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Le tattiche mutano, la strategia rimane

 

 

(09/07/2016) Cari fratelli, amici e sostenitori,

da alcuni mesi riceviamo da molti di voi lettere accorate, nelle quali ci accusate, scandalizzati, di aver abbandonato i princìpi, i valori e gli obiettivi del "vero" Mondialismo, quei princìpi, valori e obiettivi che undici anni fa esponemmo nel nostro Manifesto.

Ad esempio molti di voi ci rimproverano shockati di aver adottato un frasario e un programma indistinguibili da quelli dei vari movimenti anti-sistema sorti negli ultimi anni in vari paesi d'Europa, sobillati e finanziati da nemici della libertà e della democrazia come il tiranno cekista Putin. Ci fate notare (giustamente) che Farage, il fautore della Brexit da noi approvata in uno dei nostri ultimi editoriali, è ben visto da Putin; che Salvini e la Le Pen, contrari alla NATO e alla stipula del TTIP (Trans-Atlantic Trade and Investment Partnership) e favorevoli alla revoca delle sanzioni alla Russia, sono anch'essi finanziati da Putin; che personaggi nefandi come l'ultracomunista Giulietto Chiesa condividerebbero con entusiasmo un nostro commento su Facebook in cui abbiamo invitato "Stati Uniti Russia e Cina" a cooperare contro il terrorismo islamico, lasciando perdere inutili dispute su Crimea et similia.

Ci ricordate, cari amici e sostenitori, che la Russia è il nemico numero 1 del Mondialismo, sul piano ideologico, politico, economico e culturale, e che il tiranno Putin ha sfruttato cinicamente i disordini e i massacri provocati dall'Isis per consolidare il regime del macellaio Assad suo valletto, per stabilire una testa di ponte nel Mediterraneo e proporsi come paladino dell'Occidente e dei "valori" mettendo in secondo piano la gravità, l'enormità del pericolo rappresentato dalla sua espansione territoriale e propagandistica in Europa.

Molti di voi sostengono, sulla base di nostri documenti ormai storici, che il progetto mondialista di "americanizzare l'Europa" sarà molto più difficile da realizzare se il Regno Unito uscirà d'ora in poi dall'Europa e l'inglese non sarà più, almeno teoricamente, una lingua europea; che il nostro progetto di costruire un "Anello di stati democratici intorno alla Russia" andrà a fondo, se appoggiamo in Europa tutti i partiti "anti-Nato" che sono contro la Merkel e contro l'establishment che, per quanto debole e incoerente, sarebbe sempre stato comunque permeabile ai dettami degli Stati Uniti, e che comunque è quello che ha deciso le sanzioni contro la Russia.

Ci rimproverate, infine, di voler preparare l'avvento alla Casa Bianca di Donald Trump, un Presidente che compirebbe, secondo voi, azioni antimondialiste come erigere una barriera al confine con il Messico, invitare Putin a Washington e addirittura trattare con la Corea del Nord! Al punto che uno di voi conclude il suo messaggio con il seguente trilemma:

"1.    O voi mondialisti avete obiettivi che non sono veramente conformi con il programma espresso nel vostro manifesto e Vladimir Putin è il vostro reale punto di riferimento;

2.    O il sito www.mondialisti.net non è espressione del vero mondialismo, ma di un finto mondialismo che segretamente porta avanti le istanze del dittatore Putin;

3.    Oppure c’è una chiave di lettura differente per tutto questo, una chiave di lettura che evidentemente mi sfugge".

 

Ebbene, cari fratelli, amici e sostenitori, poiché noi mondialisti non vogliamo che i vostri cuori siano sospesi nell'angoscia e che le vostre menti si indeboliscano nell'incertezza e nella disperazione, vi diciamo chiaramente che la risposta corretta ai vostri legittimi dubbi è la n. 3.

 La nostra tabella di marcia rimane quella esposta nel capitolo III del nostro Manifesto programmatico:

 1) risvegliare nel governo e nel popolo degli Stati Uniti d’America, oggi ridotto dal tiranno filoislamico Barack Hussein Obama come un pugile suonato, la coscienza della loro missione, di quella missione per cui li abbiamo creati: essere la città sulla collina, l’ostetrico del parto di una umanità riunita e in pace, e agire di conseguenza;

2) federare intorno agli Stati Uniti d’America una Unione Oceanica delle Democrazie, composta da Regno Unito, Canada, Australia, Nuova Zelanda, Giappone e India, fondata sulla comune roccia della liberaldemocrazia e del rispetto degli immortali e inalienabili diritti umani;

