obama è un incapace, la salvezza verrà da israele

 

 

(14/5/2009) Noi dell'Associazione Internazionale "New Atlantis for a World Empire" e del Partito Mondialista sappiamo bene che un capo di governo, soprattutto se di un Paese democratico, non può essere giudicato se non dopo un congruo periodo di "rodaggio". Per questo motivo ci siamo astenuti sinora dall'esprimere una posizione ufficiale sull'attuale presidente degli Stati Uniti d'America Barack Hussein Obama. Ora, però, la misura è colma; e pertanto, in unione fraterna con tutti gli associati, presentiamo i capi d'accusa e le relative prove. Come sta scritto nel Vangelo, «l'albero si riconosce dai frutti».

1) A neppure 24 ore dalla sua proclamazione ufficiale sulla spianata del Campidoglio di Washington, Barack Hussein Obama ha abrogato il divieto che era stato posto dal suo predecessore George Walker Bush (quantum diversus ab illo!) all'uso di fondi federali per sostenere organizzazioni non governative che promuovono la diffusione dell'aborto nel Terzo Mondo e per finanziare esperimenti di laboratorio su esseri umani allo stadio embrionale vivisezionati allo scopo di estrarne cellule staminali. Come abbiamo chiaramente e nettamente affermato nel Manifesto fondativo del Partito Mondialista, nostro ramo esecutivo, «siamo ben consapevoli del fatto che nessuna società aperta, complessa e differenziata al suo interno può sopravvivere senza un consenso di fondo su principi e valori strutturanti la convivenza; principi e valori che sono propri di tutti gli uomini come individui, ma che solo il Cristianesimo come religione organizzata ha fatto emergere alla luce della consapevolezza e innalzato a pilastri angolari di una civiltà universale» e che pertanto «il mondialista non sarà mai un ateo ignorante, un libertino senza cervello, un maiale sazio e annoiato». Non possiamo dunque che appoggiare convintamente le proteste formulate dalla Santa Sede, la quale ha parlato apertamente di «decisione ideologica contraria alla volontà della maggioranza degli americani» e di «arroganza del potere».

2) Una settimana dopo il suo insediamento alla Casa Bianca, Barack Hussein Obama ha annunciato il ritiro delle truppe statunitensi dall'Iraq a partire dal 2010, decretato la chiusura del carcere di Guantanamo con la conseguente liberazione di migliaia di terroristi e fiancheggiatori di Al Qaeda, e proibito ai funzionari che lavorano per le agenzie di sicurezza nazionale di usare l'espressione "guerra al terrorismo" e di qualificare i nemici degli Stati Uniti d'America come terroristi. Per il gusto sadico e sciocco di distinguersi dal suo predecessore George Walker Bush, Obama ha azzerato i benefici effetti che erano stati ottenuti dal generale David Petreus con la sua strategia di controinsorgenza (attaccare i terroristi nei loro covi invece di starsene rinchiusi nelle caserme in attesa del prossimo attentato; allearsi con i capitribù sunniti moderati per dividere il fronte nemico; sostenere concretamente la popolazione civile per indurla a togliere il proprio appoggio ai terroristi); ha tradito le giuste attese del popolo iracheno che sei anni fa aveva accolto festosamente gli americani per essere liberato dalla paura e dalla miseria della dittatura di Saddam Hussein; ha detto ai capi tribali come Moqtada al-Sadr che gli Stati Uniti d'America non vogliono assumersi la responsabilità di opporsi alle loro feroci mattanze, che infatti hanno fatto segnare immediatamente una ripresa dopo i molti mesi di calma portati dalla "cura" Petreus. Inoltre, con una intervista alla tv Al-Arabiya ha teso la mano ai despoti musulmani offrendo loro di perseguire «un nuovo cammino, basato sull’interesse reciproco e sul reciproco rispetto»; in altre parole ha promesso ai tiranni di Teheran e Damasco che gli Stati Uniti d'America non tenteranno di scalzarli dai loro troni di sangue come hanno meritatamente fatto con Saddam e con Milosevic, a costo di gettare nel panico i loro pochi alleati pseudo-moderati (come l'Egitto, l'Arabia Saudita e la Giordania) spingendoli a riarmarsi e a cercare accordi con gli ayatollah. Peccato che il regime iraniano abbia "male" interpretato l'apertura obamiana come un segno di debolezza degli Usa e abbia risposto puntando i propri missili balistici su Israele, l'unica democrazia liberale della regione...

