Incoerenza? No, fedeltà alla causa

 

 

(03/06/2018) La nostra chiarissima risposta alle accorate e acute interrogazioni di molti nostri seguaci italiani (vedi l'ultimo editoriale "Cosa sta succedendo in Italia?") ne ha suscitate di ancor più accorate e forse ancor più acute. «Come mai nella vostra mail del 14 febbraio scorso avete invitato a votare la Lega di Matteo Salvini? Cito letteralmente: "Per questi motivi consigliamo fermamente a Lei e a tutti i nostri seguaci italiani di votare partiti di centro-destra; e fra questi, in particolare, e per quanto Le possa sembrare paradossale, consigliamo vivamente di preferire la Lega di Matteo Salvini, perché meno coinvolto affaristicamente con Putin di quanto sia invece Berlusconi."… Queste continue giravolte strategiche suscitano la mia preoccupazione, poiché non mi danno il polso di quale sia l'effettiva gravità della situazione», ci scrive ad esempio uno di essi ricordando quanto da noi auspicato nell'editoriale del 16 febbraio "Italia, elezioni 2018: consigli mondialisti", e prosegue: «Parecchie cose mi avevano fatto capire che Salvini fosse l'uomo scelto dai mondialisti…, ed ero quasi arrivato a convincermi che fosse un false flag per il ben noto principio che se uno lavora veramente per una potenza straniera non va a sbandierarlo ai quattro venti. Allo stesso tempo, sono note infiltrazioni massoniche nel movimento 5 stelle…, ed ero quasi arrivato a pensare che tutti questi partiti anti-sistema fossero uno specchietto per le allodole... Proprio quando ero quasi arrivato a sentirmi "sicuro" che l'operazione anti sistema fosse saldamente nelle mani giuste, ora di colpo pare che la situazione sia quella lampante, cioè che Salvini e Di Maio siano effettivamente quello che sembrano, cioè due trogloditi presi per strada da qualche dittatore per destabilizzare l'italia… Di cosa si tratta allora, del fallimento di usare Salvini come pedina mondialista? Oppure la situazione politica italiana è così grave che è meglio avere un troglodita come Salvini al governo piuttosto che un Berlusconi amico di Putin o un PD asservito ai fondi sovrani mediorientali e al traffico d'armi con l'Iran?».

Ebbene, egregi fratelli e sostenitori, la verità è che la situazione italiana è non grave, ma gravissima (oltre che assolutamente non seria, come diceva un vostro letterato molto acuto), non soltanto per il vostro popolo che rischia l’asservimento ai peggiori tiranni, ma anche e soprattutto perché l’Italia, per la sua posizione geografica, è la testa di ponte per le operazioni, militari e non, occidentali nel Nordafrica. Data la gravissima situazione dell’Italia, per noi mondialisti è necessità scegliere e favorire, non il miglior partito in assoluto (che non esiste), bensì il meno peggiore, il “migliore” in senso relativo; e la relatività, come voi potete ben comprendere, si predica dello spazio, del tempo e di mille altri fattori.

Non sorprendetevi dunque se tre mesi fa auspicavamo sinceramente la vittoria di un centrodestra guidato da Salvini, e oggi lavoriamo per affondare l’esecutivo Salvini-Di Maio: il fatto è che tre mesi fa stavamo “coltivando” la Lega, e trovavamo Salvini più “fertile” di un Berlusconi ormai troppo legato affaristicamente col tiranno Putin; oggi invece Salvini si è legato a filo doppio con Di Maio, un filorusso più di lui e per giunta filoislamico – ricordate sempre il suocero iraniano di Beppe Grillo, il vero puppet master del Movimento 5 Stelle al di là dei vari Casaleggio e Sassoon –, e per questo è divenuto molto meno “gestibile”, fermo restando quanto opportunamente da voi ricordato sui legami tra la Sinistra italiana e i regimi islamici mediorientali…

