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Solo l'Impero mondiale può fermare le stragi del Mediterraneo

 

 

(22/04/2015) Il recentissimo naufragio avvenuto nel Canale di Sicilia di un barcone carico di immigrati, con la morte per annegamento di più di 700 di loro, non è che l'ennesima stazione di una via Crucis che si consuma da anni nelle acque del Mediterraneo, di quel mare che per settecento anni ha unito le due sponde dell'impero di Roma, e che da quattordici secoli divide un'Europa ormai sempre meno cristiana da un Islam sempre più aggressivo, intollerante e ansioso di "riscattare" la propria inferiorità politica, scientifica, economica e morale nei confronti dell'Occidente sterminando tutti i non-islamici, cristiani ed ebrei in primis. Come spesso accade, tuttavia, l'attenzione sollevata dai grandi mezzi di comunicazione ha spinto il mondo politico e intellettuale europeo, e in particolare in Italia, a iniziare la solita immonda gazzarra da salotto che durerà lo spazio d'una settimana, in cui ogni deputato, ministro, poetucolo dal grande ego e dai pochi lettori (ogni riferimento al signor Erri De Luca è puramente volontario) e presidente di Ong strabico-umanitarie propone la soluzione ritenuta migliore per porre fine al "dramma", alla "strage".

Sempre molto gettonata presso la Sinistra radical-chic è la proposta del "corridoio umanitario": aprire sedi dell'Unione Europea nei Paesi dell'Africa sub-sahariana e del Medio Oriente nei quali transitano i profughi per espletare in loco le procedure burocratiche volte ad accertare, per ciascuno di essi, la titolarità o meno del diritto di chiedere asilo. È un'idea che piace, appunto, soprattutto alla gauche au caviar, a quegli intellettuali ciecopacifisti che si indignano per la morte di un palestinese solo quando c'è di mezzo Israele e non quando è colpa del Califfato, e che di nero nella loro vita hanno visto soltanto i costosissimi tubini di Armani delle loro mogli e la faccia dei loro camerieri; non piace invece alla grandissima maggioranza della popolazione europea, ben consapevole non soltanto dell'effetto eversivo che avrebbe l'afflusso di milioni di musulmani in un continente la cui civiltà è ancora, suo malgrado, fondata sul Cristianesimo, ma anche dell'impossibilità per lo spazio geoeconomico europeo - già densamente abitato e fortemente urbanizzato - di accogliere simili enormi masse umane, senza la possibilità di assicurare loro quello standard di prestazioni socio-sanitarie e di opportunità lavorative che gli Stati dell'UE riescono a malapena a garantire ai propri cittadini.

In questi giorni, presso gli analisti più saggi, sta acquistando maggior favore l'opzione "blocco navale", alla quale politicanti di destra affiancano lo slogan "bombardiamo le navi degli scafisti!". Certamente uno schieramento di navi militari presso le coste nordafricane, con l'ordine tassativo di respingere con la forza ogni imbarcazione non autorizzata, accompagnato da una accorta campagna mediatica di dissuasione, potrebbe scoraggiare molti dal versare somme di denaro spesso ingenti nelle mani dei trafficanti di carne umana: l'Australia, con questo sistema chiamato "Stop the Boats", ha ridotto in un solo anno del 90% il numero degli sbarchi clandestini sulle proprie coste. Né ci si può lasciar incantare dalla retorica dei soliti pseudogiuristi sempre pronti a brandire l'articolo 11 della costituzione italiana (l'abusato "ripudio della guerra") e a evocare scenari apocalittici qualora flotte europee invadessero le acque libiche, perché l'alternativa è chiara: o si decide di lasciar entrare tutti, oppure si agisce coerentemente per impedire l'ingresso a chi non ha il diritto di entrare. Fin quando il genere umano sarà diviso in cento e più nazioni sovrane, ognuna di esse conserverà il diritto "profano" di preservare l'integrità etnica del proprio popolo, e di discriminare pertanto, secondo il numero, il censo, l'etnia o la religione, gli stranieri che chiedono il permesso di stabilirsi all'interno delle loro frontiere.

L'unica soluzione al dramma umanitario delle "carrette del mare", a nostro parere, non è comunque un blocco navale, per quanto ben congegnato. La soluzione definitiva si avrà solo quando l'Occidente, tutto intero, prenderà coscienza della sua missione storica: esportare nel mondo la sua superiore civiltà, la civiltà di Aristotele e di Gesù Cristo, la civiltà di Atene, Roma e Gerusalemme, la civiltà della libertà, della democrazia e dei diritti dell'uomo, al fine di creare uno Stato o Impero mondiale che assicuri a tutti gli individui umani pace e prosperità. Per realizzare questa altissima e nobile missione sarà necessario muovere guerra a tutti i regimi tirannici, dittatoriali e teocratici che, opprimendo i loro popoli e aggredendo i propri vicini, sono all'origine delle fiumane di disperati che si dirigono verso il Nord del pianeta; una guerra senza quartiere, che comporterà inevitabilmente molte perdite da entrambe le parti, ma che tuttavia è l'unica strada per far sì che il Mediterraneo, come tutti gli altri mari e oceani solcati dai viaggi della speranza, torni a essere ciò che era al tempo degli antichi Romani: non un vallo di separazione, ma un ponte di passaggio, un mezzo di comunicazione fra parti diverse di un solo mondo unito e in pace.

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annuit coeptis

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