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IL MONDIALISMO NON È UN IMPERIALISMO

 

 

(4/7/2007) Nei due anni trascorsi da quando abbiamo deciso di aprire il nostro sito Internet in Italia abbiamo raccolto le opinioni formulate nei nostri confronti da molte persone, sia per contatto diretto con i nostri agenti, sia attraverso blog e forum sulla Rete. Abbiamo così constatato che molti considerano il mondialismo una bieca ideologia al servizio di una presunta ambizione ideologica di non meglio specificati circoli economico-finanziari, oppure di questa o quella multinazionale, o ancora del governo o del popolo degli Stati Uniti d’America in quanto «nazione imperialistica sin dalla sua fondazione», o addirittura dell’intero Occidente «ateo e materialista» impegnato in una aggressiva ri-colonizzazione del Terzo Mondo. Abbiamo pertanto deciso di riservare questo editoriale alla confutazione di tutte queste false opinioni su di noi e sulla nostra causa.

Il mondialismo non si propone affatto di sostenere una colonizzazione del mondo islamico – perché è questo che temono gli antimondialisti, tutti più o meno antisemiti e nemici di Israele – né tantomeno di imporre un dominio imperialistico degli Usa sugli altri Stati del pianeta. In primo luogo, perché la conquista di territori altrui non rientra nelle ambizioni dell’uomo della strada e delle istituzioni politiche statunitensi, i quali sono stati caratterizzati entrambi, sin dall’epoca dei Padri Fondatori, dalla tendenza a presentarsi al mondo come la “città sulla collina”, come un modello luminoso di governo e di società liberi ed aperti, rispettosi dei diritti di tutti gli individui umani; tutti gli interventi militari che gli Stati Uniti d’America hanno effettuato sono sempre stati provocati da una aggressione esterna al loro stile di vita liberale e democratico, a partire dalla guerra di indipendenza contro l’assolutismo di Giorgio III, passando per l’affondamento della corazzata Maine che diede inizio alla vittoriosa guerra contro la Spagna (conclusasi con l’indipendenza di Cuba e con un brevissimo protettorato sulle Filippine, sfociato poi nell’indipendenza), fino al vile assalto giapponese di Pearl Harbour del 1941 e all’infame guerra scatenata non dagli Usa, ma dal fondamentalismo terrorista islamico sostenuto dagli Stati-canaglia (Russia, Cina, Iran e Siria) con la distruzione delle Torri Gemelle di New York l’11 settembre 2001.

In secondo luogo, e soprattutto, perché il movimento mondialista muove dal principio dell’uguaglianza di tutti gli individui umani, a prescindere dal sesso, dalla fede o dal gruppo di nascita, e dall’altro principio, che dal primo discende, dell’uguale diritto di tutti gli individui umani alla vita, alla libertà in tutte le sue espressioni e alla ricerca della felicità; constata che, in realtà, tra gli uomini sono esistite ed esistono tuttora profondissime, spesso mortali, disuguaglianze; rileva che tale distanza fra princìpi e realtà deriva dal fatto che gli uomini tendono a valutare e a trattare i loro simili non come individui appartenenti alla specie umana e dotati della loro stessa natura umana, bensì a seconda che appartengano o meno al proprio gruppo di nascita, sia esso basato sul colore della pelle, sulla lingua, sui costumi o sulla religione, proteggendo i propri “compagni” e perseguitando, spesso fino al genocidio, gli “estranei”; e di conseguenza opera affinché tutti gli uomini e le donne del mondo riconoscano la verità di quegli immortali princìpi e conformino ad essi le loro condotte individuali e collettive.

Per tali motivi il Partito Mondialista ha esplicitamente affermato nel proprio Manifesto fondativo che i tre scandali del mondo islamico, la sottomissione della donna all’uomo, la sottomissione dei sudditi al califfo o dittatore del momento, e la sottomissione degli “infedeli” ai credenti in Allah, i quali insieme determinano l’arretratezza e la pericolosità di quella cultura per il mondo intero, sono tre facce dell’unico problema costituito dalla mancata accettazione da parte dell’Islam dell’aurea massima pronunciata da Gesù Cristo: «Rendete a Cesare quel che è di Cesare, e a Dio quel che è di Dio», la quale sola può fondare una società e un governo rispettosi dei diritti di ogni individuo, come li ha fondati nei paesi occidentali determinando la loro superiorità morale e materiale.

Ed è per gli stessi motivi che noi mondialisti auspichiamo la creazione di un Impero mondiale da parte degli Stati Uniti d’America: non per dare ad una etnia particolare un potere sovrano su tutte le altre etnie, dal momento che gli Usa sono il popolo più multietnico che esista; ma al contrario perché sappiamo, dalla lezione della Storia, che solo quando questo popolo multietnico assumerà la guida del processo di unificazione di tutti gli Stati e i popoli della terra si realizzeranno le condizioni necessarie per la depoliticizzazione di tutti gli Stati, per l’abbattimento di tutti i confini, in una parola per la completa eliminazione di tutte le discriminazioni fondate sul sesso, sulla razza, sulla religione e sull’appartenenza a qualsiasi gruppo particolare che hanno sempre funestato l’umanità. Questo non vuol dire, come temono i tradizionalisti e i localisti no-global, eliminare le differenze fra le varie culture e religioni in nome dell’omologazione ad un fantomatico “pensiero unico”; vuol dire invece impedire alle legittime differenze culturali di farsi pretesto per discriminazioni nel godimento degli inalienabili diritti umani. Che poi questa situazione di uguale godimento dei diritti da parte di ogni individuo umano, in ogni angolo della terra, venga chiamata Impero mondiale, Repubblica mondiale o in qualunque altro modo si preferisca, a noi mondialisti importa poco o nulla; se non per rendere il giusto tributo di riconoscenza a quei luminosi fari di civiltà che sono stati l'impero persiano, il primo impero multietnico della storia, l'impero di Ciro il Grande che restituì la libertà al popolo d'Israele, e l'impero di Roma che dai colli fatali irradiò la civiltà all'intera Europa, insegnando all'Occidente ad «avere pietà di chi si sottomette» e insieme a «debellare i superbi». Proprio quel che dovrà fare il popolo degli Stati Uniti d'America, degno erede delle insegne dell'aquila, per instaurare il proprio impero, l'Impero mondiale che libererà le genti dalle discriminazioni derivanti dall'etnia, dalla religione e dal luogo di nascita e assicurerà ad ogni individuo umano i sacri e naturali diritti alla vita, alla libertà e alla ricerca della felicità.

 

Eye of God

ANNUIT COEPTIS

 

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