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La "Shale Revolution" e l'Impero Mondiale

 

 

(4/8/2013) Cinque giorni fa alcuni giornali italiani, come al solito affetti da provincialismo (leggi: guardare sempre il proprio ombelico nazionale), hanno riportato nelle pagine interne e senza enfasi una notizia che invece avrebbe dovuto comparire in apertura con titoli a nove colonne: il principe saudita Al Waleed bin Talal, nientemeno che nipote del re Abdallah, ha reso pubblica via Twitter una lettera che aveva inviato lo scorso 13 maggio al ministro del Petrolio di Riad, Ali al Naimi, accusandolo di sottovalutare «la minaccia per il regno rappresentata dallo shale gas e dallo shale oil del Nordamerica». Ora, è già un fatto rilevante che in una monarchia assolutista come quella dei Saud simili contrasti emergano alla luce del sole invece di essere risolti con discrezione nell'ombra, ma ancor più rilevante è il merito della questione: che cosa saranno mai, si chiederà il lettore di questa pagina, lo shale gas e lo shale oil? e perché rappresenterebbero un tale pericolo per l'Arabia Saudita?

Andiamo con ordine. In inglese shale vuol dire "scisto": si tratta di un tipo di roccia argillosa, impermeabile, disposta in vaste stratificazioni orizzontali situate in genere a 3-4.000 metri di profondità e caratterizzata da microscopici pori che possono contenere o metano (che viene detto shale gas, o gas di scisto) oppure petrolio (e allora si parla di shale oil). Ora, si dà il caso che gli Stati Uniti d'America possiedano riserve vastissime sia di petrolio, sia ancor più di gas contenuti in queste rocce di scisto: per quanto riguarda lo shale oil si parla di circa 1.500 miliardi di barili, mentre per lo shale gas si stima che gli USA dispongano delle maggiori riserve al mondo, pari a circa 132.000 miliardi di metri cubi; ai ritmi di consumo attuali (circa 7 miliardi di barili di petrolio e 700 miliardi di metri cubi di gas all'anno) tali riserve basterebbero a coprire le necessità statunitensi per più di 200 anni.

Questi giacimenti erano noti già dagli anni '40 del XX secolo, ma fino a pochi anni fa non era disponibile la tecnologia necessaria a sfruttarli: per estrarre petrolio e gas dalle rocce di scisto è infatti necessario prima trivellare verticalmente fino ai 3-4 km di profondità sopra detti, poi proseguire la trivellazione in orizzontale, seguendo l'andamento degli strati argillosi (horizontal drilling) e infine pompare una miscela di acqua e aria ad alta pressione, per fratturare le rocce e consentire agli idrocarburi liquidi o gassosi di fuoriuscire dai pori ed essere pompati in superficie (il cosiddetto hydrofracking).

Da una decina d'anni tale tecnologia è finalmente disponibile, e dal 2008 Barack Hussein Obama - vile e inetto nell'affrontare manu militari le minacce agli Stati Uniti d'America e all'Occidente - ha compiuto l'unica azione per la quale meriterà forse di passare alla Storia: ha emanato una normativa che prevede forti sgravi fiscali e autorizzazioni agevolate per le grandi companies americane che si dedicavano alla ricerca in questo settore, allo scopo di assicurare all'America, nel lungo periodo, l'autosufficienza energetica.

