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Sul mare di Gaza Israele combatte per difendere la civiltà

 

 

(31/5/2010) Alle 4 del mattino, ora locale, reparti scelti della Marina israeliana hanno abbordato la flotta di 6 imbarcazioni partita dalla Turchia una settimana fa con l'intenzione esplicita di forzare il blocco navale imposto dallo Stato di Israele alla Striscia di Gaza dal 2007, anno in cui prese il potere in essa il movimento islamico integralista e terrorista Hamas che nel suo statuto costitutivo si propone la distruzione di quella che chiamano "entità sionista". La spedizione era stata organizzata dal "Free Gaza Movement", una galassia di organizzazioni non governative filopalestinesi egemonizzata dall'Ihh, una associazione turca che Israele e la CIA hanno messo da tempo sulla loro lista nera per aver finanziato Hamas e altre organizzazioni terroriste islamiche, come quella facente capo in Italia all'imam della moschea di viale Jenner a Milano. L'abbordaggio era stato preceduto da ripetuti avvertimenti lanciati via radio dalle navi militari con la stella di Davide, con i quali si invitava il convoglio a non entrare in una zona di guerra sottoposta a blocco secondo le norme del diritto internazionale e a dirigersi piuttosto nel più vicino porto israeliano, ove gli 800 attivisti avrebbero potuto con tutta comodità scaricare le 10.000 tonnellate di "aiuti umanitari" - ufficialmente cibo, medicinali, sedie a rotelle per gli invalidi, tende e materiali da costruzione - e supervisionare il loro trasporto a Gaza attraverso i valichi terrestri; ma i sedicenti "pacifisti" avevano rifiutato. I soldati di Gerusalemme, calatisi con delle corde da un elicottero sulla nave turca "Mavi Marmara", quartier generale della flottiglia, sono stati aggrediti da orde di "pacifinti" armati di coltelli, bastoni, spranghe di ferro, persino con delle granate assordanti (il famoso pacifismo turco...), sette di loro sono stati feriti, due in modo grave, e solo allora, dopo essersi consultati via radio con i loro comandanti, sono stati autorizzati ad aprire il fuoco uccidendo sette aggressori e ferendone una quarantina. Nel frattempo i soldati saliti a bordo delle altre imbarcazioni non incontravano alcuna resistenza, e naturalmente su di esse non c'è stato alcun morto o ferito né fra i passeggeri né fra i militari. Tutte le navi sono poi state scortate nel porto di Ashdod, i "pacifinti" feriti portati negli ospedali e gli altri presi in consegna dalle autorità.

Al di là delle stucchevoli obiezioni che sono state mosse col senno di poi - era necessario assaltare le navi con dei soldati? Non si potevano mandare dei poliziotti? Non si poteva sparare qualche cannonata di avvertimento davanti alla prua delle navi? (bravi, e se non invertivano la rotta?); non si potevano lanciare dei siluri per danneggiare le sale macchine? (già, così l'ONU avrebbe condannato ufficialmente Israele per pirateria); non si potevano usare commandos di subacquei o mini-sommergibili per mettere fuori uso le eliche? (e rivolgersi a James Bond, no?) - è necessario ribadire alcuni punti fondamentali:

1) il diritto internazionale autorizza uno Stato impegnato in una guerra contro un altro Stato o organizzazione politica belligerante a porre in essere un blocco terrestre, aereo e navale delle frontiere dello Stato o territorio aggressore allo scopo di impedire al nemico di ricevere armamenti da potenze terze. Il fatto che l'abbordaggio della flottiglia filopalestinese sia avvenuto in acque internazionali, e non nelle acque territoriali israeliane, si spiega semplicemente considerando che gli attivisti avevano rifiutato di dirigersi verso porti israeliani e che il loro scopo, dichiarato fin dalla partenza ai media di tutto il pianeta, era appunto di violare il blocco entrando nelle acque territoriali della Striscia di Gaza. Quindi l'abbordaggio israeliano non può in alcun modo esser considerato una violazione del diritto internazionale;