3) usare l’Unione Oceanica come portaerei avanzata del Mondialismo per lanciare un assalto congiunto, multistrumentale – mediatico, culturale, economico, politico e militare – e di lunga durata contro l’Asse del Male russo-islamo-cinese, al fine di logorarlo progressivamente e di provocarne la disgregazione nell’arco di massima dei prossimi cento anni;

4) conquistare pezzo per pezzo tutta la massa continentale euroasiatico-africana man mano che il processo di disgregazione dell’Asse del Male avanzerà, eliminandovi le componenti socio-religiose ostili al Mondialismo e impiantandovi una società civile liberaldemocratica, tollerante e pluralista, cominciando dalle terre dell’Islam – sia perché esso è il pericolo più prossimo, sia perché i suoi territori sono più facilmente raggiungibili da una forza di liberazione aeronavale – per passare poi alla Cina e infine alla Russia;

5) integrare gradualmente i territori conquistati nell’Unione Oceanica delle Democrazie fino a comprendervi tutto il pianeta, e infine convertirla nello Stato o Impero mondiale, qualunque nome si vorrà dare ad esso.

 Come vedete, fin dall’inizio abbiamo messo in chiaro che l’Islam è il primo tassello dell’Asse del Male da sconfiggere, tanto nella sua versione sunnita (guidata dall’Arabia Saudita testa del wahabismo) che in quella sciita (egemonizzata dall’Iran armato da Putin, dalla Cina e dalla Corea del Nord). La nostra strategia non è cambiata; è la tattica che, come è naturale che avvenga, muta e si adatta alle circostanze.

Neppure gli Stati Uniti d’America, da soli o con l’unico appoggio di Israele, potrebbero affrontare l’intero Asse del Male senza precipitare il mondo in una guerra nucleare globale; pertanto la nostra tabella di marcia consiste nell’applicazione della vecchia ma sempre valida “strategia dell’ultimo Orazio”, ovvero: allentare progressivamente i legami fra le tre membra dell’Asse del Male, spingerle l'una contro l’altra o almeno renderle indifferenti alle sorti reciproche, al fine di affrontarle separatamente e sconfiggerle una alla volta.

Per questo motivo vediamo con favore l’elezione di Donald Trump a nuovo Commander in Chief del popolo americano e i suoi sforzi per separare il regime di Putin sia dal suo alleato iraniano, sia dalla coppia Cina-Nordcorea. La Russia dovrà essere liberata dalla tirannide come il resto del pianeta, ma sarà necessariamente l’ultimo nemico da abbattere a causa della sua relativa maggior forza militare e nucleare; fino ad allora, ogni sforzo teso a separarla dalle altre due teste del Mostro non potrà che favorire la nostra causa, ance se questo dovesse implicare la sopportazione di un regime putiniano o post-Putin per altri decenni.

 Quanto all’Europa, alla Crimea e all’Ucraina, purtroppo la loro sorte è legata a filo doppio a quella delle tre teste dell’Asse del Male. Dopo la fine della seconda guerra mondiale noi spingemmo gli Stati Uniti d’America a non rinchiudersi in un nuovo isolazionismo, anzi a sostenere economicamente i Paesi dell’Europa occidentale usciti in macerie dal conflitto, e favorimmo la nascita della Comunità Europea (pur consci del suo vizio collettivista di origine, legato all’influenza degli Spinelli e dei Rossi) allo scopo di impedire all’Armata Rossa di giungere fino a Lisbona. Purtroppo le élites culturali e politiche eurocontinentali sono sempre state affascinate dalle sirene comuniste, perché la Vecchia Europa è sempre la stessa che settecento anni fa ci mandò al rogo, malata di comunitarismo, di conformismo, incapace di separare sacro e profano, pronta a piegarsi davanti a ogni tiranno, da Napoleone a Hitler, ai califfi e agli ayatollah; un nano militare, ma un mezzo gigante economico capace di finanziare ogni progetto totalitario purché sia antiamericano, anti-società aperta, in definitiva antimondialista.

Per questo il destino finale dell’Europa dipenderà dalla grande guerra tra Mondialismo e Antimondialismo: se e quando, con il favore dell’Altissimo, Islam, Cina e Russia saranno state sconfitte e integrate nel venturo Impero mondiale, l’Europa si lascerà cadere in esso come un frutto maturo, perché sarà ormai priva dei suoi padrini ideologico-politici. E anche la sorte dell’Ucraina e di tutti i Paesi dell’Europa orientale che adesso sono minacciati dall’arroganza di Putin è legata in definitiva alla vittoria finale del Mondialismo. Per questo la nostra attuale tattica nei confronti dell’Unione Europea è finalizzata, più che a farne un membro dell’Anello di Fuoco intorno alla Russia, a impedire che essa divenga un’appendice dell’Asse del Male; e per questo scopo l’uscita della Gran Bretagna, lungi dal rappresentare una vittoria dell’antimondialismo, costituiva l’unico mezzo per impedire che il Regno Unito fosse “eurabizzato” come ormai il resto dell’UE e per integrarlo in quell’alleanza con USA, Canada, Australia e Nuova Zelanda che noi chiamiamo Anglosfera e che dovrà ampliarsi a Giappone e India per divenire l’Unione Oceanica delle Democrazie, prima pietra dell’Impero mondiale.

