I tiranni non danno né il pane né la luce

 

 

(07/09//2020) Se dall'alto dei cieli sir Halford John Mackinder, il padre della geopolitica, gettasse uno sguardo sul mondo d'oggi, sarebbe di certo compiaciuto della propria acutezza d'analisi e preveggenza; e insieme, come cittadino della prima democrazia liberale della storia, resterebbe inorridito al vedere i suoi più neri timori prossimi a realizzarsi. Mentre il genere umano sta lottando contro la pandemia del Covid-19, l'Asse Mosca-Pechino-Teheran diviene sempre più saldo: Cina e Iran hanno siglato un accordo della durata di 25 anni e del valore di 400 miliardi di dollari con il quale il regime comunista si assicura forniture di petrolio a prezzi stracciati e gli ayatollah protezione politica e militare, dopo aver già beneficiato pochi mesi fa di un analogo trattato di alleanza globale con la Russia; Russia e Cina, a loro volta, stanno procedendo da anni a integrare sempre più strettamente le loro economie e i loro eserciti, con la prima che fornisce energia e materie prime alla seconda in cambio di tecnologia avanzata. Ma Russia, Cina e Iran sono legati soprattutto dall'odio nei confronti dell'Occidente liberaldemocratico e del suo leader, gli Stati Uniti d'America; un Occidente "colpevole", agli occhi di Putin, Xi e Khamenei, di contestare il loro dominio a vita assoluto e arbitrario, di pretendere addirittura che essi rispettino il diritto dei fidanzati a tenersi per mano in strada senza essere arrestati dalla polizia coranica, o il diritto dei non-musulmani e dei non-ortodossi di professare liberamente la propria religione senza essere perseguitati, o il diritto dei propri sudditi a protestare contro elezioni truccate (come sta avvenendo da tre settimane in Bielorussia), o il diritto dei cittadini di Hong Kong e di Taiwan a non essere inglobati contro la propria volontà nella "armoniosa" Cina comunista, o il diritto di Israele a esistere come Stato degli Ebrei liberale e democratico in un Medio Oriente dominato da dittatori laici e teocratici.

Gli altri Paesi asiatici, intanto, o sono già alleati dell'Asse, come il Pakistan, le repubbliche del Caucaso e le satrapie centroasiatiche, oppure intrattengono con esso buoni rapporti, come l'India affamata di petrolio e tecnologia. Quanto all'Europa, essa oscilla perennemente tra una fedeltà transatlantica sempre più formale e una sudditanza verso i tiranni d'Oriente sempre meno mascherata: la Germania continua la costruzione del gasdotto Northstream II incurante delle sanzioni americane e del fatto che questa condotta energetica, bypassando l'Ucraina, consegnerà interamente questo Paese nelle mani dell'orso russo, dopo che Mosca si è già annessa con la forza la Crimea e ha fatto delle sue regioni orientali un proprio feudo; e insieme a Francia e Inghilterra si oppone a un embargo alla vendita di armi a un Iran impegnato a dotarsi della bomba atomica, di fatto autorizzando Mosca e Pechino a rifornire Teheran di missili intercontinentali con cui minacciare di distruzione Israele e i Paesi della penisola arabica. E gli antimondialisti di tutti i continenti gongolano, ritenendo ormai prossimo il sorgere di un impero eurasiatico che godrà delle immense risorse naturali del sottosuolo russo, della istruita e disciplinata manodopera cinese, e di un esercito composto da un miliardo di musulmani fanatici pronti a combattere fino alla morte; un impero capace di estendere il suo potere su tutta l'Isola-Mondo (come Mackinder chiamava la massa continentale eurasiatico-africana), di cancellare gli odiati Ebrei dalla faccia della Terra e di costringere gli USA a rinchiudersi nel continente americano sotto la minaccia di missili lanciati da sottomarini inafferrabili, in attesa che le crescenti rivolte razziali (fomentate dalla propaganda telematica russo-cinese-islamica) li smembrino in un pulviscolo di enclaves in guerra l'una contro l'altra... È dunque questo il destino che attende il genere umano?

In verità, se solleviamo gli occhi dall'immediatezza dell'hic et nunc e tendiamo l'orecchio alle lezioni della Storia, maestra di vita, possiamo riscoprire che quanto sta accadendo oggi non è nuovo, è già avvenuto più volte in passato: anche nel 1939 sembrava a molti che il nazifascismo italo-tedesco e il militarismo espansionista nipponico fossero le realtà del futuro, e dopo il lancio dello Sputnik nel 1957 molti sperarono o temettero che l'Unione Sovietica fosse sul punto di conquistare il mondo. Gli eurasisti si vantano delle risorse naturali russe e di un miliardo di cinesi istruiti, frugali e gran lavoratori; ma anche fascisti, nazisti, generali giapponesi e comunisti avevano dalla loro parte immense risorse naturali, tecnologie all'avanguardia (basti pensare agli aerei a reazione e alle V2) e popoli inquadrati come eserciti, con milioni di lavoratori istruiti e industriosi. Ciò che mancava loro a quel tempo, e manca oggi a Putin, Xi e Khamenei, è la libertà; e manca ad essi, perché non riconoscono e non apprezzano - come non lo riconoscevano e non lo apprezzavano Mussolini, Hitler, Hirohito e Breznev - il primato dell'individuo sulla comunità in cui si trovi, casualmente, a nascere e/o a vivere.

