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PER UNA VERA PACE

 

 

(26/7/2006) Soltanto l'attuale presidente del Consiglio italiano, il sempre-sorridente Prodi, può ostentare ottimismo nei confronti della conferenza "di pace" che si è appena aperta a Roma. Non è infatti possibile aspettarsi nulla di buono da una assise dalla quale sono programmaticamente assenti, da un lato il regime iraniano degli ayatollah e il suo servo siriano, ispiratori e finanziatori del terrorismo fondamentalista e assassino di Hamas e Hezbollah, dall'altro quello Stato di Israele che da settimane è violentemente aggredito e costretto a lottare per la propria sopravvivenza.

Il fatto che nessun rappresentante di un governo islamico, sia esso "moderato" o radicale, da sessanta anni voglia sedere allo stesso tavolo con un ambasciatore della «entità sionista», e che il sunnita bin Laden si prepari a diffondere, proprio in queste ore, un messaggio in cui manifesta l'appoggio di al Qaeda agli Hezbollah sciiti e al loro padrino, l'Iran del folle Ahmadinejad che vuol dotarsi della bomba atomica per cancellare Israele dalla carta geografica, dimostra a qualsiasi persona non accecata da pregiudizi ideologici – il che esclude gli antisemiti e gli antiamericani di destra e di sinistra, i sostenitori di una Unione Europea “autonoma” dagli Stati Uniti e i fanatici eurasisti che sognano una santa alleanza tra Berlino, Mosca e Teheran – che la vera posta in gioco dell’attuale conflitto non è la vita di tre soldati rapiti a tradimento contro il presunto “diritto” dell’etnia palestinese a farsi Stato o la tutela della dimezzata sovranità libanese, ma il diritto di Israele a esistere nella sua sede storica contro la pretesa, comune a ogni sottomesso ad Allah, di riconquistare all’Islam quel territorio per l’unico motivo che esso è stato invaso, strappato all’Impero Romano e detenuto da islamici per quasi mille anni. Per la mentalità islamica qualsiasi pezzetto di terra sia mai stato abitato da un muslim, qualunque luogo nel quale sorga una moschea diventa automaticamente dar el-Islam, territorio inalienabile del profeta sanguinario, e i suoi adepti sono obbligati e autorizzati a usare ogni mezzo, dalla menzogna all’omicidio e alla strage, per mantenerne il possesso fino alla fine dei secoli. È per questo motivo che ogni governante islamico ottiene la propria legittimazione, o la perde (come è accaduto a Sadat), sulla base della capacità con cui persegue l’obiettivo di ributtare gli Ebrei in mare.

Ma quel che i pavidi Europei devono capire sopra ogni altra cosa è che la distruzione dello Stato ebraico, per gli islamici fondamentalisti, non sarebbe che il primo passo in vista del loro progetto: ricostituire un Califfato esteso da Casablanca a Bali, così potente da invadere il continente europeo, giungere a Roma, sottomettere il Papa e porre i “crociati” del Vecchio Continente di fronte alla stessa alternativa alla quale furono sottoposti quando l’Islam dilagava per tutto il Mediterraneo, convertirsi ad Allah e Maometto, accettando la sottomissione delle donne e la perdita della propria libertà e dignità, o essere sgozzati come pecore da macello. Gli atei e materialisti della sinistra continentale, i quali sperano di salvare la pelle tendendo la mano agli invasori, sappiano che il mondo islamico ha la vista più acuta della loro: esso ha riconosciuto per tempo che la rivoluzione francese e il comunismo, Voltaire e Marx, non sono altro che variazioni all’interno di quell’Occidente le cui radici affondano nel patrimonio di fede ebraico-cristiano, e che è proprio in grazia di quel patrimonio di fede e dei connessi princìpi della separazione tra Cesare e Dio, del primato dell’individuo sulla comunità e della libera espressione della propria personalità, che l’Occidente ha esteso il proprio dominio su tutto il mondo e ha sottomesso l’Islam, determinando il sorgere di quel patologico sentimento di rivalsa che fomenta il terrorismo assassino.

Per tutti questi motivi è necessario che gli uomini liberi, da ogni terra e paese, si uniscano alla lotta del popolo d’Israele e del suo unico alleato, la grande democrazia statunitense, contro i nemici della libertà e della pace, e collaborino all’edificazione di un Impero mondiale che abbracci tutta l’umanità, che abbatta i confini tra i popoli, distrugga gli odi di razza e di religione, e assicuri finalmente la vera pace, nella libertà e nella giustizia, per tutti. A questo meritorio compito l’Associazione Internazionale “New Atlantis for a World Empire” e il suo ramo esecutivo, il Partito Mondialista, continueranno a dare, come sempre, il loro contributo.

 

Eye of God

ANNUIT COEPTIS

 

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