 

La scala che conduce alla sommità della Piramide dell’Autoconoscenza può essere salita solo un gradino alla volta, sia dal singolo individuo, sia dal genere umano nel suo insieme, e tentare di saltare in un sol colpo due o tre scalini conduce necessariamente a ricadere al punto di partenza con il collo spezzato. Noi mondialisti lo abbiamo imparato sulla nostra pelle: quando riuscimmo a far eleggere al soglio di Pietro il cardinale Giovanni Battista Cybo col nome di Innocenzo VIII, e ad affidare a Cristoforo Colombo, suo figlio naturale e Templare acquisito per matrimonio, il comando di una spedizione che avrebbe dovuto fondare nel continente americano una colonia abitata da cristiani, ebrei e musulmani, basata sui princìpi di tolleranza e laicità, credemmo veramente che fosse giunto il tempo per unire il mondo nella pace; ma non avevamo compreso che i tempi non erano ancora maturi, che le forze ostili al nostro progetto all’interno della Chiesa avrebbero tolto di mezzo con la violenza il Cybo e messo al suo posto il filospagnolo Rodrigo Borgia, pagammo questo errore perdendo i nostri insediamenti centroamericani, e fummo costretti a recuperare con la guerra da corsa l’oro e l’argento che prima ottenevamo senza sforzo dagli indios nostri alleati. Così pure sei anni fa, quando avviammo l’operazione “Snow on the Sahara” per sollevare le masse dei Paesi islamici contro i loro dittatori laici e teocratici, sottovalutammo l’incapacità strutturale della religione islamica ad accogliere le istanze della Modernità, al contrario di quanto aveva fatto il Cristianesimo; la nostra sottovalutazione della intrinseca irrazionalità volontaristica dell’Islam ha avuto come conseguenza l’ascesa del fondamentalismo islamico e la diffusione del terrorismo in tutto il Medio Oriente, il Nordafrica e l’Europa.

 La verità è che l’uomo, pur non essendo una bestia, non è neppure un angelo (e, ad esser precisi, il primo ribelle a Dio fu proprio l’angelo più perfetto da Lui creato), e perciò fare eccessivo affidamento sulla sua naturale “bontà” e “razionalità” conduce necessariamente a sicuri disastri; perché lo scorrere del tempo non è un mero susseguirsi di istanti, è un processo di evoluzione, di maturazione che non può essere affrettato artificialmente. Ai discepoli che gli chiedevano «Signore, è questo il tempo in cui ricostituirai il regno di Israele?» il Figlio di Dio, Gesù Cristo, rispose «Non spetta a voi conoscere i tempi e i momenti che il Padre ha riservato alla sua scelta»: la ricostituzione di Israele è poi avvenuta nel 1948, dopo un secolo di persecuzioni, dopo lo sterminio di sei milioni di Ebrei, quando giunse il kairós, il tempo opportuno.

 Come dice la Scrittura, «c’è un tempo per ogni cosa: un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli, un tempo per costruire case e un tempo per abbatterle, un tempo per seminare e un tempo per mietere». Ogni cosa è adatta al suo tempo, e inadatta al prima e al dopo; l’Unione Europea era cosa utile alla nostra causa cinquant’anni fa, oggi può servirci meglio distruggerla e aggregarne i vari pezzi agli USA mediante un TTIP a 30 membri, così come arginare l’invasione degli Stati Uniti da parte di immigrati che non condividono i nostri valori può essere oggi il solo mezzo per risollevare la potenza dell’Aquila e in prospettiva democratizzare il Messico e tutta l’America indiolatina (per un esempio non tanto immaginifico di quel che può comportare per la sicurezza nazionale americana un confine meridionale troppo poroso leggete il nuovo bestseller “Target America”, e non chiedetevi chi lo ha ispirato…). Solo lo scopo finale, l’unificazione del genere umano in un solo Impero mondiale liberale e democratico, rimane e rimarrà immutato fino alla sua realizzazione, che è la causa di Dio e di tutto il genere umano: costruire una coesistenza senza barriere, uno Stato universale per individui universali.

  Sigillum Triplex

Advenit novus ordo seclorum

annuit coeptis

 

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