Il tiranno Obama va eliminato. Ora!

 

 

(20/8/2015) Fin dall'antica Grecia e dal mito di Antigone l'Occidente ha imparato che le leggi non scritte sono più importanti di quelle scritte. Da quando i nostri antenati, i Templari sfuggiti alla persecuzione di Filippo il Bello e insediatisi in Inghilterra, decisero di trasformare le colonie britanniche nel Nordamerica in uno Stato indipendente (vedi il nostro scritto "Chi siamo, da dove veniamo, cosa vogliamo"), tutti i presidenti degli Stati Uniti, da George Washington fino a George Walker Bush, hanno risposto a tre requisiti: erano cristiani, erano membri della Massoneria - più precisamente del Rito Scozzese Antico e Accettato, da noi eretto dopo la secessione delle logge eurocontinentali per riaffermare la fede nel Dio di Gesù Cristo - ed erano già stati ammessi, al momento della candidatura, al 33° grado, il più alto, quello dei Gran Maestri. La prima eccezione a questa legge non scritta si verificò nel 2008, quando un giovane e ambizioso senatore democratico afroamericano si candidò e vinse pur essendo un massone del 32° grado. Quel massone ambizioso era Barack Hussein Obama.

Subito dopo la sua proclamazione Obama iniziò a compiere atti che stridevano aspramente con la tradizione:  abrogare il divieto che era stato posto dal suo predecessore George Walker Bush (quantum diversus ab illo!) all'uso di fondi federali per sostenere organizzazioni non governative che promuovono la diffusione dell'aborto nel Terzo Mondo e per finanziare esperimenti di laboratorio su esseri umani allo stadio embrionale vivisezionati allo scopo di estrarne cellule staminali; annunciare il ritiro dei soldati americani dall'Afghanistan per il 2010 - così indebolendo la capacità deterrente delle truppe sul campo e provocando la morte di molti bravi ragazzi partiti da New York o dal Minnesota per diffondere libertà e democrazia -; proibire ai funzionari che lavorano per le agenzie di sicurezza nazionale di usare l'espressione "guerra al terrorismo" e di qualificare i nemici degli Stati Uniti d'America come terroristi; promettere dal Cairo ai tiranni di Teheran e Damasco che gli Stati Uniti d'America non avrebbero mai tentato di scalzarli dai loro troni di sangue come avevano meritatamente fatto con Saddam e con Milosevic. Tutti gesti più che sufficienti per indurci a sospettare ch'egli fosse ben più e peggio che un massone giovane, ambizioso e impaziente.

Fu così che noi mondialisti avviammo una indagine segreta al fine di scoprire i suoi reconditi propositi, una indagine che ci portò a mettere in luce e a rivelare ai media i numerosi scheletri nell'armadio di Barack Hussein Obama: dal suo legame con la Fratellanza Musulmana e con il regime islamico e assassino del Sudan tramite uno dei suoi numerosi fratellastri, fino al suo essere un criptomusulmano, un musulmano che finge di essere cristiano. Abbiamo tentato di mettere in guardia il popolo americano e il genere umano, sia pur con la prudenza richiesta dall'opporsi al capo del Paese più potente della terra, facendo scrivere e pubblicare nel 2009 da Dan Brown - uno degli intellettuali migliori usciti dal nostro Vivarium - il romanzo The Lost Symbol, in cui l'ambiguità e il pericolo rappresentati da Obama erano adombrati dalla figura del malvagio Mal'akh, che si introduce nella Massoneria e ne scala i vari gradi allo scopo di distruggerla dall'interno. Ma purtroppo l'America e il mondo si sono lasciati incantare dalla sua melliflua retorica pacifista e terzomondista, e non ci ha ascoltato.

