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la cacciata di prodheini e dalemah

 

(26/1/2008) Lo scorso giovedì 24 gennaio alle ore 20.45 il governo presieduto da Romano Prodi, leader dell'eterogenea coalizione di centro-sinistra autoproclamatasi vincitrice delle controverse elezioni svoltesi il 18 aprile 2006, è stato sfiduciato dalla maggioranza del Senato italiano. Nel trarre un bilancio di questi ultimi 21 mesi a noi dell'Associazione Internazionale "New Atlantis for a World Empire" e del Partito Mondialista non interessa soffermarsi sulle questioni di piccola politica provinciale che fanno la gioia dei media italiani. Quel che rileva per noi è la posizione assunta dall'esecutivo ora dimissionato nell'unica questione veramente importante del terzo millennio: la guerra tra sostenitori dell'uguale diritto alla vita, alla libertà e alla prosperità di tutti gli individui umani e teorici delle discriminazioni di sesso, razza e religione; la guerra tra quanti operano per costruire una società aperta, che abbatta i vecchi muri del nazionalismo e unisca tutti i popoli in un solo Impero mondiale, e quanti invece si ostinano a difendere il vecchio modo di vita basato sul comunitarismo etnico e sulla chiusura settaria nei confronti di "stranieri" e "infedeli"; in breve, la guerra tra mondialisti e antimondialisti iniziata l'11 settembre 2001 con il vile attacco dell'organizzazione terrorista islamica al-Qaeda contro gli Stati Uniti d'America. Da questo punto di vista il bilancio del governo Prodi è totalmente fallimentare.

 Come primo atto, Prodi ha decretato il ritiro del contingente militare inviato in Iraq nel 2003 dal suo predecessore Berlusconi non certo per "fare la guerra" come sosteneva fraudolentemente la Sinistra ciecopacifista - dal momento che l'invio era stato deciso solo dopo che l'esercito americano aveva debellato, praticamente da solo,  le armate di Saddam Hussein - bensì per compiere un'opera meritoria di difesa della popolazione civile dagli attacchi terroristici dei nostalgici del regime deposto alleati con gli sgherri di bin Laden; una missione che certo era iniziata con una spaventosa povertà di risorse e con notevole sottovalutazione del pericolo, come ha dimostrato la distruzione della base italiana da parte di un commando suicida, ma che pure era necessaria per la pacificazione di quel martoriato paese e, in prospettiva, per l'esportazione della democrazia nell'intero Medio Oriente. Una prospettiva che il cattocomunista Prodheini e il suo ministro degli Esteri, il rosso Baffino Dalemah, vedevano come il fumo negli occhi, perché avrebbe segnato una pietra miliare nel cammino degli Stati Uniti d'America verso l'unificazione del mondo sotto la loro saggia guida; per questo hanno ritirato le truppe, coprendo l'Italia di vergogna presso tutti gli amanti della libertà.

Subito dopo, Prodi e D'Alema hanno scandalosamente preso le difese del movimento terrorista e fondamentalista libanese Hezbollah che aveva violato a tradimento il confine uccidendo alcuni soldati israeliani e prendendone in ostaggio altri. Di fronte alla giusta reazione di Israele che pretendeva la liberazione dei suoi figli, Prodheini e Dalemah non hanno trovato di meglio che accusare lo Stato ebraico di "reazione sproporzionata"; di fronte al bombardamento missilistico attuato da Hezbollah contro decine di città israeliane, di fronte al genocidio di innocenti civili israeliani uccisi, feriti e costretti a lasciare le proprie case, questi due campioni del doppiopesismo italico si son fatti fotografare mano nella mano con gli strateghi del terrore; di fronte alla minaccia di un secondo Olocausto, hanno speso tempo, energie e credibilità del loro paese per organizzare una forza di interposizione che ha avuto ed ha il solo scopo di legare le mani a Israele, di impedirgli di difendersi mentre Hezbollah ricostituiva e rinforzava il suo arsenale con missili di fabbricazione russo-cinese forniti dal'Iran via Damasco.

