La via per il Mondialismo passa anche per il nazionalismo

 

 

(14/03/2016) Sono trascorsi appena 53 giorni dall'insediamento di Donald J. Trump alla Casa Bianca, e ancora non è possibile sapere - neppure per noi - se il nuovo Commander in Chief degli Stati Uniti d'America riuscirà a sventare tutte le trappole e gli intrighi che il traditore musulmano Barack Hussein Obama, ancora affamato di potere, e i suoi manutengoli annidati in tutti i gangli dell'amministrazione USA stanno ordendo contro di lui. Una cosa però è già chiara ed evidente: nel discorso pubblico, sia interno ai singoli Paesi, sia internazionale, è avvenuto un enorme, immenso "cambio di paradigma": mentre fino al novembre 2016 la parola d'ordine, amata o temuta, era "globalizzazione", oggi Trump proclama a gran voce "America First!", l'America al primo posto. Il che si traduce, in concreto, da un lato nel progetto di irrobustire la barriera di separazione e protezione al confine col Messico (barriera già innalzata dall'insospettabile demokrat Bill Clinton) e di vietare l'immigrazione da Paesi contigui e complici col terrorismo islamico, dall'altro in una politica economica protezionistica, fatta di pesanti dazi sulle merci importate e di larghe agevolazioni fiscali per le imprese statunitensi che optino per l'insourcing, ovvero per la "rilocalizzazione" in patria di fabbriche e aziende che negli ultimi vent'anni erano state dislocate in Messico, Cina e altri Paesi del Terzo Mondo. Se a questo cambiamento epocale aggiungiamo la decisione assunta dal popolo della Gran Bretagna di uscire dall'Unione Europea pochi mesi prima del Super Tuesday, e la quasi certa vittoria degli "euroscettici" Geert Wilders, Marine Le Pen e del partito Alternative für Deutschland nelle prossime elezioni parlamentari e presidenziali olandesi, francesi e tedesche, il quadro che emerge è apparentemente impressionante: il genere umano si sta avviando verso una nuova stagione di nazionalismo. È dunque la fine, per il Progetto Mondialista?

In verità, ciò a cui stiamo assistendo è soltanto l'ennesimo giro in quella vite che è la Storia, il cui cammino, come diceva 2500 anni fa il grande filosofo Eraclito, è "diritto e curvo insieme". Allo sguardo superficiale e distratto, che si ferma sull'orizzonte dell'oggi, dell'anno o del decennio, sembra che il genere umano giri in tondo, percorrendo e ripercorrendo sempre le stesse tappe. Così, per questo sguardo da miope la Storia è un ciclo in cui si alternano senza fine apertura e chiusura, protezionismo e globalizzazione, nazionalismo e mondialismo: all'apertura dei commerci e delle idee che caratterizzò la Belle Epoque sarebbe seguita l'orgia nazionalista della Grande Guerra, all'americanizzazione della Germania weimariana avrebbero fatto seguito l'autarchia e il razzismo nazionalsocialisti; e oggi, dopo l'ubriacatura globalista degli anni Novanta, la crisi finanziaria del 2007-2008 e l'emergenza immigrazione avrebbero favorito nuovamente il rinchiudersi degli Stati-nazione all'interno dei propri confini, la crisi delle organizzazioni sovranazionali come l'Unione Europea e l'Onu, il pericolo montante di nuove guerre commerciali o militari tra i Paesi dell'Occidente.

Ma a uno sguardo lungo, che misuri lo scorrere del tempo con il metro dei secoli o dei millenni, il quadro che si delinea è completamente diverso: a questo sguardo d'aquila la Storia appare come il cammino, sì lungo e sofferto, fatto di incertezze, di errori, di cadute e riprese, ma inesorabile, lungo il quale il genere umano, dalla divisione conflittuale di Babele, sta procedendo verso la meta agognata della (ri)unificazione: un cammino iniziato spontaneamente 10.000 anni fa, quando le famiglie iniziarono a riunirsi in tribù per mettere a frutto il principio di divisione del lavoro applicato alla nascente agricoltura, per gestire in modo coordinato le opere di coltivazione e di sistemazione idraulica dei territori via via occupati, e poi proseguito per migliaia di anni con la creazione di città e regni sempre più vasti; un cammino sempre guidato dalla mano invisibile della Provvidenza di Dio, fin quando, tre secoli fa, noi mondialisti, appresi i segreti della scienza economica e politica, abbiamo imparato gradualmente e sempre meglio a dirigere consapevolmente tale cammino del genere umano, a orientarlo sempre più decisamente verso il suo traguardo finale, a servirci delle leve che governano la psiche degli individui e l'inconscio dei popoli per evitare le buche più dure, affrontare le curve senza farsi prendere dallo sgomento, usare anche gli ostacoli più insormontabili come occasioni per una crescita materiale e spirituale più intensa.