In conclusione, gestire ambienti complessi come l’Italia non è una “scienza” in senso aristotelico, cioè una conoscenza certa di ciò che è immutabile o che comunque muta con regolarità; è piuttosto un’arte, un sapere pratico basato molto più sulla prudenza che sulla sapienza, in cui si devono stringere alleanze non con dei santi o con dei saggi, ma con dei trogloditi magari poco o molto bastardi, e se necessario anche con più bastardi contemporaneamente, e rivali tra loro per giunta. L’importante è che siano sempre i “nostri” bastardi, che facciano – consapevolmente o meno – ciò che è necessario per condurre l’Italia, come il resto del genere umano, sempre più avanti sulla strada che conduce all’unificazione nell’Impero mondiale, e che noi mondialisti si sia pronti a disfarsene quando non sono più utili alla nostra causa.

Quanto abbiamo appena scritto potrà forse sembrarvi cinico e spietato; ma come diceva il grande filosofo Hegel, la Storia del mondo sembra soltanto un grande mattatoio, se non si riesce a scorgere la Ragione eterna che guida gli uomini, i piccoli e i grandi, molto spesso lungo sentieri opposti a quelli dettati loro dagli interessi egoistici, di casta o di credo. L’impero di Ciro il Grande e di Dario non era forse più tollerante, più cosmopolita, più aperto rispetto alle mille città-Stato greche sempre in lotta fra loro? Eppure la Ragione eterna che guida il mondo ha deciso, duemilacinquecento anni fa, che i Persiani fossero sconfitti a Maratona e Salamina e fosse frustrato il loro tentativo di conquistare l’Europa (cosa che avrebbe molto probabilmente stroncato l’ascesa di Roma, e tutto ciò che le è seguito). La Germania guglielmina e l’impero austroungarico erano molto più rispettosi verso gli ebrei della Russia zarista, e Vienna univa sotto il suo dominio popoli diversi che in seguito si son combattuti ferocemente; ma per l’avanzamento del Grande Progetto mondialista era necessario che entrambe fossero sconfitte dall’Angloamerica, affinché l’Eurasia non fosse unificata sotto il tallone di Berlino e non si imponesse nel mondo un regime militarista e ostile alle libertà di pensiero e d’impresa. Ogni individuo, ogni realtà particolare, ogni concetto, ogni ideologia per noi mondialisti vale, è buona e giusta solo nel luogo, nel tempo e nelle circostanze in cui contribuisce ad agevolare il compimento del nostro unico “assoluto”, l’unificazione del genere umano in un solo Stato mondiale liberaldemocratico e federale; quando quell’individuo pur valente, quella realtà particolare per quanto pregevole, quel concetto sebbene acuto, o quell’ideologia finanche nobilissima diventano inutili al nostro scopo o addirittura controproducenti, noi mondialisti dobbiamo esser pronti a sacrificarli, così come ciascuno di noi è pronto ogni giorno a sacrificare la borsa e la vita per la realizzazione del nostro Grande Progetto.

Noi mondialisti siamo fiduciosi che i nostri seguaci, e tutti coloro i quali hanno a cuore gli immortali princìpi di libertà, democrazia e tolleranza (quei princìpi di cui i nostri padri Templari hanno scoperto il valore inestimabile allorché furono perseguitati e messi a morte da un’empia alleanza fra potere religioso e potere secolare), comprendano la nostra visione e continuino a sostenerci come hanno fatto sinora, dal crollo del Muro di Berlino alle primavere arabe, dall’Onda verde persiana a piazza Maidan, finché tutti i vetusti regimi etno-nazionali siano abbattuti, e il genere umano unito in un solo Impero mondiale che assicuri pace, prosperità, libertà e giustizia per tutti. Un obiettivo che, possiamo assicurarvi, è molto più vicino oggi di quando il nostro Gran Maestro Jacques du Molay fu arso sul rogo, e sembrava che noi Templari fossimo finiti. Ma noi, come la fenice, siamo risorti dalle nostre ceneri, e ci saremo sempre. Chi ci ama, gioisca di ciò; chi ci odia, se ne faccia una ragione.

 

Sigillum Triplex

Advenit Novus Ordo Seclorum

Annuit Coeptis

 

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