2) il diritto internazionale prevede che lo Stato imponente il blocco debba lasciar entrare nello Stato o territorio sottoposto a blocco i cosiddetti "aiuti umanitari", ovvero tutto ciò che è necessario per la sopravvivenza della popolazione civile (dove per "civile" si intende il "non militare", cioè chi non combatte contro lo Stato imponente il blocco indossando una divisa) e che non costituisca armamento o mezzo per la costruzione di armamenti. Ebbene, ogni giorno, sottolineo ogni giorno, lo Stato di Israele lascia entrare nella Striscia di Gaza più di cento, sottolineo cento, camion carichi di cibo, medicine e altri beni utili alla popolazione civile: ogni giorno gli abitanti di Gaza ricevono dai "perfidi Giudei" farina, carne, frutta e verdura, latte e formaggio, zucchero, foraggio per il bestiame, antibiotici, vestiti e gasolio in misura dieci volte superiore al carico portato "ufficialmente" dalla Flotilla ottomana. Non solo, ma ogni giorno i "perfidi Giudei" lasciano passare alla frontiera e accolgono nei loro ospedali decine di malati e feriti palestinesi provenienti da Gaza e bisognosi di cure, malati e feriti che magari, poche ore o giorni prima, hanno lanciato contro le città israeliane qualcuno delle migliaia di missili "made in China" comprati da Teheran e recapitati attraverso i tunnel scavati al confine con l'Egitto. Quindi, a parte il fatto che i cosiddetti "civili" di Gaza sono in molti casi combattenti senza divisa, e quindi vigliacchi e violatori del diritto internazionale (il quale prescrive che i combattenti debbano essere facilmente distinguibili dai non-combattenti, proprio al fine di tutelare questi ultimi); a parte che a Gaza anche i cosiddetti "civili" che non fanno parte di Hamas collaborano con esso costruendo i tunnel per il passaggio delle armi, o facendoli costruire dai propri figli ancora infanti, o dando ospitalità nelle proprie case ai terroristi, o custodendo in esse armi e munizioni, e quindi, secondo il diritto internazionale, non possono esser considerati propriamente dei "non-combattenti"; a parte tutto questo, è falso che la popolazione della Striscia di Gaza sia «ridotta alla fame e alla disperazione» per colpa del blocco imposto da Israele. Se la popolazione di Gaza è veramente ridotta alla fame e alla disperazione, la colpa è unicamente dei terroristi di Hamas che taglieggiano i commercianti, incamerano tutti i viveri che giungono dall'esterno, intascano i cento milioni di dollari che ogni anno - ogni anno! - l'Unione Europea e i Paesi islamici elargiscono a Gaza, e usano tutto questo cibo e questo denaro non per la sopravvivenza e il benessere della popolazione, bensì per comprare armi sempre più sofisticate allo scopo di uccidere un numero sempre più elevato di "perfidi Giudei";

3) i cosiddetti "pacifisti" vedono, o credono di vedere, soltanto le sofferenze della popolazione di Gaza. Non vedono, non vogliono vedere le sofferenze degli abitanti di Ashkelon, Sderot e di tutte le altre città e villaggi israeliani che ogni giorno vengono colpiti dai missili lanciati dalla Striscia di Gaza. Non vedono, non vogliono vedere il terrore negli occhi dei bambini ebrei costretti a interrompere i loro giochi e a correre nei rifugi quando la sirena avverte che di lì a cinque o dieci minuti un missile di Hamas porterà loro morte e distruzione soltanto perché sono ebrei. Non vedono, non vogliono vedere il martirio degli studenti iraniani imprigionati per aver protestato contro le elezioni-farsa di un anno fa, né quello dei musulmani Ahmadi massacrati pochi giorni fa a Lahore, considerati eretici sia dai sunniti che dagli sciiti, e che per la legge pakistana non possono neppure chiamarsi musulmani. Non hanno voluto vedere il dolore, l'angoscia negli occhi del padre e della madre di Gilad Shalit, il giovanissimo soldato israeliano rapito dai terroristi di Hamas e prigioniero da troppi anni proprio a Gaza, e non hanno nemmeno voluto farsi latori di una loro lettera ai capi di Hamas con cui chiedevano informazioni sulla salute del loro figlio che neppure la Croce Rossa può visitare;

4) il movimento terroristico Hamas è solo la punta di un iceberg costituito da centinaia di milioni di musulmani che ormai da un secolo hanno abbracciato una interpretazione letterale e fondamentalista del Corano per la quale l'esistenza in vita di esseri umani che professano altre religioni, o si dichiarano atei, o magari seguono una interpretazione non letterale e non fondamentalista dello stesso Corano è una intollerabile offesa ad Allah e Maometto, un'offesa da lavare con il sangue degli "infedeli" e degli "apostati". Togliere il blocco a Gaza, permettere ad Hamas di ricevere liberamente armi, trasformerebbe la Striscia in un santuario del terrore simile all'Afghanistan al tempo dei talebani, al Sudan e alla Somalia, in una portaerei da cui i nemici dell'Occidente lancerebbero attacchi in tutto il Mediterraneo con la benedizione di Bin Laden e Ahmadinejad.

