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buttafuoco si rassegni, l'occidente non è al tramonto

 

 

(11/7/2009) Che Pietrangelo Buttafuoco sia un nazifascista era cosa nota dal 2004-2005, allorché pubblico il saggio (saggio?) L'ora che viene. Intorno a Evola e a Spengler e il romanzo di fantastoria Le uova del drago in cui celebrava le gesta immaginarie di una spia del Terzo Reich. Che egli sia anche un filoislamico era parimenti manifesto dal 2008, anno di pubblicazione di Cabaret Voltaire. L'Islam, il sacro, l'Occidente - celebrazione spudorata della "religiosità" islamica contrapposta al "materialismo" occidentale - e de L'ultima del diavolo, romanzo che riportava in auge la leggenda del riconoscimento di carismi profetici nel giovane Maometto da parte di un monaco cristiano. Nulla di sorprendente, quindi, che l'ultima puntata di ieri sera, 10 luglio, del suo talk-show "Il grande gioco" sia stata tutta condotta sul leit-motiv dell'Occidente "terra del tramonto-terra al tramonto", con l'anchorman "saraceno" a battere sui soliti, vieti tasti: l'omologazione culturale portata dalla globalizzazione che produrrebbe una serie di "genocidi culturali incrociati", la civiltà occidentale recepita dal Terzo Mondo solo come una sorta di immenso supermarket, l'America prigioniera del suo immenso debito pubblico in mano alla Cina, gli americani obesi e ingenui che non conoscono Michelangelo... Non ha sorpreso, noi mondialisti, nemmeno il siparietto commosso (ma non certo commovente) dedicato a Martin Heidegger, «colui che ha svelato l'essenza dell'Occidente come oblio dell'Essere», ovvero lo "zappaterra" - questo significa in tedesco heide-egger - alemanno che ha tentato di diventare il Führer della filosofia distruggendo il patrimonio metafisico dell'Occidente così come Hitler, il il Führer della politica, ha tentato di abbattere il governo della Legge, possente eredità del pensiero greco-romano ed ebraico-cristiano, per sostituirlo con il dominio di un solo uomo incarnazione dell'Essere "qui ed ora" del popolo tedesco. Nulla di nuovo, dunque, e nulla di vero: con buona pace di Buttafuoco e di tutti gli antioccidentalisti di destra-sinistra-centro, l'Occidente non è affatto al tramonto. Meno che mai lo è l'America.

Partiamo dal luogo comune della "ingenuità" americana. Come ha fatto notare l'ottima giornalista Lucia Annunziata (ospite tanto stuzzicato quanto ignorato) gli Americani sono un popolo aristocratico ed elitario, in cui i giovani mandriani del Middlewest hanno frequentato le migliori università, e l'idea di Buttafuoco che essi rispondano «Michelangelo? I don't know» è semplicemente una panzana propagandistica; così come è uno stereotipo quello degli Americani grassi, obesi, flaccidi mangiatori di hamburger e hot-dog conditi con salse improbabili. Questi obesi americani sono gli stessi che hanno salvato l'Europa dalla barbarie nazifascista - e questo probabilmente è il motivo dell'odio da parte del Buttafuoco -; sono gli stessi che per cinquanta anni hanno difeso l'Occidente dalla minaccia sovietica, e che oggi lo proteggono dal terrorismo fondamentalista islamico e dall'Apocalisse nucleare preparata da Stati-canaglia come la Corea del Nord e l'Iran del folle Ahmadinejad.

Quanto alla presunta "ricattabilità" americana a causa del trilione di dollari di buoni del Tesoro detenuti dalla Cina, va sottolineato che questi massicci acquisti di titoli Usa sono necessari prima di tutto al regime comunista di Pechino, per tenere basso il cambio del renmimbi (la valuta nazionale) e sostenere le esportazioni di prodotti che proprio negli Stati Uniti d'America hanno il loro mercato principale; se il regime cinese decidesse di vendere quei titoli provocherebbe un apprezzamento del cambio renmimbi/dollaro che azzererebbe le esportazioni, distruggerebbe il sistema produttivo - data l'assenza di un mercato interno altrettanto vasto - e provocherebbe la fine della Cina come potenza "emergente".

