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bin laden minaccia l'america, ma È al tramonto

 

(19/9/2007) I tre videomessaggi immessi in Internet da Al Qaeda in occasione del sesto anniversario delle stragi dell’11 settembre hanno ricordato a un mondo distratto che il califfo sanguinario Osama Bin Laden è ancora vivo e guida con pugno di ferro la rete del terrore; una rete di morte che oggi può contare, oltre che sui “santuari” al confine tra Afghanistan e Pakistan, su succursali in Iraq e nel Nordafrica autrici di quotidiani massacri di centinaia di innocenti.

In particolare nel primo video Bin Laden, pavoneggiandosi con l’abbigliamento e la postura di un imam, ha minacciato di sterminare l'inero popolo americano se non si convertirà all'Islam e ha mostrato di essere ben informato sui suoi amici e nemici: ha messo Nicolas Sarkozy e Gordon Brown nello stesso mazzo col suo arcinemico di sempre - quel George Walker Bush che ha avuto il merito storico di abbattere il feroce regime talebano e di costringerlo a una vita da fuggiasco - e ha elogiato il guru dell’antioccidentalismo Noam Chomsky confermando, se ce ne fosse stato bisogno, che fondamentalisti islamici e no-global discendono dalla stessa mala pianta dell’irrazionalismo e del comunitarismo settario, nemico della modernità e dei diritti dell’uomo, che prima di loro ha generato la triade comunismo-fascismo-nazionalsocialismo e che ancora tenta (invano, con l’aiuto di Dio) di abbattere l’Occidente nato dall’unione della filosofia greca, del diritto romano e della religione ebraico-cristiana che l’hanno resa la civiltà più grande, dal punto di vista materiale e spirituale, fra tutte quelle che hanno attraversato la Storia.

Sbaglierebbe però chi si lasciasse abbattere dallo sconforto, perché alcuni recenti avvenimenti provano che la presa del califfo assassino sul mondo islamico ha imboccato una parabola discendente. La provincia irachena di Al Anbar, fino a pochi mesi fa un mattatoio per i soldati a stelle e strisce, è ora quasi completamente pacificata dopo che le tribù sunnite della zona, guidate da Abdul Sattar Abu Risha, hanno stretto un'alleanza con il generale David Petraeus (un nome, una garanzia), comandante delle truppe Usa in Iraq. E non solo i sunniti, ma anche frazioni consistenti del partito fuorilegge Baath si sono ribellate ad Al Qaeda e affiancano gli americani, con uomini e informatori, nella guerra l terrorismo; per non parlare del partito sciita moderato dell'ayatollah al Sistani, uno dei pochi musulmani ad apprezzare il valore della distinzione tra sacro e profano e a difendere il Papa Benedetto XVI dalle ipocrite accuse di islamofobia rivolte al suo discorso di Ratisbona in cui contrapponeva il connubio fede-ragione dell'Occidente cristiano all'irrazionalismo violento dell'Islam. Tutto ciò dimostra che il rifiuto da parte di Bush di ascoltare le pavide sirene democratiche, che da mesi chiedono il ritiro dall’Iraq, era ben motivato: gli Stati Uniti d'America devono rendersi conto di essere un Impero, un Impero che già adesso si estende su un miliardo di esseri umani ed è destinato ad abbracciare tutta la terra, e come tutti gli imperi soltanto con una presenza militare permanente sui territori conquistati può convincere anche i notabili locali più riottosi a collaborare.

Da ultimo, Bin Laden ha dovuto subire il duro rimprovero di Salam Awda, un predicatore saudita che lo ha accusato di essere «così assetato di potere da camminare sopra migliaia di morti musulmani». Finalmente i seguaci di Allah e Maometto si accorgono di essere le vittime principali del terrorismo scatenato in nome del loro dio e del loro profeta! Questo è forse il segnale più forte che per lo sceicco del terrore è giunto l’inizio della fine.

 

Sigillum Triplex

ANNUIT COEPTIS

 

 

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