Vero e falso occidentalismo

 

 

(16/02/2018) Nel 1989-1991, quando il Muro di Berlino crollò e l'Unione Sovietica si disgregò sotto la spinta dei popoli affamati di pane e assetati di libertà, due visioni si fronteggiarono: da una parte Francis Fukuyama affermò che si era ormai prossimi alla «fine della storia» con il trionfo definitivo dei valori occidentali fatti propri dalle democrazie liberali; dall'altra Samuel P. Huntington mise in guardia contro l'illusione che i valori occidentali si fossero già imposti nella concretezza della realtà e previde che i conflitti del futuro - cioè del nostro presente - sarebbero scoppiati non più fra Stati etno-nazionali, bensì fra "civiltà" diverse e opposte per concezione della donna, rapporti fra individuo e gruppo di appartenenza, tolleranza verso i membri di altre culture.

I successivi ventisette anni hanno confermato quanto l'utopia di Fukuyama fosse in anticipo sui tempi: prima l'assalto dell'Islam, guidato da al Qaeda, dall'Isis e dalla teocrazia islamica, ha indotto le opinioni pubbliche occidentali ad autoflagellarsi per le presunte "colpe" del colonialismo e, per reazione, ad allargare braccia e borse in favore di milioni di immigrati che non hanno alcuna volontà di integrarsi nei Paesi di destinazione, ma vogliono instaurare delle enclaves musulmane governate dalla sharia in attesa di diventare maggioranza per via demografica; poi la crisi finanziario-economica del 2007, i cui effetti durano tuttora, ha imbaldanzito Paesi come Russia e Cina, dominati da regimi tirannici e illiberali, i quali diffondono mediante la loro propaganda mediatico-telematica la falsa idea che i valori occidentali non siano universali e che l'Occidente, a partire dagli Stati Uniti d'America, debba definitivamente accettare un mondo in cui siano presenti delle "alternative" al modello democratico liberale: ossia un mondo in cui leaders-canaglia possano commettere crimini contro i loro stessi popoli, o contro altri Paesi, restando impuniti, come i tiranni islamici che perseguitano e mettono a morte ogni anno migliaia di cristiani, o come il Partito Comunista di Pechino che infierisce contro i popoli di Cina, Tibet e Turkestan Orientale, o come Putin dopo aver invaso Georgia e Ucraina.

Si è così giunti, da un lato, a una saldatura fra soggetti e istituzioni più inclini al "pensiero debole" - come la Chiesa cattolica bergoglista e gli intellettualoidi islamo-gauchisti -, i quali pensano che sia necessario essere "pragmatici" e accordarsi con i criminali (perché di questo si tratta e non di altro) per mantenere lo status quo, temendo che l'alternativa a esso sia una instabilità ancora maggiore, e quegli imprenditori privi di senso etico pronti, in nome di guadagni facili, a fare affari con le peggiori tirannie, a comprare petrolio e gas dai russi e dagli iraniani, oppure (come l'infame Mark Zuckerberg padre-padrone di Facebook) a vendere informazioni sui propri utenti che esprimono opinioni critiche nei confronti di regimi dittatoriali in cambio dell'apertura di nuovi "mercati". Dall'altro lato, le crescenti tendenze al protezionismo economico ("America First", made in Italy, "eccezione culturale" francese) e alla difesa delle proprie "identità particolari" minacciate dall'invasione islamica all'insegna del motto «padroni a casa nostra!», rischiano di giustificare un sofisma pericoloso: se noi "a casa nostra" possiamo dettare legge e fare quello che vogliamo, vuol dire che "loro"  - islamici, russi, cinesi, indiani - "a casa loro" possono dettare legge e fare quello che vogliono, basta che non ci disturbino e non invadano le nostre città. 

Il ragionamento, sostengono quanti ancora credono nell'universalità dei princìpi di libertà, uguaglianza, tolleranza e rispetto delle diversità, dovrebbe essere un altro: non esiste angolo del pianeta Terra in cui crimini come la censura, l'infibulazione delle donne, le spose-bambine, la persecuzione dei cosiddetti "infedeli" possono essere tollerate, né a casa nostra né a casa di nessuno. Questo non dipende da dati storici, culturali o altro; dipende da princìpi basilari di civiltà che tutti sono chiamati a rispettare. Chi non rispetta questi princìpi (e ci sono tonnellate di prove a testimonianza che l'Asse del Male islamo-russo-cinese non lo fa) NON HA ALCUN TIPO DI LEGITTIMAZIONE, è solo un gangster che deve essere spazzato via da una azione di polizia internazionale, anche a costo di un vero e proprio "police bombing".