Il "materialismo" occidentale, poi, è una accusa che non lascia il segno: ogni grande impero della Storia si è fondato non soltanto sulla superiorità militare (l'hard power), ma anche sul soft power, sulla capacità di legare a sé i sottomessi offrendo loro la condivisione di un patrimonio fatto di idee, valori e, perché no?, anche di ricchezza materiale. Se Roma, la Roma idolatrata dal fascista Buttafuoco, non fosse stata allo stesso tempo imperium ed emporium, non sarebbe riuscita a unificare gran parte dell'Europa, del Nordafrica e del Medio Oriente per cinquecento anni e a lasciare la sua eredità ai posteri. Allo stesso modo la superiorità dell'Occidente su tutte le altre culture storiche deriva non soltanto dai cannoni, ma anche dal patrimonio di valori e princìpi - uguaglianza di tutti gli esseri umani, primato della Ragione e della Legge sulla volontà arbitraria di un sovrano, fede nella razionalità e conoscibilità del mondo creato da un Dio-Logos - ereditato da Atene, Roma e Gerusalemme. Anzi, è stata proprio la superiorità dei princìpi e valori a rendere possibile la nascita della scienza moderna, la vittoria sulle epidemie e sulla fame, la crescita della popolazione, della ricchezza e della potenza anche militare che hanno portato l'Occidente a conquistare l'egemonia sul mondo; altro che crasso "materialismo"!

Infine, il vecchio tasto del "genocidio culturale" prodotto dalla globalizzazione. Chiunque abbia un qualche ricordo di quanto studiato a scuola sa, o dovrebbe sapere, che la storia dell'umanità è costellata da una serie lunghissima di "genocidi culturali": ogni volta che un popolo ha conquistato l'egemonia su altri popoli creando un impero - dai Cinesi Han agli Assiro-Babilonesi, dai Persiani ai Macedoni, dai Romani ai Britannici - la cultura del popolo vincitore si è imposta su quelle dei popoli vinti e le ha sostituite interamente, o si è ibridata con esse dando origine a nuove civiltà (come è avvenuto con la cultura greca, che "conquistò il feroce vincitore" romano). L'omologazione culturale attualmente in corso sotto l'egida della lingua inglese e dell'American way of life, pertanto, costituisce la rinnovazione di un fenomeno ben conosciuto dagli storici e che non ha nulla di "terribile" come paventano i no-global alla Buttafuoco; forse qualcuno versa lacrime sulla scomparsa della cultura sumerica o etrusca? E perché dunque ci si dovrebbe scandalizzare per una futura scomparsa della cultura italiana o francese o tedesca o cinese o etiope o indiana? Tanto più che, come noi mondialisti abbiamo rilevato nel nostro Manifesto fondativo (capitolo 2), la maggior parte dei prodotti culturali delle varie epoche storiche ha un contenuto e uno scopo di esaltazione nazionalistica della propria fazione - etnia, religione o classe sociale che sia - e di sopraffazione violenta e sanguinaria di quanti non appartengano a quello specifico "recinto": Greci contro Persiani, Francesi contro Inglesi, Tedeschi contro Francesi, Russi contro Tedeschi, Islamici contro "infedeli". In un futuro Impero mondiale, in cui le appartenenze nazionali non saranno più pretesto per discriminare l'uomo dall'uomo, di tale pluralismo bellicoso delle culture si potrà fare tranquillamente a meno.

In conclusione: Buttafuoco e gli altri seguaci di Spengler, Evola e Heidegger si rassegnino. L'Occidente, nonostante la crisi economico-finanziaria di questi anni, conserverà il primato nel tenore di vita e nella potenza militare rispetto a tutti gli altri popoli del pianeta; e sarà l'Occidente, e non Cindia o il Bric (Brasile-Russia-India-Cina), la civiltà egemone del XXI secolo, quella che sconfiggerà le tirannie dei Putin, degli Hu Jintao e degli Ahmadinejad, che fonderà un Impero mondiale destinato a imporre su tutto il pianeta la liberatrice cultura dei diritti umani e del governo della Legge e a donare finalmente al genere umano prosperità e pace.

Eye of God

annuit coeptis

 

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