Di seguito, Prodi si è impegnato in un imbarazzante balletto di ammissioni e smentite con la sinistra radicale in merito all'allargamento della base Usa di Vicenza, al quale l'Italia aveva già dato il suo assenso; prima lo ha smentito per non alienarsi il sostegno di una componente fondamentale della coalizione governativa; poi, davanti alle proteste statunitensi supportate da prove inoppugnabili, lo ha ammesso ma con l'impegno a "rivedere" la decisione; infine, con la complicità dei mezzi di comunicazione italiani che inseguono solo le notizie dell'ultimo minuto, ha smesso di parlarne sperando che tutti se ne dimenticassero. Davvero un bell'esempio di "prodezza"...

Nella primavera del 2007, Prodi e D'Alema hanno colmato il calice dell'infamia in occasione del rapimento del giornalista di "Repubblica" Daniele Mastrogiacomo: hanno fatto pressioni sul libero e democratico governo afghano di Hamid Karzai affinché liberasse sei pericolosissimi terroristi talebani in cambio del rilascio del loro compagno di tribù, in senso sia etnico che ideologico, e hanno lasciato che le due guide di Mastrogiacomo, i giusti Sayed e Adjmal, fossero sgozzati come agnelli - come l'Agnello - dal vile capo terrorista Dadullah (il quale ha poi giustamente pagato il fio dei suoi misfatti, finendo ucciso in un attacco delle forze della Coalizione a guida americana). Si è trattato di un autentico atto di tradimento nei confronti del libero Stato dell'Afghanistan e di tutti gli Stati che lo stanno difendendo contro le armate della morte talebane, tanto più che le forze della Coalizione, grazie ad un trasmettitore satellitare attivato dal giusto Sayed prima di morire, sapevano perfettamente dove era tenuto prigioniero Mastrogiacomo e avrebbero potuto agire per la sua liberazione; ma il governo filotalebano di Prodheini e Dalemah, accecato dal suo antiamericanismo, dal suo antioccidentalismo e dalla sua predilezione per i terroristi rossi o verdi purchessia, ha preferito svendere l'onore dell'Italia e farsi promotore di un tragicomico "negoziato" che avrebbe dovuto vedere seduti allo stesso tavolo i legittimi rappresentanti del popolo afghano e gli assassini che per anni lo hanno martirizzato decapitando innocenti negli stadi, distruggendo televisori, biblioteche e reperti archeologici di valore inestimabile (come i Buddha giganti di Bamiyan disintegrati col tritolo), costringendo gli uomini a farsi crescere la barba, le donne a seppellirsi nei burqa e i bambini a non giocare con gli aquiloni.

Infine, i Dioscuri del pacifismo a senso unico hanno trascorso il resto del 2007 rifiutandosi ostentatamente di accogliere il Dalai Lama per timore di ritorsioni da parte del regime comunista cinese che da mezzo secolo occupa illegalmente il Tibet; prostrandosi davanti al tiranno Putin, accettando senza discutere la sua vittoria parlamentare ottenuta con elezioni manipolate e la designazione alla presidenza di un burattino per aggirare la costituzione russa e mantenere il potere come primo ministro; e tentando di bloccare l'iniziativa americana volta a inasprire le (finora ridicole) sanzioni Onu contro l'Iran, accusato da Washington e da Gerusalemme di aver avviato l'arricchimento dell'uranio nelle sue centrali nucleari per dotarsi della bomba atomica e attuare il progetto del folle Ahmadinejad di «cancellare Israele dalle carte geografiche».

Per tutti questi motivi l'Associazione Internazionale "New Atlantis for a World Empire" e il Partito Mondialista si rallegrano per la cacciata dal governo di Prodi e D'Alema, e auspicano che il popolo italiano, dopo essere stato ricoperto di vergogna e d'infamia davanti a tutto il mondo libero e civilizzato dalle malvagie azioni dei suoi pessimi governanti, sappia e voglia scegliersi un nuovo governo rispettoso dei sacri principi di razionalità, libertà e democrazia che hanno dato alla civiltà occidentale il primato su tutte le altre, e pronto a impegnarsi a fianco degli Stati Uniti d'America, terra di libertà, e di Israele, avamposto dell'Occidente in Asia, per la difesa di questi immortali principi contro gli assalti del terrorismo islamico, delle autocrazie petrozariste e delle dittature comuniste, e per la loro diffusione su tutto il pianeta. Da questa scelta dipenderà la salvezza o la rovina dell'Italia.

 

Eye of God

ANNUIT COEPTIS

 

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