte era stato da essi occupato con la violenza dopo aver aggredito vilmente un corteo di pacifici cittadini ucraini che manifestava il proprio desiderio di restare fedeli alla madrepatria e di non passare dalla parte di un regime oscurantista e liberticida come quello che oggi opprime la Russia, e che ha già invaso e occupato manu militari la penisola di Crimea; per cui la loro sorte, pur tragica, deve essere considerata una giusta punizione per i crimini contro le persone e contro l'ordine pubblico da essi compiuti (allo stesso modo per cui il Signore Gesù Cristo, commentando la sorte di un gruppo di Galilei che si erano ribellati ai Romani durante una festa pasquale ed erano stati messi a morte da Pilato, dice: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei? No, io vi dico; ma se non vi convertirete, finirete anche voi così»). Più in generale, le attività violente poste in essere dai russofoni, su ispirazione e con il sostegno politico, finanziario e militare del cekista Putin (che da "buon" agente del Kgb ha una notevole esperienza in materia di complotti, sedizioni e insurrezioni armate contro governi democratici spacciate per "giuste rivolte popolari contro regimi reazionari"), sia negli ultimi mesi in Ucraina, sia da molti anni in Moldavia (dove il governo legittimo deve fronteggiare la loro pretesa di staccare dal resto del Paese la regione della Transnistria per aggregarla alla Russia), sono in radicale opposizione al nostro progetto di accerchiare le quattro potenze autocratiche d'Eurasia, Russia, Cina, Corea del Nord e Iran, con un Anello di Paesi liberali e democratici, rispettosi dei diritti umani e delle minoranze religiose. Il nostro progetto prevede che questi Paesi, in Europa orientale come nel Sud-Est asiatico, sulla sponda sud del Mediterraneo come nel Medio Oriente, saranno disponibili a ospitare basi militari, stazioni radar e batterie di missili antimissile che renderanno impossibile a Putin, ai mandarini del Partito Comunista cinese, al tiranno Kim Kong-Un e agli ayatollah pedofili e antisemiti lanciare le loro bombe atomiche sulle pacifiche città d'Europa, del Giappone e d'Israele, impedendo così a quei regimi tirannici e totalitari di continuare a ricattare il resto del genere umano e facilitando, nel lungo periodo, la sollevazione dei popoli da essi oppressi, il loro crollo e la creazione anche in quei Paesi di governi liberali e democratici, che accetteranno, in accordo con gli Stati Uniti d'America e con tutti i Paesi d'Occidente, di rinunciare alla loro sovranità e di divenire, tutti, a Nord come a Sud, a Est come a Ovest, semplici circoscrizioni amministrative di un solo Impero mondiale federale e liberaldemocratico, che abolirà tutte le vetuste sovranità etno-nazionali e con esse la differenza tra "cittadino" e "straniero", e assicurerà pace, prosperità, libertà e giustizia per tutti.

Così come l'assoggettamento di tutti i popoli dall'Iberia alla Persia sotto il dominio illuminato di Roma favorì l'attività evangelizzatrice dei primi cristiani, allo stesso modo l'unificazione del genere umano in un solo Impero mondiale è condizione necessaria affinché si compia il progetto divino di «abbattere il muro di separazione, cioè l'inimicizia» che fin dalla Creazione divide gli uomini, affinché non ci sia più «né Giudeo né Greco, né maschio né femmina, né schiavo né libero, ma tutti siano uno in Cristo»; e come dopo il discorso di Pietro quei pellegrini, che erano convenuti a Gerusalemme «da ogni parte del mondo conosciuto», chiesero all'Apostolo: «Noi, cosa dobbiamo fare?», allo stesso modo ciascun essere umano, davanti al grandioso progetto di liberazione dall'inimicizia, dalle guerre, dalle persecuzioni e dai genocidi che noi mondialisti vi offriamo, è chiamato a dare una risposta personale, a compiere una scelta: opporsi a tale offerta gratuita e disinteressata di pace e prosperità, subendone le necessarie, dolorose conseguenze - secondo l'antico e perenne adagio "fata volentem ducunt, nolentem trahunt" (il Destino guida chi vuol seguirlo, e trascina chi recalcitra) - oppure accettarla, facendosi annunciatori del Mondialismo nel proprio ambiente familiare, scolastico, lavorativo e religioso, illuminando i cuori e le menti degli uomini e delle donne del nostro tempo circa la bontà e l'inevitabilità del cammino storico che sta conducendo il genere umano, lentamente ma irresistibilmente, verso l'abbattimento di tutti gli Stati-nazione e l'unificazione in un solo Stato mondiale.

Per quanto ci riguarda, noi mondialisti siamo pieni di speranza: gli Atti degli Apostoli narrano che di fronte all'invito di Pietro «Fatevi battezzare, e ricevete lo Spirito Santo», più di quattromila ebrei, in quel solo giorno di Pentecoste, accettarono il battesimo; allo stesso modo noi mondialisti riteniamo che solo una piccola, esigua minoranza di criminali perversi si opporrà al nostro progetto di unificazione del genere umano, perché il Mondialismo è la risposta all'attesa di pace, uguaglianza e libertà che abita nei cuori e nelle menti di tutti gli uomini e le donne del pianeta, di miliardi di uomini e donne che ogni giorno sacrificano la propria vita per costruire un mondo senza barriere. E per questo vinceranno.

 

Eye of God

Advenit novus ordo seclorum

annuit coeptis

 

 

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