No al razzismo bianco, nero o giallo

 

 

(14/06//2020) Il 25 maggio 2020, a Minneapolis, George Perry Floyd, un afroamericano di 46 anni già condannato per rapina a mano armata, viene arrestato da una pattuglia di polizia per aver comprato un pacchetto di sigarette con denaro falso; l'uomo oppone resistenza, vene bloccato a terra e muore per soffocamento. Immediatamente la comunità afroamericana, incitata dal movimento Black Lives Matter ((le vite dei neri contano), scende nelle strade spaccando vetrine, saccheggiando, incendiando automobili, negozi e stazioni di polizia. Le violenze si diffondono in tutti gli Stati Uniti d'America e poi in Europa; migliaia di africani si radunano nelle strade e nelle piazze, violando le restrizioni stabilite negli ultimi mesi per contenere il contagio del Covid-19; i rivoltosi abbattono le statue di Cristoforo Colombo, di Winston Churchill e di altri insigni personaggi storici, accusandoli di razzismo, e scontrandosi con le forze dell'ordine. Il Presidente USA Donald J. Trump invoca l'intervento della Guardia Nazionale e dell'esercito per fermare le violenze, ma i vertici delle forze armate disobbediscono e si schierano con i rivoltosi. Alle proteste si affiancano i Democratici americani e numerosi esponenti di partiti di sinistra europei, che invocano le dimissioni di Trump e chiedono di togliere fondi alle forze di polizia americane e di cancellare qualsiasi traccia di "razzismo" dalla cultura occidentale; il canale televisivo Hbo Max mette al bando il film "Via col Vento", reo di rappresentare i neri in modo stereotipato e derisorio; la casa di produzione Disney, che due anni fa aveva già bollato come razzista il film d'animazione "Dumbo" per la presunta  rappresentazione degli afroamericani come corvi, annuncia che finanzierà la causa antirazzista. Russia, Cina e Islam, dal canto loro, esprimono il loro sdegno di fronte a quella che chiamano "la ferita insanabile dell'America". Di fronte a questo impazzimento generale, noi mondialisti abbiamo deciso di analizzare la questione "razzismo" a partire dalla sua genesi, per aiutare chi ci leggee a comprendere meglio questi tempi difficili.

 

Per i primi 90.000 anni della loro storia, gli uomini hanno vissuto in piccoli gruppi, di 40-50 perosne al massimo, che si spostavano di continuo alla ricerca di animali da cacciare e di piante commestibili e frutta da raccogliere. In quel periodo, che chiamiamo "preistoria", non c'erano guerre, perché la popolazione era così scarsa, e il territorio a disposizione così vasto, che a due tribù venute a contatto bastava allontanarsi l'una dall'altra di una decina di chilometri per far cessare ogni motivo di contrasto. Ma quando, con l'allevamento e l'agricoltura, la popolazione iniziò a crescere e divenne sedentaria, sorse competizione per l'uso delle risorse naturali, e da questa competizione per il cibo nacque la guerra. All'inizio le guerre terminavano con lo sterminio totale della tribù sconfitta, ma in seguito fu ritenuto più conveniente lasciare in vita la maggior parte degli sconfitti e costringerli al lavoro dei campi e alla cura degli animali al fine di sostentare i vincitori; fu così che verso il 10000 a. C. circa, dalla guerra nacque la schiavitù. Col passare del tempo e il ripetersi delle guerre, le tribù divennero Stati con una struttura sociale piramidale, ordinata secondo la cronologia delle vittorie e delle sconfitte: al vertice la piccola tribù primitiva, in cui tutti i 40-50 maschi adulti erano guerrieri, si trasformò in una casta di aristocratici che possedeva la totalità o la maggioranza delle terre e  sceglieva dal proprio seno un re; sotto di essa stavano i discendenti delle tribù sottomesse da antica data, che facevano da scudieri e attendenti ai guerrieri; al terzo livello i discendenti di tribù e popoli sconfitti più recentemente svolgevano l'attività di vasai, fabbri e orafi; e al fondo della piramide stavano i popoli di più recente sottomissione, adibiti al lavoro nei campi e nelle miniere. Questa è stata la composizione degli Stati fino alla Rivoluzione francese: Egiziani, Assiri, Babilonesi, Persiani, Greci, Romani, e poi tutti i regni nati dalla dissoluzione dell'Impero Romano d'Occidente, e anche quelli creati dai musulmani, hanno sempre avuto una struttura di questo tipo, e hanno sempre ridotto in schiavitù prigionieri di guerra e membri dei popoli sconfitti, sottomessi e assorbiti.