Nel frattempo Obama ha portato avanti il suo piano per distruggere dall'interno quella che fino ad allora era stata la più grande democrazia della storia, la "città sulla collina", il faro per tutte le genti desiderose di libertà. Dopo il ritiro dall'Afghanistan è venuta la fuga ignominiosa dall'Iraq, abbandonato alle faide tra sunniti e sciiti, agli attentati quotidiani e alle scorrerie del Califfo nero al-Baghdadi; al grido di dolore del nobile popolo di Persia, che combatteva e moriva per opporsi al regime degli ayatollah pedofili, il filoislamico Obama ha risposto con una tonnellata di parole vuote, della serie «non possiamo interferire, ma siamo con voi»; alla possibilità, offertagli nel 2011 da noi mondialisti con l'operazione "Snow on the Sahara", di mettersi alla testa di un grande movimento di liberazione del Medio Oriente da tutti i tiranni laici e teocratici, ha reagito favorendo l'ascesa al potere in Egitto del fondamentalista Morsi e iniziando trattative segrete per "normalizzare" i rapporti degli Usa con il regime familistico-comunista dei Castro e con gli ayatollah iraniani che vogliono dotarsi della bomba atomica per distruggere Israele. Erano indizi più che sufficienti per condannare Barack Hussein Obama come tiranno, e per chiedere al popolo degli Stati Uniti d'America di rimuoverlo dal potere, come noi abbiamo fatto ripetutamente. Ma anche questa volta non siamo stati ascoltati.

Finché, nel novembre del 2014, non si è verificato un evento totalmente inaspettato e imprevedibile: nel nostro quartier generale, in circostanze e in un modo tali da sfidare tutte le leggi fisiche oggi conosciute, è apparso un messaggio, scritto da un Gran Maestro templare del remoto futuro, nel quale si avverte l'attuale generazione circa le sciagure che la colpiranno nel 2017, quando Barack Hussein Obama ucciderà con le proprie mani il suo neoeletto successore Hillary Clinton, proclamandosi Emiro delle Americhe e scatenando una guerra nucleare contro Israele e altri popoli insieme all'Iran (potete leggere qui la versione originale, e qui invece una traduzione). Da allora sono passati nove mesi, nei quali le previsioni di quel "messaggio dal futuro" hanno iniziato a compiersi: Hillary Clinton ha annunciato ufficialmente la sua candidatura alle presidenziali del 2016; e Obama ha firmato con l'Iran un accordo che non soltanto non elimina il pericolo nucleare - limitandosi a "congelare" formalmente il cammino di Teheran verso la Bomba per soli 10 anni, ma senza prevedere alcun controllo veramente serio ed efficace -, non soltanto non dice una parola sul fatto che gli ayatollah si sono dotati negli ultimi anni di un arsenale di missili intercontinentali (di provenienza russa, cinese e nordcoreana) in grado di devastare un'area che va da Berlino a Nuova Delhi, non soltanto mette fine alle sanzioni internazionali contro gli ayatollah preparando un afflusso nelle loro casse di più di 150 miliardi di dollari l'anno che saranno utilizzati per finanziare il terrorismo in Medio Oriente e altrove, ma addirittura obbliga gli Stati Uniti d'America a muovere guerra contro Israele qualora esso decida di salvaguardare la propria esistenza lanciando contro gli impianti nucleari iraniani un attacco unilaterale con mezzi militari o anche solo informatici (come già ha fatto in passato).Tutte queste circostanze ci hanno pertanto costretto, dopo lunghe analisi e numerose discussioni fra i nostri scienziati e strateghi militari e politici, a ritenere quel messaggio «inspiegabilmente autentico».

In conclusione, tutte il materiale da noi raccolto negli ultimi sette anni prova in modo preciso, concorde e inequivocabile che Barack Hussein Obama è un tiranno, un tiranno musulmano che ha sfruttato la sua affiliazione alla Massoneria, l'appoggio della comunità afromaericana e i cospicui finanziamenti elettorali ricevuti dai peggiori regimi islamici allo scopo di abbattere dall'interno la democrazia americana, distruggere lo Stato di israele, sterminare il popolo ebraico e assoggettare gli Stati Uniti d'America, l'Occidente e tutto il genere umano al dominio dell'Asse del Male russo-cino-iraniano. Anche se il "messaggio dal futuro" ci avverte che è impossibile cambiare quanto esso prevede, noi mondialisti ci rifiutiamo di lasciare che un così triste destino si compia, senza fare quanto è in nostro potere per impedirlo, a costo di sacrificare le nostre vite.

Per questo motivo il Partito Mondialista fa appello agli amanti della libertà e della democrazia in America e in tutto il mondo, affinché si attivino al più presto insieme a noi per tentare di fermare il piano criminale e genocida del tiranno Obama, con qualunque mezzo. In gioco ci sono la vita di milioni di uomini e donne innocenti, e la libertà di tutto il genere umano.

 

annuit coeptis

 

 

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