Ora, è certamente vero che i valori occidentali (proprio in quanto l’Occidente non è una “cultura” come l’Islam, l’Ortodossia russa, l’Induismo o il Confucianesimo, bensì una “metacultura”, ossia il riconoscimento della naturale, ontologica, relazionalità umana, relazionalità fondata sulla uguaglianza di tutti gli esseri umani e sulla giustizia quale «volontà perpetua e costante di rendere a ciascuno il suo, il premio per il bene compiuto e il castigo per il male») sono universali in teoria e devono essere resi universali in pratica, creando – come diceva Kant – uno Stato mondiale in cui la violazione dei diritti commessa in un punto della Terra si risenta, come le onde di un terremoto, su tutto il globo terracqueo e sia per questo repressa dalle forze comuni di tutto il genere umano; ma è altrettanto vero che fin quando questo nobile traguardo (che da più di settecento anni costituisce il nucleo del nostro Grande Progetto) non sarà stato raggiunto, i valori occidentali saranno prerogativa appunto del solo Occidente, cioè di quei Paesi, in primis l’Angloamerica, che per primi li hanno riconosciuti e posti a fondamento dei loro sistemi legali, amministrativi, giudiziari e soprattutto delle loro società civili. In questo periodo storico, in cui questi valori sono messi in discussione nello stesso Occidente dalla protervia degli immigrati islamici e dei loro complici (complici che si possono purtroppo trovare a destra come a sinistra, tra i cristiani “tradizionalisti” e antisemiti come fra i “bergoglioni”), la prima urgenza di un sostenitore del Mondialismo è pertanto quella di difendere e ripristinare il primato dei valori occidentali proprio in questo Occidente sommerso dall’odio di sé.

Nel 1939-1945 le democrazie occidentali dovettero prima ritrovare, con Winston Churchill e Franklin Delano Roosevelt, le ragioni ideali per resistere all’avanzata nazifascista e all’imperialismo giapponese, e solo dopo poterono lanciarsi all’attacco della «fortezza Europa» e liberarla pezzo dopo pezzo: allo stesso modo, solo dopo che l’Occidente sarà stato purificato dall’infezione islamica e dalla propaganda antimondialista russo-cinese, e restaurato nella sua funzione storica di baluardo del Mondialismo - un Mondialismo che (vogliamo ripeterlo per chi non lo avesse ancora compreso) non dovrà essere omogeneizzazione informe e relativista di tutte le visioni e le ideologie, bensì una “occidentalizzazione” del genere umano) -, solo allora sarà possibile passare da un “occidentalismo difensivo” a un “occidentalismo espansivo”, per sgretolare, pezzo dopo pezzo, un Paese dopo l'altro, il Muro della tirannide laica e teocratica, e conquistare tutto il genere umano all'Impero mondiale, quando, come dice san Paolo, non ci sarà più «né Giudeo né Greco, né schiavo né libero, né uomo né donna», né "fedeli" da mettere su un piedistallo né "infedeli" da sottomettere, perché allora «tutti saranno Uno».

Come Dio (il vero Dio, non il falso idolo Allah dei musulmani) è Uno in Tre Persone, non nell'unità di una sola persona, ma nella trinità di una sola natura divina, così, nello Stato mondiale che viene, tutto il genere umano sarà uno, non nell'unità di un solo impossibile superorganismo, ma nella pluralità di una stessa natura umana; e tutti, uomini e donne, francesi, inglesi, italiani, persiani, cinesi e indiani, avranno gli stessi diritti e gli stessi doveri, perché saranno tutti cittadini di un solo Paese, il mondo, e tutti soggetti a una sola legge, la Legge della Libertà, della Democrazia e dei Diritti Umani.

 

Sigillum Triplex

Advenit Novus Ordo Seclorum

Annuit Coeptis

 

*****************************************************************************

 

Indietro