E il razzismo, come entra il razzismo in questo excursus storico? Il razzismo entra in questo discorso soltanto alla fine del 1700. Prima di allora la differenziazione sociale, con la connessa discriminazione nella titolarità di diritti e doveri, si basava sulla nascita in una determinata casta o ceto, indipendentemente dall'etnia di appartenenza: ogni membro di un ceto, ad esempio, poteva sposarsi solo con un partner dello stesso ceto; ma gli individui più scaltri e meritevoli potevano sempre salire di rango, fino anche ad essere cooptati nel ceto più alto (la storia biblica di Giuseppe è solo uno dei molti esempi che si potrebbero citare; ma pensiamo anche allo storico Polibio, al barbaro Stilicone, ai Mamelucchi, figli di cristiani rapiti per diventare soldati scelti del Sultano, che conquistarono il potere in Egitto).

Fu solo dopo la nascita degli Stati nazionali, quando il legame personale di fedeltà tra sovrano e sudditi fu sostituito dall'autogoverno di un popolo che si pensava quale "nazione" - cioè come comunità di persone accomunate dalla stessa lingua, dagli stessi costumi e leggi, dalla stessa religione, e pertanto autorizzati a sposarsi tra loro, e quindi aventi tutti lo stesso "sangue", quasi una sorta di "grande famiglia" -, che la piramide dei ceti fu sostituita da una "piramide delle nazioni": al vertice le nazioni di stirpe germanica che popolavano Germania, Francia e Inghilterra; sotto di esse le nazioni "latine" (Italia, Spagna e Portogallo), cristiane come le prime ma di un cristianesimo cattolico anziché protestante; ancora più in basso Greci, Russi e Polacchi, di religione ortodossa e lingua greca o slava; poi Cinesi e Giapponesi, ritenuti inferiori agli Europei perché incapaci di liberarsi dei loro regimi dispotici; poi gli indios sudamericani, in parte mescolatisi con i discendenti dei colonizzatori (i mestizos); e al livello più basso gli Africani, considerati ancora primitivi perché rimasti ad uno stadio di vita tribale (gli unici Stati degni di questo nome nell'Africa subsahariana furono il regno cristiano d'Etiopia, l'arcipelago mercantile di Zanzibar e l'impero dello Zimbabwe) e perché adoratori di religioni animiste. È da questa concezione gerarchica delle nazioni di origine germanica, ostile ai princìpi di libertà, uguaglianza e fraternità, che nell'800 nasce il razzismo.

A questo punto appare forse chiaro che prendersela con Cristoforo Colombo o con Winston Churchill per il presunto razzismo dei poliziotti americani è davvero un fuor d'opera. È vero che Colombo catturò alcuni nativi e li condusse prigionieri in Spagna, ma si trattava di indigeni che avevano aggredito il suo equipaggio, quindi la sua condotta rientrava nei canoni medievali sul trattamento dei prigionieri di guerra. Ed è vero che Churchill espresse opinioni sprezzanti nei confronti di ebrei, nativi americani e aborigeni australiani, è vero che represse con la forza militare le rivolte dei curdi e arabi della Mesopotamia e si disse favorevole ad usare gas venefici contro "tribù incivili"; ma è vero pure che guidò il popolo britannico a resistere contro l'assalto nazista quando molti suoi colleghi erano pronti a firmare la pace e ad abbandonare l'Europa nelle mani del Terzo Reich, e che è merito suo se oggi gli Inglesi e tutti gli Europei possono studiare e criticare i lati oscuri della sua vita e del suo pensiero, invece di essere costretti a venerare acriticamente il Mein Kampf e a portare fiori, ad esempio, alle statue di Hitler o di Goebbels.

Quanto agli afroamericani, è vero che i loro antenati furono condotti nel Nuovo Mondo a milioni, ma è falso che la maggioranza di essi sia stata catturata con la forza da mercanti europei senza scrupoli: la maggior parte degli schiavi africani fu venduta da capitribù locali che li avevano catturati in guerra, così come nei secoli precedenti li avevano venduti, a decine di milioni, a mercanti musulmani che li portarono nel Nordafrica e in Medio Oriente; ed è in America, terra di libertà e di opportunità, che i discendenti di quegli schiavi hanno ottenuto alla fine la parità di diritti e di doveri, e la possibilità di salire fino ai più alti gradi della scala sociale, così come hanno potuto fare fortuna milioni di cinesi, di indiani e di immigrati da ogni angolo del pianeta, mentre nelle terre da essi abbandonate i loro compatrioti ancora soffrono e muoiono per fame, malattie e oppressione da parte di governanti tirannici e corrotti. Quanti degli afroamericani che oggi protestano contro l'America "razzista" vorrebbero tornare a vivere in Africa, nella terra dei loro avi?

