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tibet in croce, boicottare la cina È un dovere

 

(21/3/2008) In questo giorno nel quale i cristiani di tutto il mondo fanno memoria della Passione e morte di Gesù Cristo, l'Associazione Internazionale "New Atlantis for a World Empire" e il suo ramo esecutivo, il Partito Mondialista, non possono e non vogliono dimenticare il martirio dell'eroico popolo tibetano che in 58 anni ha visto morire un milione dei suoi figli, che ogni giorno è conculcato nei suoi diritti di libertà religiosa e civile dall'infame regime di occupazione comunista cinese; un regime atroce che non permette neppure a un gruppo di pellegrini in esilio di varcare il confine e di recarsi nella propria patria a pregare nei propri templi, ma li uccide a fucilate in un macabro tiro al bersaglio tra le nevi dell'Himalaya, come mostra questo video ripreso tre settimane fa.

Le proteste, scoppiate a Lhasa il 10 marzo nell'anniversario di una rivolta che fu stroncata nel sangue di 65.000 vittime, continuano tuttora (questo video, girato con un telefonino, mostra lo scontro tra i monaci e gli sgherri della polizia cinese avvenuto il 15 marzo a Labrang, nella provincia tibetana dell'Amdo) nonostante la feroce repressione messa in atto da Pechino che ha già provocato più di 100 morti, come documentano queste terribili immagini sfuggite alla censura del regime e trasmesse all'Occidente da un turista francese e dall'agenzia di stampa cattolica Asianews:

 

Tibet repression Tibet repression

 

Massacre in Tibet Massacre in Tibet

 

Massacre in Tibet Massacre in Tibet

 

Massacre in Tibet Massacre in Tibet

 

Massacre in Tibet Massacre in Tibet

Nel frattempo, la rivolta del popolo tibetano desideroso di libertà si è estesa alle vicine province del Sichuan, Qinghai e Gansu. Il regime comunista cinese ha accusato la "cricca del Dalai Lama" di aver fomentato gli scontri - una scusa ridicola per chiunque sappia come il capo spirituale dei tibetani abbia sempre seguito nelle sue rivendicazioni politiche il precetto della non-violenza tipico del buddhismo - e si è vantato attraverso l'agenzia di stampa ufficiale Xinhua di aver ricevuto il sostegno di Paesi come Russia, Bielorussia, Vietnam, Pakistan... decisamente i fiori più belli della democrazia.

In quest'ora gravida di dolore per il popolo del Tibet e per tutti gli amanti della libertà (che sono numerosi in tutto il mondo, a partire dalla stessa Cina), il Partito Mondialista invita tutti i lettori di questo sito a colpire gli interessi economici del regime comunista cinese: in primo luogo astenendosi d'ora in poi dall'acquistare prodotti "made in China" realizzati da operai sottopagati e supersfruttati (in maggioranza donne e bambini); poi boicottando beni e servizi commercializzati dalle imprese che sponsorizzano le Olimpiadi con cui Pechino sta tentando di presentarsi al mondo con un volto "gradevole". La scelta è varia: Adidas, Coca-Cola, General Electric, Johnson & Johnson, Kodak, McDonald's, Samsung, Visa... se queste multinazionali riscontreranno un calo significativo e prolungato delle vendite e dei conseguenti ricavi saranno indotte a sciogliere i loro contratti con il sanguinario regime cinese, e il danno che questo ne riceverà sarà immenso. Non bisogna dar retta ai difensori delle dittature come l'orrido ministro degli Esteri italiano (ancora per poco) D'Alema, o ai liberali a giorni alterni come Emma Bonino, che temono l'irrigidimento di Pechino ed esortano a non penalizzare il popolo cinese: perché i burocrati del Pcc sanno bene che la Cina ha una popolazione troppo povera per assorbire la sua produzione industriale nel caso venga meno la domanda mondiale, e perché i cinesi sono i primi a non poterne più del regime totalitario che li opprime da più di mezzo secolo e  a lottare per abbatterlo, come hanno fatto i martiri di Piazza Tien an Men e come fanno ogni giorno i bloggers che sfidano la censura per far pervenire al mondo libero immagini e notizie della repressione. Se queste forme di boicottaggio economico avranno successo, sarà più facile persuadere i governi occidentali a mettere in atto sanzioni ancora più dure nei confronti di Pechino: non solo il boicottaggio delle Olimpiadi di sangue, ma anche e soprattutto il congelamento dei beni del regime situati in Occidente e la sospensione dei contratti stipulati dalle imprese occidentali.

Boicottare la Cina è un dovere di tutti. Per il Tibet messo in croce, per la Birmania schiacciata da un regime nazionalcomunista sostenuto da Pechino, per il Darfur martoriato dal regime islamico del Sudan con la complicità della Cina che ne acquista il petrolio, per tutti gli uomini e i popoli vittime di regimi tirannici. Comincia da qui, dall'ingerenza umanitaria messa in atto da ognuno di noi, la costruzione di quell'Impero mondiale in cui le sovranità e gli egoismi nazionali scompariranno, le discriminazioni di sesso, razza, lingua e religione saranno dissolte, e l'umanità conoscerà finalmente pace e prosperità.

ANNUIT COEPTIS

 

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