putin e ahmadinejad padroni d'eurasia

(17/10/2007) La recentissima visita di Vladimir Putin in Iran, iniziata con un vertice dei cinque paesi che si affacciano sul Mar Caspio (oltre a Russia e Iran, Azerbaijan, Kazakistan e Turkmenistan) e conclusa con un rafforzamento dell'intesa nucleare con Mahmoud Ahmadinejad, mostra al di là di ogni ragionevole dubbio quale sia il disegno dei due dittatori: essere l'uno la mente, l'altro il braccio di un blocco imperiale eurasiatico.

Da un lato Putin, che per aggirare l'ostacolo posto dalla costituzione russa ad una sua terza rielezione consecutiva si appresta a candidare nel 2008 un uomo di paglia e a riservarsi il ruolo di primo ministro (una sorta di Richelieu del XXI secolo), mira a estendere e consolidare il suo potere di ricatto energetico sull'Europa acquisendo il controllo dell'area del Caspio, il più importante bacino al mondo di petrolio e gas naturale già oggi e ancor più nei prossimi decenni, quando i giacimenti del Golfo Persico inizieranno a esaurirsi; per questo ha preteso e ottenuto dai partner rivieraschi l'impegno a non mettere il proprio territorio a disposizione di paesi terzi, così bloccando in un sol colpo sia i tentativi degli Stati Uniti di impiantarvi basi per la lotta al terrorismo in Afghanistan e Iraq, sia il progetto americano di un gasdotto che attraversi il Caspio alleviando la fame d'energia degli europei - si ricordi che la Francia, pur avendo 58 centrali nucleari (il numero più alto in Europa), dipende da approvigionamenti esteri per metà del proprio fabbisogno energetico -.

Dall'altro Ahmadinejad, ex-pasdaran che si è fatto le ossa sequestrando i diplomatici americani a Teheran nel 1979 e compiendo incursioni segrete a Kirkuk durante la guerra contro Saddam Hussein,  ed è salito alla presidenza come protetto della Guida suprema della Rivoluzione Alì Khamenei, è un fanatico fortemente imbevuto dell'ideologia-forza dell'Islam (non merita di esser chiamata religione): distruggere l'odiata "entità sionista", Israele, come prologo allo sterminio di ebrei, cristiani e apostati (categoria amplissima nella quale rientrano, l'uno per l'altro, sunniti e sciiti, come pure tutti i musulmani "moderati" e quelli non pienamente osservanti) per affrettare la venuta del Giorno del Giudizio, in cui Allah dovrebbe concedere l'eterna beatitudine ai "veri credenti" e condannare all'eterna dannazione i miscredenti; e oltretutto sa benissimo che nessun tiranno islamico può mantenersi al potere se rinuncia a questo obiettivo (il presidente egiziano Sadat fu assassinato dai Fratelli Musulmani, di cui era stato alleato, per aver concluso con Israele la pace di Camp David). Però ha appena 41 anni, e come tutti gli uomini possiede l'istinto di autoconservazione (insieme ad altri ugualmente umani ma indegni di un "buon" musulmano: subito dopo l'elezione fu accusato di aver, nientemeno, guardato delle ballerine senza velo). L'intesa cordiale con Putin, che ha portato sinora alla costruzione dell'impianto nucleare di Bushehr e alla fornitura all'Iran, direttamente o via Cina (a sua volta affamata di petrolio caspico) di missili balistici sempre più potenti - l'attuale Shahab 3 ha una gittata di 1.500 Km, vale a dire fino ad Istambul; lo Shahab 5 in costruzione arriverebbe a 4.900 Km, cioè fino a Lisbona e Seul - gli permette in prospettiva di prendere due piccioni con una fava: radere al suolo due o tre città israeliane (ad esempio Tel Aviv, centro commerciale ed economico dello Stato, Haifa, polo scientifico e tecnologico d'eccellenza, e Ashqelon) uccidendo alcuni milioni di "porci" ebrei (oltre a varie decina di migliaia di arabi che, va da sé, verrebbero bollati come "apostati"); coprirsi di gloria imperitura presso la Umma togliendo al sunnita Bin Laden il titolo di "spada dell'Islam"; e procrastinare il proprio personale Giorno del Giudizio di trenta o quarant'anni grazie ai veti nel Palazzo di vetro dell'amico Putin e ai suoi bombardieri che hanno ripreso a sorvolare i cieli del globo, godendosi le vergini terrene (e forse anche i giovinetti, come è costume dei mullah secondo le denunce di molte ONG) in attesa di quelle celesti...

Qualcuno potrebbe obiettare a questa ricostruzione paventando il pericolo per la Russia rappresentato da un Iran dotato della Bomba e di missili in grado di trasportarla su ogni angolo del suo territorio; ma questa critica non tiene conto del fatto che l'arsenale missilistico e nucleare a disposizione di Putin è di gran lunga superiore a quello che ora sta fornendo al suo alleato. Agli ayatollah non conviene sfidare la Russia, oggi come ieri (è per questo motivo che il progetto del giovane Ahmadinejad di assaltare anche l'ambasciata sovietica fu prontamente accantonato); conviene piuttosto esserne la longa manus, il braccio armato a cui affidare il compito impopolare di tenere sotto mira Europa, India, Cina e mezza Africa, mentre l'orso rosso esercita la sua egemonia "morbida" attraverso l'impero di Gazprom.

Sarebbe la realizzazione dei sogni più esaltati degli esponenti dell'eurasismo: una Grande Alleanza tra Russia e Islam (con l'Europa nel ruolo di banchiere suo malgrado) in grado di controllare l'intera massa continentale eurasiatico-africana, di cancellare da essa la "spina" Israele, di assoggettare l'Inghilterra e il Giappone e di espellere gli Stati Uniti d'America, ricacciandoli nell'Oceano e nelle sue isole (Australia, Nuova Zelanda e Hawaii) lontano dal Cuore della Terra (Heartland), nuovo centro del potere mondiale. Sarebbe la fine della libertà per i cinque sesti del genere umano. Una prospettiva catastrofica che solo il popolo americano, già impegnatosi tre volte a liberare il mondo prima dall'imperialismo prussiano, poi dall'Asse Roma-Berlino-Tokio, e subito dopo dall'Impero del male comunista, potrà scongiurare, se prenderà coscienza della sua missione storica di portare libertà e democrazia a tutti i popoli e di fondare, con lacrime e sangue, un Impero mondiale in cui finalmente siano assicurati ad ogni uomo e donna gli inalienabili diritti alla vita, alla libertà e alla ricerca della felicità.

ANNUIT COEPTIS

 

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