Ma non esiste solo un razzismo "bianco", esiste anche un razzismo "giallo": la Disney, che adesso si profonde in attestati di amicizia agli afroamericani vessati dai bianchi ed esprime la sua solidarietà all'attore nero John Boyega, qualche mese fa ha dovuto togliere la sua immagine dai manifesti pubblicitari dell'ultimo film della saga di "Star Wars" destinati ad essere affissi in Cina, a causa dei sentimenti, questi sì, davvero razzisti provati dalla maggioranza dei cinesi han nei confronti degli africani.

In Giappone, poi, non soltanto i matrimoni misti sono fortemente scoraggiati (le coppie formate da un/una giapponese e da una/uno straniero sono ancora oggi soltanto il 4,5% del totale); non soltanto i figli di coppie miste devono optare all'età di 22 anni per una o l'altra cittadinanza, a causa del timore di una loro infedeltà in caso di conflitto tra un altro Paese e il Giappone; ma in un Paese ove la prostituzione è legale, ed è considerata (come ogni altra attività) una forma d'arte in cui ritualità ed estetica contano più della sostanza, i locali a luci rosse, fatta eccezione per pochissimi bordelli d'infima qualità, sono rigorosamente off limits per gli stranieri. In altre parole, nel magico Paese del Sol Levante una prostituta è disposta per denaro a massaggiare i clienti, a fare il bagno con essi lavando loro la schiena, a compiere ogni tipo di atto sessuale (ad eccezione della copula, che è vietata dalla legge e dalla tradizione), ma soltanto con uomini giapponesi; se uno straniero cerca amori mercenari in Giappone, il meglio che gli può capitare è di essere sbattuto fuori da un guardiano, e di dover accontentarsi di una prostituta immigrata.

Tanto profondo e pervasivo è il disprezzo nipponico verso gli africani, che quando negli anni '90 lo studio di animazione Gainax produsse la serie televisiva "Fushigi umi no Nadia" ("Nadia del mare delle meraviglie", nota in Occidente col titolo "The Secret of Blue Water" e in Itala come "Il mistero della pietra azzurra") i disegnatori si rammaricarono di non aver potuto disegnare la protagonista con i capelli ricci anziché lisci e con la pelle nera anziché mulatta, come avrebbero voluto, perché questo l'avrebbe resa "sgradita" al pubblico nazionale.

Anche il campione del pacifismo non-violento, il Mahatma Gandhi, a veder bene era un razzista e un antisemita: anch''egli, da indiano, disprezzava gli africani che aveva incontrato durante il suo soggiorno in Sudafrica, pur essendo come lui sudditi coloniali di Londra; e quanto agli Ebrei perseguitati e sterminati dai nazisti, consigliò loro candidamente di farsi massacrare senza opporre resistenza.

Stupisce quindi che le odierne rivendicazioni degli africani siano rivolte esclusivamente contro gli euroamericani bianchi e cristiani, e non anche contro cinesi, giapponesi e islamici; per non parlare della Russia, ove le aggressioni a sfondo razziale nei confronti degli immigrati di pelle nera sono quotidiane, ed è frequente trovare in vendita bambolotti e calendari che raffigurano Barack Hussein Obama come una scimmia.

La verità è che l'antirazzismo africano è la mascheratura di un aspro razzismo anti-bianco, nato negli anni '60 dal movimento delle "Pantere Nere" e dalla predicazione violenta di Malcom X, e alimentato nel tempo prima dalla propaganda sovietica e poi da predicatori di odio come il musulmano Louis Farrakhan; è la foglia di fico che copre e legittima la guerra di tutti i non-occidentali contro l'Occidente cristiano e liberaldemocratico, "reo" di aver insegnato l'uguaglianza di tutti gli esseri umani in quanto creati da un unico Dio a Sua immagine; contro una civiltà che, pur tra mille difficoltà e contraddizioni, ha saputo nei secoli emendarsi dai suoi errori e costruire Stati in cui libertà e prosperità sono aperte a tutti, e non riservate a pochi eletti per nascita o per violenza bruta.

Per questo noi mondialisti abbiamo fiducia che, quando l'Occidente avrà smaltito l'attuale ubriacatura e recuperato la coscienza del suo primato - ciò che forse avverrà, come nel 1939, davanti a una nuova minaccia globale alla Libertà - esso riprenderà a combattere con tutti i mezzi, economici, militari e soprattutto spirituali e culturali, la nuova Guerra dei Cent'Anni per unire il genere umano in un solo Impero mondiale, unico antidoto definitivo contro il veleno del razzismo, da chiunque e contro chiunque sia diretto.

 

Sigillum Triplex

Advenit Novus Ordo Seclorum

Annuit Coeptis

 

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