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nazione, il regalo avvelenato della francia al mondo

 

 

(7/8/2009) Da alcuni giorni il leader della Lega Nord Umberto Bossi sta vivacizzando le prime pagine dei giornali italici, altrimenti stanche e provinciali come si addice alla calura estiva, con le sue proposte-provocazioni in materia di insegnamento nelle scuole dei dialetti - che lui preferisce chiamare «lingue etniche» - e delle «culture» regionali, nonché di affiancare inni e stendardi locali al tricolore nazionale e all'inno di Mameli. Nella maggioranza delle altre forze politiche del Paese queste uscite sono generalmente accolte con fastidio e insofferenza, come provocazioni di un movimento sempre in cerca di visibilità; l'opinione comune degli Italiani, quella del cosiddetto "uomo della strada", tende a distinguere fra la "lingua" nazionale e i "dialetti" considerati espressione di folklore locale. In realtà, a una analisi non superficiale queste dispute rivelano il carattere "artificiale" di un concetto che si tende a dare per ovvio: quello di nazione.

Fino al 1400 le uniche nationes esistenti in Europa erano i gruppi di studenti iscritti nelle varie università, che tendevano a far vita comune in base al territorio di nascita. A nessuno sarebbe mai venuto in mente di discriminare i sudditi di un regno o di un impero fra indigeni ed immigrati, perché il criterio di appartenenza allo Stato era la fedeltà ai suoi governanti. È solo durante la Guerra dei Cent'Anni che Giovanna d'Arco rifiuta obbedienza al re d'Inghilterra, legittimo erede al trono di Francia per discendenza da Filippo il Bello, in nome della distinzione fra le due "nazioni" e del motto «la Francia ai Francesi». Dopo la fine del conflitto e la rinuncia dell'Inghilterra ai suoi possedimenti sul Continente, è sempre la Francia a rilanciare l'uso politico della nazione: è Luigi XIV, il "Re Sole", ad avviare un processo di livellamento e omogeneizzazione culturale dei vari popoli che componevano il suo regno: franchi, normanni, bretoni, piccardi, aquitani, borgognoni, provenzali, baschi, stratificatisi nell'Esagono nei millenni a partire dal primo popolamento preistorico ai Galli, dalla conquista romana alle invasioni barbariche, furono costretti ad abbandonare le loro leggi e i loro costumi, la loro stessa identità collettiva per diventare tutti semplicemente "francesi".

A completare il processo di ibridazione fra nazionalità e cittadinanza è poi la rivoluzione giacobina che lo esporta in Germania, Italia e nel mondo slavo: dovunque si è ripetuto lo stesso processo di omologazione forzata, di soppressione violenta delle differenze ancestrali in nome dell'idea che i membri di uno Stato debbano avere in comune lingua, usanze, religione e soprattutto discendere dalla medesima etnia o razza («Fatta l'Italia bisogna fare gli Italiani»). Dall'Europa, questo frutto avvelenato è stato infine esportato in Africa, Asia e America latina e soprattutto nel mondo islamico, fomentando prima le guerre di decolonizzazione, poi i conflitti tribali che hanno insanguinato Ruanda e Burundi, Etiopia ed Eritrea, Somalia e Sudan, gli scontri fra islamici e cristiani-animisti nel Darfur, in Nigeria e adesso in India e nel Punjab, sempre in nome della falsa e perniciosa idea che vi debba essere omogeneità di carne e sangue, di lingua e religione fra i cittadini di un Paese, e che a quanti non vogliono adeguarsi alla religione, alle usanze, alla "cultura" maggioritaria non resti altra possibilità che fuggire o morire.

Per questo, di fronte sia alle "baruffe chiozzotte" sui dialetti padani, sia alle ben più tragiche persecuzioni contro i cristiani in Pakistan di questi ultimi giorni, noi mondialisti riteniamo che l'unica soluzione sia la fine dell'ibrido nazione-Stato, la separazione fra appartenenza etnica e cittadinanza e il radicamento di quest'ultima nella semplice residenza in un territorio, indipendentemente dal fatto che esso sia quello in cui si è nati oppure no. Ciò sarà possibile solo quando tutti gli Stati della terra abbandoneranno le loro pretese di sovranità assoluta su un territorio e sugli uomini e donne che vi abitano, unendosi in un solo Impero mondiale che abolisca ogni discriminazione di razza, lingua e religione in nome degli immortali ed universali diritti di ogni essere umano alla vita, alla libertà e alla ricerca della felicità.

Eye of God

annuit coeptis

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