Ebbene, le ricerche sono state così fruttuose, che gli Stati Uniti d'America, i quali nel 2008 producevano soltanto 4,9 milioni di barili di petrolio al giorno, grazie allo shale oil nel 2011 ne hanno prodotti 5,7 milioni, esportandone all'estero ben 1,2 milioni di barili al giorno - ridiventando quindi un esportatore netto di petrolio, primato che avevano perduto dal 1949 -; nel 2012 la domanda americana di petrolio da Algeria, Angola e Nigeria è diminuita del 41%, e si prevede che nel 2020 gli USA supereranno l'Arabia Saudita diventando il primo produttore al mondo. Per quanto riguarda lo shale gas, poi, la sua produzione nel 2000 copriva appena l'1% del fabbisogno statunitense, ma nel 2006 copriva già il 5,9%, e nel 2010 il 20%; oggi i consumatori americani (non solo cittadini comuni, ma soprattutto imprese) pagano il gas un terzo, e l'elettricità meno della metà degli Europei; gli USA sono divenuti i primi produttori al mondo di metano, superando anche la Russia, che nel 2012 ha dovuto interrompere le trivellazioni nel giacimento artico di Shtokman (il più vasto d'Europa, con una capacità di 3.900 miliardi di metri cubi), perché l'abbassamento del prezzo di mercato causato dallo shale americano ne aveva reso lo sfruttamento economicamente insostenibile; dal 2009 le importazioni di GNL (gas naturale liquido) da parte di Washington sono calate di due terzi, e si prevede che nel 2028 l'America sarà indipendente dal resto del mondo anche per quanto riguarda il fabbisogno di gas naturale.

Ora potete dunque comprendere il terrore che si sta diffondendo nella monarchia saudita, che nel 2012 aveva ottenuto ben il 92% delle sue entrate dalla vendita di petrolio: come ha ammonito il principe Al Waleed, nel 2014 la richiesta mondiale scenderà di 250.000 barili al giorno, e questo sarà solo l'inizio, perché anche altri Paesi, come la Gran Bretagna, la Polonia e l'Ucraina, hanno intenzione di sfruttare i loro giacimenti di scisto (i quali, a differenza di quelli "convenzionali", sembrano essere distribuiti sulla superficie terrestre in modo più uniforme). Ma le conseguenze più importanti della "Shale Revolution" saranno di ordine geopolitico: l'indipendenza energetica significherà per gli Stati Uniti d'America l'annullamento del patto siglato nel 1945 da Franklin Delano Roosevelt con Abdulaziz Ibn Saud, che in cambio di un accesso sicuro alle forniture di petrolio ha obbligato Washington non soltanto a garantire assistenza militare all'Arabia Saudita, ma soprattutto a finanziare per settant'anni con oceani di dollari la fanatica ideologia wahabita, cioè la versione più antimoderna e intollerante dell'Islam, quella che ha dato origine a Osama bin Laden e ad Al Qaeda, al terribile Golgota dell'11 settembre 2001 e a tutti le stragi compiute dal terrorismo islamico in ogni parte del mondo.

Chiudere il rubinetto del denaro alla petromonarchia fondamentalista dei Saud significherà per gli Stati Uniti d'America affrancarsi dal dilemma che da settant'anni attanaglia la loro politica estera, sempre divisa tra ideali e interessi, fra rispetto dei diritti umani e complicità con i peggiori tiranni e dittatori, fra esportazione della democrazia e mantenimento della stabilità dei regimi e degli approvvigionamenti energetici. D'ora in poi Washington sarà libera di perseguire la sua missione storica: unire sotto la sua guida tutte le democrazie del pianeta per muovere guerra senza quartiere ai terroristi islamici e agli Stati-canaglia che li finanziano e li armano, per liberare tutti i popoli della Terra da tutti i regimi tirannici e dittatoriali, laici e teocratici, e integrarli in un Impero mondiale, federale e liberaldemocratico, che assicuri a ogni individuo umano il rispetto degli immortali e inalienabili diritti alla vita, alla libertà e alla ricerca della felicità. Come sempre Ragione e Scienza, doni sublimi dell'Altissimo, cooperano alla diffusione di Libertà e Democrazia, come è avvenuto dall'inizio dell'espansione planetaria dell'Occidente ebraico-cristiano, affinché si realizzi la parola del Signore Gesù Cristo: Ut unum sint, che tutti siano uno: un solo popolo, sotto una sola legge.

 

Eye of God

Advenit novus ordo seclorum

annuit coeptis

 

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