In questa visione, anche la risorgente ondata di nazionalismo che percorre l'Occidente può svolgere quattro funzioni positive per l'avanzamento del Mondialismo.

1) In primo luogo, essa proteggerà i Paesi liberali e democratici dall'invasione dei musulmani che pretendono aggressivamente di imporre su tutto il pianeta la legge barbarica e sanguinaria del Corano, conservandoli quali società aperte, liberali e tolleranti; tolleranti verso tutti, ma spietate con gli intolleranti.

2) In secondo luogo, cosa ancor più importante, la riaffermazione del primato americano aiuterà quel popolo benedetto dall'Altissimo, che noi mondialisti abbiamo creato per essere la "città sulla collina", a riprendere consapevolezza della sua missione storica: portare nel mondo la fiaccola della Libertà, della Democrazia e dei Diritti dell'Uomo, per propagare su tutto l'orbe terracqueo l'incendio benefico della modernità, dell'uguaglianza fra uomo e donna, della liberazione da tutti i tiranni e dittatori, della riunificazione del genere umano in un solo Stato mondiale.

3) In terzo luogo, la protezione dell'industria occidentale - e particolarmente di quella angloamericana - dalla concorrenza sleale da parte della Cina, del Messico e di tutti i Paesi del Terzo Mondo che finora si sono avvantaggiati di salari bassi e condizioni di lavoro disumane, da un lato contribuirà a diffondere nel mondo l'esigenza di rispettare i diritti umani, economici e sociali dei lavoratori di quelle regioni oppresse da regimi corrotti e nepotistici, dall'altro consentirà all'Occidente, e in particolare all'Anglosfera, di ricostituire il capitale industriale e anche militare necessario per sostenere l'espansione planetaria di libertà, democrazia e rispetto dei diritti umani, abbattendo con le proprie merci e i propri missili tutti i regimi dittatoriali e xenofobi.

4) Infine, la chiusura di una fase della globalizzazione contrassegnata dal relativismo etico e culturale renderà chiaro che il Progetto Mondialista non si prefigge affatto, come presumono a torto i suoi nemici, di uniformare il genere umano in una melassa incolore e insapore, in cui ciascuno possa far quello che vuole: come proclama apertamente il nostro Manifesto programmatico al cap. II, «il mondialista non sarà mai un ateo ignorante, un libertino senza cervello, un maiale sazio e annoiato»; non dunque un abortista, un sostenitore dell'indifferentismo gender o dell'eutanasia, ma neppure un musulmano fanatico che sgozza i non-musulmani, o un indù dal cervello imprigionato nel sistema castale che incendia le chiese cristiane e lapida i sacerdoti accusati di "proselitismo", e tantomeno un indigeno del Chiapas o della Nuova Guinea o un pellerossa che pretende ancora, nel 21° secolo, di praticare la poligamia e la pederastia, di ubriacarsi dalla mattina alla sera a spese dei contribuenti e di bloccare i lavori per la costruzione di oleodotti di interesse vitale. L'ondata di nazionalismo incipiente, se ben diretta e incanalata, può far capire al genere umano che la globalizzazione non deve essere e non sarà un fenomeno anarchico e casuale, bensì un processo di "occidentalizzazione globale", nella fedeltà al Karma Occidentalis, al Destino dell'Occidente celebrato anche da una recente canzone:

Occidentalis Karma Imperare Orbi = il Destino dell'Occidente è governare il mondo

Governare il mondo, non per dominarlo, come pretenderebbero arrogantemente il Califfo sanguinario o il cekista Putin o i mandarini del partito comunista cinese, ma per servirlo: per liberarlo da superstizioni, tabù e pregiudizi; per unirlo nella pace e nella prosperità; per assicurare a ogni individuo umano il rispetto dei suoi immortali e inalienabili diritti, dati da Dio, alla vita, alla libertà e alla ricerca della felicità.

 

Sigillum Triplex

Advenit Novus Ordo Seclorum

Annuit Coeptis

 

 

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