Il nichilista Dostoevskij e i suoi seguaci filo-Putin

 

 

(04/10/2021) Maurizio Blondet - ex-giornalista del quotidiano cattolico Avvenire (dove si distinse per editoriali che bollavano San Francisco come una nuova Sodoma e celebravano la rivolta dei Sepoys durante la quale, parole sue, "per la prima volta gli abitanti del Terzo Mondo videro il terrore negli occhi dei loro dominatori bianchi": veri pezzi di giornalismo anglosassone, i fatti separati dalle opinioni) licenziatosi per la sua opposizione alla guerra americana per la liberazione dell'Iraq, oggi amministratore di un blog antisemita, anglofobo, antiamericano, antioccidentale, antimondialista, antimodernista e dall'inizio della pandemia di Covid-19 anche anti-mascherina, anti-lockdown, anti-vax e anti-pass - ha una autentica venerazione per Fedor Dostoevskij. Non passa giorno senza che lui o i suoi dioscuri, Roberto Pecchioli e Luigi Copertino, citino larghi brani de "La leggenda del Grande Inquisitore", un racconto che, nel romanzo "I fratelli Karamazov", Ivan Karamazov espone ai suoi fratelli Aleksej e Alesa.

Per chi non lo conoscesse, "La leggenda del Grande Inquisitore" parla di una seconda venuta sulla terra di Gesù Cristo, nella Spagna del 1500 dominata dal tribunale dell'Inquisizione. Il Signore viene riconosciuto e acclamato dalle folle, ma il Grande Inquisitore lo fa arrestare; poi, nella cella dove lo ha fatto rinchiudere prima di condannarlo al rogo, lo accusa di essere venuto a "infastidire" il regime di ordine e obbedienza che la Chiesa - secondo l'interpretazione di Ivan, che è quella dello stesso Dostoevskij - avrebbe instaurato a partire dal VII secolo (ovvero dall'inizio della separazione tra cattolici e ortodossi, formalizzata nel 1054 con le reciproche scomuniche), soddisfacendo i bisogni materiali degli uomini in cambio della loro rinuncia alla libertà (che essi del resto non amerebbero); e tutto questo, dice l'Inquisitore, la Chiesa (cattolica) lo avrebbe fatto in nome di Dio, ma in realtà in "unione" con il Diavolo.

Dalla venerazione che Blondet e i suoi sodali mostrano per questo racconto si evincono molte cose.

In primis, che Maurizio Blondet, il quale pur si professa cattolico integrale, anzi cattolico "tradizionale", e spesso e volentieri accusa l'attuale Papa Bergoglio di essere un eretico, in realtà non è un cattolico, ma eventualmente un ortodosso, ovvero un cesaropapista filorusso e putinista.

In secundis, che lo stesso Blondet ritiene il potere, ogni potere, e soprattutto il potere dello Stato, cattivo in sé, sempre e per essenza nemico della libertà e degli uomini; eppure, fino allo scoppio della pandemia, il Blondet non si è certo segnalato per amore verso la democrazia liberale, anzi ha sempre bollato con parole infamanti chi considerava la libertà personale come il più grande bene degli uomini, ha sempre condannato con la massima durezza il primato dell'individuo sul collettivo che caratterizza l'Occidente rispetto ai totalitarismi asiatici, e ha sempre auspicato e lavorato per quello che egli chiamava e chiama tuttora "il ritorno del Sacro Romano Impero", ovvero della teocrazia, di un regime in cui i sacerdoti abbiano il controllo del governo, nel quale lo Stato di Israele sia distrutto e gli ebrei (la spina nel fianco dei blondettiani) vengano nuovamente discriminati e perseguitati. Come si spiega questa contraddizione?

Si spiega, a nostro parere, con il fatto che sempre ne "I fratelli Karamazov" Dostoevskij (l'autore preferito da Blondet & Co.) mette in scena un dialogo tra Ivan karamazov e suo padre in cui si rivela pienamente la concezione del mondo non solo di Dostoevskij, ma per estensione di Blondet, Pecchioli, Copertino e tutti gli antimondialisti: «Dio esiste o no, una volta per tutte? / No. / E chi si prende gioco degli uomini, Ivan? / Il diavolo, probabilmente».

Di fronte all'amara constatazione che il mondo non va come ad essi farebbe piacere; che l'America, nonostante tutte le sue crisi, è sempre il faro della democrazia e la dolce terra di libertà cui anelano diseredati ed esuli da tutto il mondo; che la Russia di Putin, la Cina comunista di Xi e l'Iran di Khamenei, nonostante la loro indefessa propaganda, non riscuotono l'ammirazione e l'amore che suscitano le liberaldemocrazie occidentali, gli antimondialisti non possono che concludere - come Dostoevskij di fronte alla condizione di perpetua inferiorità della Russia rispetto all'Occidente, e al fatto che la stessa intellighenzia russa ammirasse la superiore cultura occidentale invece di praticare l'autarchia spirituale da lui auspicata - che il mondo non è stato creato e non è governato da un Dio buono e giusto, bensì da Satana, dallo spirito del male che si diverte a tormentare i "buoni", come ritengono di essere gli antimondialisti.

Ecco, questa è la vera religione di Blondet e soci: il NICHILISMO. Perciò, se li conosci, li eviti.

 

Dall'Anglosfera all'Impero mondiale, è solo questione di tempo

Sigillum Triplex

Advenit Novus Ordo Seclorum

Annuit Coeptis

 

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