Il Mondialismo è figlio del Cristianesimo

 

 

(18/01/2020) Solo un pazzo potrebbe sostenere che al giorno d'oggi l'Occidente non domini il mondo, se non de jure, almeno de facto. I computers, tablet e smartphone che miliardi di persone utilizzano per organizzare e gestire le proprie vite, i film di Hollywood che tutti guardano, i cantanti le cui canzoni vengono cantate, i libri che vengono letti, non sono forse tutti prodotti dall'Occidente? Pensate solo che tutto il mondo islamico, con più di 1.300 milioni di credenti in Allah e Maometto, non riesce a produrre in un anno tanti libri quanti ne pubblica una sola media casa editrice americana... Ma ancor più, le istituzioni politiche e giuridiche, lo Stato di diritto liberale e democratico per il quale masse enormi di uomini e donne si sollevano contro tiranni e dittatori mettendo a rischio le proprie vite, non è forse una creazione sublime dell'Occidente? La possibilità di vivere senza essere oppressi e piagati da fame, povertà e malattie orribili, in una parola, il benessere, il ben-vivere, la prosperità cui aspira tutto il genere umano, non è forse nata in Occidente? La globalizzazione, l'apertura dei confini, la circolazione illimitata di individui, merci ed idee, non è forse nata in Occidente?

Di fronte a questi dati indiscutibilmente veri, due atteggiamenti sono possibili: quello di chi li accetta nella loro bruta fattualità, sospirando fatalisticamente "è così, e basta"; e quello opposto di chi si domanda "perché è così e non cosà?", perché sono i popoli di ascendenza europea, abitatori dell'Europa, del Nordamerica e dell'Australia, a dominare il mondo con le loro scoperte e invenzioni, e non i popoli assoggettati all'Islam o le masse di confuciani cinesi o di induisti?

A questa domanda si risponde di solito che il primato dell'Occidente sarebbe dovuto alla cosiddetta "rivoluzione scientifica" del XVII secolo, all'applicazione della matematica e del metodo sperimentale allo studio delle leggi della natura che avrebbe messo nelle mani degli Europei il potere di manipolare il mondo e di sottoporlo a quel che gli antimondialisti chiamano "l'impero della quantità", ovvero una valutazione puramente quantitativa e "monetaria" dei beni della terra, piante, animali, e persino degli uomini, valutati unicamente in base alla ricchezza posseduta e non più secondo valori "spirituali" e "trascendenti" come il sesso, la razza o la religione professata; altri invece, con una analisi più raffinata, fanno risalire l'ascesa della civiltà occidentale ai contatti, da una parte con l'Islam (da cui l'Europa avrebbe riscoperto i testi filosofici e scientifici dell'antica Grecia dimenticati dopo le invasioni barbariche), e dall'altra con Cina e India (che avrebbero introdotto in Europa nuovi metodi aritmetici, come l'uso dello zero, la polvere da sparo e la carta). Entrambe le interpretazioni, tuttavia, trascurano marcatamente il fatto che tutte queste conoscenze filosofiche e scientifiche non son servite ai popoli e alle culture extraeuropei per mantenere il primato di cui hanno goduto per secoli: se la fonte della superiorità occidentale fosse la scienza, perché Galileo e Newton sono nati in Italia e in Inghilterra, e non invece a Pechino e a Calcutta? Se i Cinesi hanno inventato la polvere da sparo, perché l'hanno usata solo per giochi pirotecnici, mentre gli Europei l'hanno utilizzata per conquistare il mondo? Se gli islamici hanno conservato le opere di Aristotele, Ippocrate ed Euclide, perché il mondo non è dominato dall'Islam?

Appare dunque chiaro che l'aver tramandato le opere dell'antica Grecia, da solo, non assicura il primato ad una civiltà, come il fatto di dormire per secoli sopra un giacimento di petrolio o una miniera di uranio non basta a costruire una società basata sugli idrocarburi o sull'energia nucleare, se manca una visione del mondo che permetta di comprenderne l'importanza e di sfruttarli a proprio vantaggio. Quale è dunque la visione del mondo che ha permesso ai popoli europei di riscoprire il valore dei classici e di metterlo a frutto per creare la più grande e potente civiltà della Storia? Quella visione del mondo ha un nome: Cristianesimo.

Mentre il mondo pagano, schiacciato sotto il peso del "mito dell'eterno ritorno" e timoroso di suscitare l'invidia degli dèi, era incapace di concepire l'idea di un progresso individuale o sociale, la venuta nel mondo di Dio in Gesù Cristo, preparata per duemila anni dall'annuncio dei profeti e culminata nella Sua morte e risurrezione, ha aperto al genere umano la comprensione del mondo come un cantiere, o una "vigna", in cui ogni individuo può, e pertanto deve, fare la propria parte per contribuire a raggiungere il risultato finale comune, il tikkun ‘Olam o redenzione del mondo. La parabola dei talenti, nella quale il padrone - che è Dio stesso - affida ai suoi servi somme di denaro differenti affinché questi le investano in attività redditizie e gli riconsegnino poi il capitale con gli interessi, ha insegnato ai cristiani che le loro azioni hanno un valore, un valore misurabile, e soprattutto che l'astenersi dall'agire nel mondo, il ritirarsi in una aristocratica solitudine alla maniera dei saggi indiani o dei monaci buddisti, è in realtà il peccato più grave (il servo che sotterra l'unico talento ricevuto per restituirlo intatto viene condannato perché, come il fico che Gesù maledice, non ha prodotto frutto).