3) Sessanta giorni dopo, Barack Hussein Obama ha inviato il suo segretario di Stato, l'ineffabile Hillary Clinton, in un tour promozionale in Cina e Indonesia. Ai mandarini del Partito Comunista di Pechino ha rivolto un messaggio inequivocabile: «Non lasceremo che le nostre divergenze sui diritti umani ci impediscano di collaborare alla soluzione di vari problemi, come il riscaldamento globale». In altre parole al nuovo presidente del Paese un tempo culla della libertà importa molto più della sorte di due pinguini e quattro orsi polari che di quella di due miliardi di cinesi schiavi di un regime dittatoriale che censura Internet, opprime i Tibetani attuando un feroce genocidio, condanna a morte innocenti senza processo per prelevarne gli organi e usarli per rivitalizzare decrepiti funzionari di partito, rinchiude cristiani e buddhisti in campi di lavoro forzato dove con il loro sangue si producono i beni di consumo di infima qualità con cui la Cina comunista sta scalando le vette dell'economia mondiale. Nel frattempo il tandem Putin-Medvedev (il presidente-ombra e l'ombra di un presidente) ha rispedito al mittente la proposta obamiana di scambiare la rinuncia americana al dispiegamento in Polonia e repubblica Ceca del sistema antimissile chiamato "scudo stellare" con un intervento russo per bloccare il programma nucleare dell'Iran: il messia della nuova America pacifista e multilateralista ha praticamente offerto su un piatto d'argento alla Russia i popoli dell'Europa orientale che il suo predecessore Ronald Reagan aveva faticosamente liberato dal giogo di Mosca! Neppure dieci giorni dopo il regime totalitario della Corea del Nord effettuava il lancio di prova di un nuovo missile intercontinentale capace di incenerire la California, e Barack Hussein Obama come ha reagito? Ha forse ordinato di abbattere il missile per dimostrare al fanatico Kim Jong-Il che gli Stati Uniti d'America non tollerano attentati alla loro sicurezza? No! Ha forse inviato nel Mar Cinese la flotta americana del Pacifico per dissuadere Pyongyang dall'attaccare la Corea del Sud o il Giappone, che fino a prova contraria sono ancora alleati fedeli di Washington? No! Ha reagito nel solo modo che conosce: con parole, parole, soltanto parole.

4) Infine, per festeggiare indegnamente i primi cento giorni del suo primo (e speriamo ultimo) mandato, Barack Hussein Obama non ha mosso un dito per salvare dalle orride carceri iraniane la sua concittadina Roxana Saberi. Non ha mobilitato i reparti adibiti alle operazioni speciali per liberare l'innocente giornalista accusata ingiustamente di spionaggio con uno di quei colpi di mano che ormai, con lui al potere, dovremo rassegnarci a vedere soltanto nelle retrospettive di film come "Spy Game"; non ha neppure mandato nel Golfo Persico qualche portaerei per fare almeno un po' paura agli ayatollah; non ha fatto assolutamente nulla, neppure quando la povera Roxana è stata condannata a otto anni di carcere (e Dio solo sa se ne sarebbe uscita viva) e si è sottoposta a un durissimo sciopero della fame per dodici lunghissimi giorni. Si è solo dichiarato, bontà sua, «sollevato» quando il tribunale d'appello di Teheran ha commutato la condanna in due anni con la condizionale e ha rimesso la giovane in libertà perché «l'America non è un paese ostile». Capite? Trent'anni che imam e ayatollah aizzano le folle contro il "Grande Satana americano", e all'improvviso l'America non è più un paese "ostile" all'Iran! Quale empio patto è stato siglato tra Hussein Obama e Mahmoud Ahmadinejad, il folle che vuole cancellare Israele dalle carte geografiche? Forse la liberazione della giornalista iraniano-americana è stata la contropartita alla promessa obamiana di opporsi al bombardamento dei siti nucleari iraniani da parte di Israele, improvvidamente annunciato dal Times per il prossimo 11 giugno?

Concludendo, sulla base delle prove qui esposte Barack Hussein Obama deve essere riconosciuto INCAPACE DI GARANTIRE LA SICUREZZA DEL POPOLO CHE LO HA ELETTO E DELL'OCCIDENTE, e il verdetto nei suoi confronti deve essere di CONDANNA, durissima e senza appello.

