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PACIFISTI A SENSO UNICO: CONTRO L’OCCIDENTE

 

 

(27/8/2006) Nei più importanti quotidiani italiani sono in questi giorni numerosi i contributi di onesti e lucidi commentatori in merito al pasticcio all’italiana che l’esilarante Prodi e il suo ministro degli Esteri filoterrorista, l’arrogante D’Alema, stanno propagandando ai loro elettori sotto il pomposo nome di “missione di pace per le popolazioni del Libano”. In questo spazio intendiamo affrontare una questione più specifica: l’entusiasmo con il quale il mondo cattocomunista dei pacifisti italiani ha accolto la decisione di inviare reparti militari su un fronte “caldo” come la frontiera tra Israele e Libano dopo aver osteggiato con violenze verbali e fisiche, per anni, la partecipazione del loro paese alle missioni in Afghanistan e soprattutto in Iraq, dal quale l’Italia si sta ritirando proprio per l’influenza decisiva dei pacifisti sulle linee di politica estera dell’attuale governo. Non si tratta, come potrebbe sembrare ad uno sguardo superficiale, di incoerenza, come all’opposto non è incoerente l’attuale opposizione nel manifestare scetticismo e nel consigliare prudenza; in realtà, da entrambe le parti parole e azioni sono improntati alla massima coerenza.

La sinistra italiana, supportata dagli “utili idioti” dell’associazionismo cattolico, specialmente di orientamento francescano (e non è un caso che siano stati i francescani di Nazareth ad aprire le porte della basilica della Natività ai terroristi palestinesi, non molti anni or sono, offrendo loro un comodo rifugio dalla caccia dell’esercito israeliano; come non è un caso che il 26 agosto si sia svolta proprio ad Assisi una manifestazione “per la pace” che ha visto la partecipazione di Bertinotti e di tutto il Gotha della sinistra italiota) era contraria alla missione militare in Iraq, ed è tuttora contraria a quella in Afghanistan, perché si tratta di operazioni guidate dagli Stati Uniti d’America contro il terrorismo fondamentalista islamico di Al Qaeda e degli sciiti sponsorizzati dall’Iran del folle Ahmadinejad che ogni giorno seminano terrore, morte e distruzione con attentati e sgozzamenti. Si tratta di guerre giuste, perché volte a liberare i paesi, i popoli del Medio Oriente dalla tirannia e dalla paura, e a instaurare regimi democratici e rispettosi dei diritti umani in territori ove ha regnato sinora la sanguinaria prepotenza del Corano; ma sono proprio la libertà, la democrazia, il rispetto dei diritti inalienabili di ogni individuo umano, in breve tutti i principi e i valori che fanno dell’Occidente una civiltà superiore a tutte le altre mai comparse sulla scena della Storia, ciò che la sinistra italiana combatte con tutte le proprie forze. Come potrebbe non farlo, essendo ancora impregnata dell’ideologia elaborata da quel Marx che guardava con nostalgia all’impero Inca, dove lo Stato-madre regolava ogni aspetto della vita dei suoi sudditi, dal lavoro e dal rango sociale fino alla scelta del coniuge? da quel Marx che ammirava i villaggi dell’India precoloniale, in cui la proprietà privata era tabù, e che rimpiangeva persino il feudalesimo, quando il rapporto fra signori e servi si svolgeva alla luce del sole e non era “mascherato”, secondo la sua visione anticapitalistica, da rapporto di scambio tra merce e denaro?

Adesso che invece è stato dichiarato a livello ufficiale che la forza multinazionale non avrà il compito di disarmare Hezbollah, la milizia filoiraniana che in un mese ha lanciato 4.000 missili sulle città della Galilea, costringendo a fuggire 2 milioni di innocenti e ad evacuare metà del territorio di Israele; adesso che si tratta di andare a «fermare Israele», a impedire all’esercito di Gerusalemme di completare il lavoro – iniziato con troppe titubanze a causa dell’ostracismo della comunità internazionale, egemonizzata dalle teocrazie islamiche – di smantellamento e neutralizzazione dell’arsenale di morte di fabbricazione russa (i razzi controcarro con cui sono stati distrutti venti blindati di Tsahal) e cinese (i missili lanciati sulle città e contro le navi israeliane) importato da Teheran via Damasco (e dicono che non esiste un Asse del male!); a questa guerra i pacifisti italiani, comunisti e cattolici, non possono non dire sì, perché si tratta di una guerra contro tutto ciò che odiano: la libertà, la democrazia, l’uguaglianza di tutti gli uomini al di là delle fedi, delle etnie e delle fazioni politiche in cui si è sempre preteso di rinchiuderli, in una parola: l’Occidente rappresentato a livello planetario dagli Stati Uniti d’America e nel Medio Oriente dalla liberaldemocrazia israeliana.

Per questo l’Associazione Internazionale “New Atlantis for a World Empire” e il suo ramo esecutivo, il Partito Mondialista, in attuazione delle risoluzioni adottate nel Convegno di Roma del 3 aprile 2005 ed esposte nel nostro Manifesto, si oppone e continuerà ad opporsi, con tutti i mezzi LEGALMENTE VALIDI, alle mire antimondialiste dell’attuale governo italiano amico dei terroristi e dei dittatori, e a operare per l’edificazione di un Impero mondiale guidato dagli Stati Uniti d’America, unica soluzione per assicurare pace, libertà e giustizia ai popoli del Medio Oriente e a tutta l’umanità.

 

Eye of God

ANNUIT COEPTIS

 

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