Questa portentosa rivoluzione del pensiero e dell'azione non è avvenuta in un colpo solo, anzi: dopo il crollo dell'Impero romano in Occidente l'Europa è stata ingessata per cinquecento anni dal pessimismo radicale di un sant'Agostino, per il quale la natura umana era stata interamente distrutta dal peccato originale, e quindi la salvezza del singolo dipendeva da una grazia divina assolutamente immeritata e irrazionale (poiché le buone azioni dell'uomo non potevano garantirgli di scampare dalla dannazione eterna, e d'altra parte nessuna azione malvagia poteva impedire a Dio di salvare chi volesse; un'idea che si travaserà poi nell'Islam); di conseguenza, fino all'anno Mille l'ideale di vita del cristiano era il monaco, il "padre del deserto", l'eremita che vive lontano dal mondo, digiunando e pregando, e il cui contributo alla salvezza del mondo consiste soltanto nell'esempio che dà, quello di "fuggire il mondo" - alla maniera di Platone - e di non agire. Fu solo quando la Cristianità si rese conto che i fatidici "mille anni e non più mille" dell'Apocalisse erano trascorsi senza che il Cristo facesse ritorno gloriosamente sulla terra, che essa si risvegliò dal suo torpore: il Figlio di Dio sarebbe tornato solo quando il mondo fosse stato integralmente cristianizzato, questo divenne il pensiero dominante; perciò era necessario che i cristiani si adoperassero per combattere il Male in ogni sua forma, costruendo ospedali per assistere i malati, edificando scuole e università per diffondere la conoscenza e scacciare ignoranza e superstizione, riformando la struttura e il funzionamento della Chiesa e dei regni terreni affinché il buon governo aiutasse gli uomini a procedere senza ostacoli nel loro cammino verso il Cielo, e più in generale dando un valore positivo al lavoro, facendo d ogni attività umana una "vocazione" (Beruf), un mezzo di santificazione del singolo e di progresso della società.

Fu questa valorizzazione dell'agire umano in una prospettiva non solo secolare, ma prima di tutto trascendente, a produrre gli straordinari cambiamenti cui l'Occidente è andato incontro negli ultimi settecento anni: dal fatto che il bilancio di tutti i valori positivi finiti dati dalle buone azioni e di tutti i valori negativi finiti dati dalle cattive azioni decida il destino ultraterreno, infinito, di un uomo, nacquero l'uso del bilancio a partita doppia negli affari e, con Leibniz e Newton, il calcolo infinitesimale che permetteva di domare l'infinito mediante somme e differenze di piccolissime quantità finite; la rivalutazione della ragione come guida al compimento di azioni "buone" condusse a recuperare il patrimonio rappresentato dal diritto romano e dalla scienza greca, che anche l'Islam aveva conosciuto ma rigettato a causa della sua interpretazione irrazionalistica della salvezza data da Allah; la visione del genere umano come una sola, grande comunità, i cui membri possedevano la medesima natura ed erano chiamati alla medesima gloria in Cristo, fu la matrice che generò la democrazia rappresentativa e lo Stato di diritto, a partire dalla Magna charta libertatum del 1215 (con la quale divenne obbligatorio per i re inglesi chiedere il consenso dei sudditi per imporre tasse, astenersi dalle detenzioni illegali e assicurare una giustizia penale rapida secondo il principio dell'habeas corpus) e poi con le rivoluzioni americana e francese scoppiate in nome del diritto di ogni individuo alla vita, alla libertà e al perseguimento della felicità. Questo è anche il  motivo per cui l'Occidente angloamericano ha sacrificato ingenti uomini e mezzi nelle "tre guerre mondiali" del Novecento, generate dal rifiuto della razionalità greco-romana e cristiana, prima da parte del più grande Paese d'Europa, la Germania, regredito al nazionalismo pagano e all'antisemitismo, e poi da parte della Russia slava, rimasta ancorata ad una visione spiritualistica che esalta le decisioni assolute, il "tutto o  niente" - si confrontino ad esempio "I fratelli Karamazov" di Dostoevskij, impulsivi e radicali nel bene come nel male, con l'elogio del riformismo graduale contenuto ne "La figlia del capitano" di Puskin, decisamente un russo atipico (non per niente illuminista e affiliato alla Massoneria) -, e fa del sovrano terreno (lo zar, Stalin, Putin) l'immagine di Dio, un potere irresistibile che schiaccia i sudditi negando loro ogni diritto.

In conclusione, il Cristianesimo è la sorgente della fiducia occidentale nella ragione come strumento di elevazione materiale e spirituale della società (mentre l'Islam, la Russia e la Cina, pur accettando le scoperte scientifiche e la tecnologia dell'Occidente, ne rifiutano lo spirito razionale e progressivo in nome di un conservatorismo fatalistico e di un dispotismo arbitrario); è il motore della globalizzazione, di questa spinta irresistibile  - perché voluta da Dio - ad abbattere ogni barriera fra gli uomini, da quelle degli Stati "etnici" a quelle di un tradizionalismo acritico, per costruire lo Stato mondiale: una società universale, la sola degna di individui creati a immagine di Colui che si realizza interamente in tutte le cose dell'Universo. Un solo Dio, un solo Impero, una sola legge, «un solo corpo, un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati».

 

Sigillum Triplex

Advenit Novus Ordo Seclorum

Annuit Coeptis

 

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