il delfino di putin getta la maschera:

mosca vuole assoggettare l'europa

 

(20/6/2008) Al recente vertice economico di San Pietroburgo Dimitri Medvedev, l'uomo di paglia del cekista Putin (che da primo ministro continua a essere il vero zar di Russia) ha creato scompiglio nelle cancellerie del Vecchio Continente affermando che «la Nato non è in grado di garantire la sicurezza dell'Europa» e lanciando la proposta di un trattato di sicurezza paneuropeo in cui Mosca dovrebbe avere un ruolo di primo piano. L'ingenuo segretario generale dell'Alleanza Atlantica, Jaap de Hoop Scheffer, si è chiesto in cosa consisterebbe «concretamente» la proposta russa e non è stato capace di darsi una riposta. Noi dell'Associazione Internazionale "New Atlantis for a World Empire" e del Partito Mondialista siamo in grado non solo di rispondere, ma anche di mettere in guardia chi legge: il progetto Medvedev è già allo studio di molte cancellerie europee, e se attuato rappresenterebbe una rivoluzione nella geopolitica globale e metterebbe una pietra tombale sulla libertà dell'Europa.

Il cosiddetto "progetto Medvedev per un trattato di sicurezza paneuropeo" si articola su una proclamazione di principio e tre corollari:

 

Il continente europeo, da Lisbona agli Urali e da Oslo ad Atene, costituisce un'Area Comune di Sicurezza fondata sui principi della reciproca non aggressione e della comune difesa.

1) Gli Stati membri dell'Area si impegnano a non utilizzare le proprie forze militari al fine di aggredire altri Stati membri.

2) Gli Stati membri dell'Area si impegnano a utilizzare le proprie forze militari al fine di difendere altri Stati membri da aggressioni provenienti da entità estranee all'Area.

3) Gli Stati membri dell'Area si impegnano a non ospitare sul proprio territorio truppe, installazioni militari, armi o sistemi d'arma appartenenti a entità estranee all'Area.

 

Potete ben comprendere la portata rivoluzionaria dell'accettazione di un simile patto da parte degli Stati europei. In un sol colpo essi si obbligherebbero a non considerare più la Russia come un paese potenzialmente ostile, come un "nemico" contro cui puntare i propri missili nucleari e tenere addestrate le proprie truppe, ma come un alleato strategico a lunghissimo termine; a chiudere tutte le basi militari statunitensi su suolo europeo, a espellere le truppe a stelle e strisce che per sessant'anni hanno difeso l'Europa occidentale dalle mire annessionistiche di Mosca; e addirittura a considerare gli Stati Uniti d'America, in quanto "potenza estranea all'Area", come il loro nuovo nemico, a puntare contro le città americane i loro missili e quelli gentilmente forniti da Mosca, e a considerare come una "aggressione" da respingere ogni tentativo di Washington di ottenere dalla Russia il rispetto della libertà di stampa o del dissenso politico.

Sarebbe l'atto finale della manovra iniziata da Putin dopo l'11 settembre 2001: dopo aver reso l'Europa dipendente dalle forniture energetiche di Gazprom, forniture pagate a peso d'oro a causa della continua corsa al rialzo del prezzo del petrolio -  che a sua volta non dipende soltanto dalle speculazioni finanziarie, come Medvedev ha tentato di far credere, ma dall'instabilità politica del Medio Oriente che Mosca ha abilmente alimentato armando Iran e Siria (e attraverso essi, Hamas e Hezbollah) contro Israele, unica democrazia della regione e perciò odiato dai regimi dittatoriali nazislamici -, la Russia chiuderebbe il cerchio separandola dall'America, ottendenone la sudditanza politica e coronando così il sogno di un'Eurasia estesa da Lisbona a Vladivostok. Un impero autosufficiente dal punto di vista delle materie prime e delle fonti energetiche, economicamente autarchico, politicamente illiberale e autoritario, capace di legare a sé una Cina affamata di petrolio e gelosa della propria "via socialista al capitalismo", di sostenere l'Iran come potenza leader del mondo islamico, e di imporre la propria egemonia su tutta la massa continentale eurasiatico-africana, nonché di alimentare tendenze anti-Usa, terrorismo e rivoluzioni "bolivariane" in tutto il Sudamerica (come e più di quanto stiano già facendo Cuba e il Venezuela di Chavez sostenitore delle Farc, finanziato e armato da Teheran nonché in combutta con il cocainomane boliviano Morales e con l'Ecuador). Per i quattro quinti del pianeta sarebbe la fine della libertà e della democrazia, forse per sempre.

Di fronte a questa terribile prospettiva è necessario che tutti i sinceri amanti della libertà, dei diritti umani e della democrazia si stringano intorno agli Stati Uniti d'America, unico baluardo della civiltà in un mondo assediato da regimi tirannici e fondamentalisti, e sostengano ogni azione di Washington volta a impedire una alleanza strategica tra i paesi europei e la Russia, a mettere in atto una efficace penetrazione nel cuore dell'Asia mediante la stipulazione di intese con i pochi governi democratici, il rovesciamento dei regimi teocratici e filoterroristi del'Iran e del Pakistan, la creazione di basi militari permanenti in grado di stringere in una morsa Russia e Cina e di preparare anche in quei paesi una transizione alla democrazia.

In ultima analisi, risulta confermato che solo quando gli Stati Uniti d'America, alla testa di una Lega delle Democrazie come quella proposta dal candidato repubblicano alla presidenza John McCain, avranno sconfitto gli stati canaglia che fomentano il terrorismo islamico e l'instabilità e fondato un Impero mondiale sotto la loro leadership, saranno finalmente garantite sicurezza, prosperità e pace non solo per la vecchia Europa, ma per tutta l'umanità. A questo arduo e nobile compito l'Associazione Internazionale "New Atlantis for a World Empire" e il suo ramo esecutivo, il Partito Mondialista, continueranno a dedicarsi, nella certezza che il tempo, galantuomo, ci darà ragione.

ANNUIT COEPTIS

 

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