L'Islam non è sempre stato così: nelle corti di califfi e sultani sono fiorite per secoli poesia e letteratura, filosofia e medicina; alcuni ebrei e cristiani sono stati tollerati e hanno ricoperto incarichi di grande rilevanza nelle società musulmane. Eppure nel 642, dopo aver conquistato Alessandria d’Egitto, il generale arabo Amr ibn al-’As ordinò di bruciarne la gloriosa biblioteca sentenziando: «Se questi libri contengono cose che sono scritte nel Corano, sono inutili; se contengono cose contrarie a quanto è scritto nel Corano, sono dannosi». Eppure nel XII secolo il filosofo, medico e giurista Abu al-Walid Muhammad ibn Ahmad ibn Muhammad ibn Rushid (più conosciuto come Averroè) fu condannato a morte dal califfo di Cordova per aver sostenuto che Dio non agisce nel mondo con un arbitrio assoluto, ma in modo conforme alla ragione, e che i precetti del Corano non andavano presi alla lettera, come pretendevano gli ignoranti, ma interpretati nel loro significato simbolico (un metodo che Ebrei e Cristiani hanno sempre praticato con la Torah e il Vangelo). Eppure nel 1955 nella traduzione in arabo della Divina Commedia pubblicata in Egitto vennero censurati i versi dell’Inferno relativi a Maometto. Eppure nel 2005 Ahmad al-Baghdadi, docente di scienze politiche in Kuwait, è stato condannato a un anno di galera per aver detto che a scuola è meglio se i bambini passano più tempo a studiare musica che a studiare il Corano. Eppure dal 2007 la televisione egiziana trasmette sermoni di imam i quali seriosamente insegnano che la Terra è piatta perché così sta scritto nel Corano (se non ci credete guardate questo video su Youtube: http://www.youtube.com/watch?v=eMqPI-RMU7Q&feature=player_embedded). Eppure oggi, nel terzo millennio, un gruppo di avvocati del Cairo ha citato in giudizio l'editore delle "Mille e una notte" per ottenere il divieto di pubblicare un'opera di «propaganda sionista» che parla di geni magici, tappeti volanti, animali parlanti e persino di ebrei buoni, onesti e valorosi, tutte cose che essi considerano false perché non menzionate nel Corano. Eppure oggi talebani afghani, qaedisti iracheni e basiji iraniani sgozzano, decapitano, torturano e impiccano musicisti, pittori e registi, insegnando che l'unica "arte" buona per un musulmano è quella di fabbricare cinture esplosive e bombe atomiche per sterminare ebrei e cristiani. E tutto questo avviene, grazie ai miliardi di dollari ricavati dal petrolio o elargiti da "semplici" musulmani a banche islamicamente corrette e ad associazioni "caritatevoli" che finanziano il terrorismo, sotto gli occhi di un Occidente che ha ripudiato la doppia radice greco-romana ed ebraico-cristiana da cui è scaturito il suo primato nelle scienze, nelle arti, nell'economia e nella politica, che si vergogna di aver portato la civiltà al mondo e si affida a un falso messia di nome Obama il quale non perde occasione per genuflettersi davanti a tiranni e tagliagole con la bandiera verde.

In conclusione, la posta in gioco nello scontro di Gaza tra la Marina israeliana e i "pacifinti" filo-Hamas non è soltanto la difesa del diritto dello Stato di Israele a esistere e a difendersi contro i suoi nemici. La posta in gioco è la difesa della libertà, della tolleranza, dell'apertura alla conoscenza dell'altro che ha fatto dell'Occidente la più grande e migliore civiltà della Storia. E in questa lotta per la difesa della civiltà ogni uomo e ogni donna amante della vita, della verità e della pace - la vera pace che non è acquiescenza al male, ma nasce dalla giustizia - deve essere, come saremo noi mondialisti, schierato dalla parte di Israele, l'unica democrazia in un Medio Oriente di satrapi feroci e di ayatollah fanatici, l'unico baluardo rimasto a difesa dell'Occidente, della Verità, della Civiltà e della Vita contro le armate dell'Islam sanguinario, della Menzogna, della Barbarie e della Morte. Noi dell'Associazione Internazionale "New Atlantis for a World Empire" e del Partito Mondialista siamo certi che alla fine Israele vincerà. Vincerà contro i missili di Hamas, contro i kamikaze di Al Qaeda, contro i pacifinti strabici e contro l'ONU ipocrita. Vincerà anche per tutti quei milioni di musulmani che sono stanchi di vivere sotto la cappa di piombo di regimi intolleranti e crudeli, per tutti quei musulmani che vogliono vivere anch'essi la loro fede distinguendo fra ciò che si deve a Dio e ciò che si deve a Cesare. Vincerà e restituirà all'Occidente la pace, la sicurezza, la serena coscienza della sua grandezza, della sua missione di liberazione per tutto il genere umano. Perché, come dice il Signore Gesù Cristo, il Figlio di Dio, «la salvezza viene dai Giudei».

Templar SealIsrael Coat of armsEye of God

dio benedicA ISRAELE, DOLCE TERRA DI LIBERTà !

annuit coeptis

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