In Cina, per più di duemila anni i funzionari imperiali sono stati scelti fra i giovani più abili nell'arte della calligrafia e nel recitare a memoria le massime di Confucio, Mencio e Lao-tse; i cinesi sono stati educati con spietata durezza a essere "tutti uguali", a non emergere dalla massa, a muoversi come un gregge compatto agli ordini di un capo, fosse questo l'imperatore o il Partito unico. L'indiscutibile progresso tecnologico ed economico cui è andata incontro la Cina comunista negli ultimi 30 anni è stato dovuto in primo luogo alo spionaggio e alla copiatura senza scrupoli delle idee occidentali; poi, con l'inizio della globalizzazione, alla decisione presa dalle aziende occidentali di "delocalizzare" in territorio cinese le loro fabbriche, per avvalersi di una manodopera istruita e a basso costo, decisione favorita dal regime allo scopo di impadronirsi della tecnologia dell'Occidente; e più recentemente dai massicci investimenti statali in aziende come Alibaba e Huawei. Anche nella Russia zarista e poi comunista, anche nell'Islam l'iniziativa individuale è sempre stata schiacciata in nome dell'uniforme fedeltà a una Tradizione immobile e nemica del progresso. In tutta la storia della Cina, così come della Russia e dei Paesi islamici, le innovazioni tecnologiche e sociali non sono mai nate da una ispirazione personale di uno o più individui, bensì sempre da una valutazione di convenienza da parte dei detentori del potere al fine di mantenere la presa sul popolo.

L'Occidente, invece, a causa della sua visione dell'uomo come essere razionale creato da Dio a Sua immagine, ha sempre riconosciuto e apprezzato il contributo dei singoli all'incremento delle conoscenze e allo sviluppo dell'umana società; e questa valutazione positiva dell'individuo e della sua dignità è stata elevata al massimo grado prima nell'Inghilterra del 1600 e poi nella "grande isola" americana, negli Stati Uniti che noi Templari abbiamo fondato affinché fossero un faro di libertà per le nazioni. Nel continente americano, infatti, ove, per reazione agli asfissianti controlli degli Stati europei burocratici e confessionali, non c'era né un esercito permanente, né un apparato amministrativo centralizzato, né una chiesa di Stato, i cittadini sono stati educati, selezionati a non contare su uno Stato oppressivo e paternalistico, ma a fare affidamento solo sulle proprie forze e sul proprio ingegno, che si trattasse di difendere se stessi e i propri cari dalle scorrerie dei pellerossa o dei banditi messicani, oppure di darsi da fare per migliorare la propria posizione sociale, per salire la scala del successo e della ricchezza fino ai massimi livelli.

Per questo motivo gli Stati Uniti d'America, pur colti di sorpresa dal vile attacco che distrusse la loro flotta a Pearl Harbor, riuscirono in meno di quattro anni a costruire centinaia di navi mercantili e da guerra, a sostenere la resistenza dei sovietici contro l'avanzata del Terzo Reich rifornendoli di grano, petrolio e armi attraverso i porti russi sul Mare Artico, e a combattere in tutti i teatri del globo, dall'Africa alla Sicilia e dalla Normandia alle isole del Pacifico, fino a vincere la seconda guerra mondiale praticamente da soli, benché i Tedeschi avessero i sottomarini, gli aerei a reazione e le V2; e per lo stesso motivo, dopo il 1945, benché i Sovietici fossero arrivati primi nella corsa allo spazio, e avessero quindi un vantaggio nella costruzione di missili intercontinentali capaci di colpirli con ordigni nucleari, essi si sono impegnati in un confronto militare, ideologico e culturale durato per 45 anni, fino a quando l'Unione Sovietica, incapace di mantenersi al passo con il progresso scientifico, tecnologico e sociale degli States e dell'Occidente da essi guidato, è crollata sotto la spinta dei suoi stessi popoli, ai quali, dopo aver tolto la libertà, non era stata in grado di assicurare neppure il pane.

Ed è sempre per questo motivo, per il primato dell'individuo sulla comunità che fa dell'Occidente la più grande civiltà della Storia, che noi mondialisti non disperiamo nelle sventure dell'ora presente; ma abbiamo ferma fiducia che, se pure l'Asse del Male russo-sino-islamico giungesse a dominare tutta l'Eurasia, nel volgere di 50, 100 o 200 anni al massimo i popoli d'Eurasia si ribellerebbero contro i loro aguzzini, abbatterebbero i loro troni di sangue, e si unirebbero fraternamente al popolo americano per fondare finalmente l'Impero mondiale della Libertà, della Democrazia e dei Diritti dell'Uomo. Noi mondialisti aspetteremo con pazienza, perché sappiamo che Dio ha creato gli uomini liberi affinché vivessero nella libertà, e che perciò il futuro è nostro.

 

Sigillum Triplex

Advenit Novus Ordo Seclorum

Annuit Coeptis

 

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