Come reagire a questo tracollo della potenza degli Stati Uniti d'America, del Paese che noi mondialisti avevamo eletto a «base avanzata, portaerei e punta di lancia per la costruzione di un Impero mondiale che li veda assumere la guida dell’umanità» e al quale avevamo promesso «il più sincero appoggio, la più sicura fedeltà e la massima collaborazione nella loro azione politica su scala planetaria»? Non è la prima volta che la Storia, cioè il dispiegarsi nello spazio e nel tempo del progetto dell'Altissimo sulla sua creazione, vede questo alternarsi di avanzamenti e arretramenti della libertà, della democrazia e dell'apertura reciproca degli uomini e dei popoli. Nel V secolo avanti Cristo il multietnico e tollerante impero persiano, che aveva unito genti diverse sotto un mite governo, favorito il commercio e lo scambio di idee (è nella Ionia persiana che nascono insieme moneta e filosofia), riportato gli Ebrei nella loro patria e finanziato la ricostruzione del Tempio, era divenuto un'entità farraginosa nelle mani di satrapi corrotti. Provvidenzialmente, dunque, esso fu sconfitto dalla coalizione delle città-Stato greche guidate da Atene: benché esse si siano poi dilaniate per cento anni avvolgendosi nella spirale di un bieco micronazionalismo, hanno dato un contributo inestimabile alla causa della democrazia, e soccombendo alla forza di Roma l'hanno fecondata con la sua civiltà permettendole di fondare un impero cosmopolitico ancora più grande di quello di Ciro e di Alessandro. Ventuno secoli dopo, i pesanti galeoni dell'Invincibile Armada furono provvidenzialmente affondati dalle agili navi corsare di Francis Drake, e l'impero di Madrid su cui non tramontava mai il sole cedette di fronte al nascente impero britannico, che perseguitò i cattolici ma pose le basi della democrazia parlamentare e dello Stato di diritto. Allo stesso modo, oggi, in attesa che un nuovo attentato di Al Qaeda sul suolo americano - per il quale non bisognerà purtroppo attendere molto tempo, stante il basso livello cui sono ridotte le difese degli Stati Uniti - induca quel popolo a riscattarsi dalla vergogna, a gettare l'incapace Obama nella polvere e a scegliersi un comandante in capo degno di tale titolo, noi mondialisti ci troviamo costretti ad abbandonare la malridotta portaerei a stelle e strisce e a ripiegare, per la salvezza della causa, su un più piccolo ma agile vascello corsaro.

Fuor di metafora, il momento storico ci offre l'opportunità di valorizzare adeguatamente il potenziale di emancipazione insito nel popolo e nel governo dello Stato di Israele, del quale in questo giorno gli amanti della libertà celebrano il sessantunesimo anniversario di ricostituzione. È stata l'ispirazione profetica veterotestamentaria dei primi Padri Pellegrini a forgiare lo spirito di tolleranza del popolo americano, a fondare le sue istituzioni sul diritto inalienabile di ogni essere umano alla vita, alla libertà e alla ricerca della felicità. È stato il contributo intellettuale e morale degli Ebrei emigrati dall'Europa sottomessa al nazifascismo a impedire che gli Stati Uniti d'America si trasformassero in un popolo di gretti razzisti wasp, a farne la democrazia aperta e progressista che ha sconfitto l'Asse del Male Roma-Berlino-Tokio e ha contenuto per cinquant'anni l'avanzata planetaria del comunismo. Dal 1948 ad oggi Israele ha rappresentato l'avamposto in mezzo alle monarchie fondamentaliste e alle dittature nazicomunisteggianti del Medio Oriente della libertà, della democrazia e del progresso materiale e spirituale di un Occidente che troppo spesso lo ha ricambiato con disprezzo e indifferenza; ha affrontato vittoriosamente quattro guerre, due "intifade", gli Scud di Saddam Hussein e una catena senza fine di attentati terroristici nei ristoranti che ospitavano banchetti nuziali, nelle discoteche in cui giovani innocenti hanno trovato ingiusta morte, sugli autobus che trasportano i bambini ebrei a scuola; e lo ha fatto senza rinunciare alle proprie istituzioni democratiche, senza comprimere i diritti civili e politici dei cittadini israeliani di religione musulmana e cristiana che pure troppo spesso hanno collaborato con il nemico.

Noi dell'Associazione Internazionale "New Atlantis for a World Empire" e del Partito Mondialista non intendiamo confermare né smentire che l'aviazione israeliana, il prossimo 11 giugno, scatenerà la sua teologica potenza contro i depositi di uranio arricchito dell'Iran, contro le sue centrali nucleari, contro le sue basi di lancio dei missili balistici armati con testate chimiche e batteriologiche e puntati contro Tel Aviv e Haifa. Possiamo però affermare ufficialmente che se e quando un simile attacco avverrà, il governo e il popolo di Gerusalemme riceveranno da noi mondialisti il più convinto sostegno e la più leale collaborazione. Perché, come sta scritto nel Vangelo, «la salvezza viene dai Giudei».

 

 

dio benedica israele, dolce terra di libertà!

ANNUIT COEPTIS

 

 

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