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Liberarsi dell'Islam non è razzismo

 

 

(25/04/2017) Oggi, in questo 72° anniversario della liberazione dell'Italia dal nazifascismo, le giuste e doverose celebrazioni sono state funestate e dissacrate dalla malvagia decisione, assunta dalla sezione romana dell'Anpi (Associazione Nazionale Partigiani Italiani) di invitare nelle proprie file, durante la manifestazione tenutasi stamattina a Roma, bandiere ed esponenti di associazioni cosiddette "palestinesi" che vogliono la distruzione dello Stato di Israele e lo sterminio totale del popolo ebraico, costringendo i reduci della gloriosa Brigata Ebraica - il corpo di volontari formato nel Mandato britannico di Palestina nel 1944 che contribuì grandemente a sconfiggere le armate del III Reich e a liberare l'Italia, da cui peraltro venivano molti dei suoi membri, ebrei italiani costretti all'esilio a causa delle leggi razziali fasciste - a organizzare una manifestazione separata per non dover subire insulti e aggressioni dai "pacifici" palestinisti, come è avvenuto negli scorsi anni.

Alla base della decisione assunta dai partigiani romani, il cui gruppo dirigente è chiaramente egemonizzato dalle frange più estreme di una Sinistra terzomondista e antisemita che ancora non vuol decidersi a morire, vi sono due fattori: da un lato una colpevole negazione della Storia, vale a dire del fatto - innegabile - che durante la seconda guerra mondiale i musulmani si schierarono totalmente ed entusiasticamente dalla parte di Hitler e Mussolini per odio feroce contro gli Ebrei (basti ricordare la figura atroce di Mohammed Haji Amin al-Husseini, Gran Muftì di Gerusalemme, che dopo aver fomentato il massacro degli ebrei di Hebron nel 1929 e altre stragi antisemite per tutti gli anni Trenta, all'inizio del conflitto si trasferì a Berlino, sotto la protezione del Führer, incoraggiandolo a perseguire lo sterminio di tutti gli ebrei del mondo, curando personalmente la formazione di un reggimento delle SS composto da musulmani che sterminò gli ebrei in Bosnia, giungendo persino a far fallire uno scambio di bambini ebrei destinati ad Auschwitz con ufficiali tedeschi catturati dagli Alleati, tale era il suo odio nei confronti del popolo d'Israele); dall'altro, e soprattutto, un'ancor più colpevole assimilazione, sostenuta dalla propaganda palestinista fin dal 1967 (cioè dalla sconfitta araba nella Guerra dei Sei Giorni, che mostrò ai musulmani l'impossibilità di sconfiggere il piccolo ma indomito Stato ebraico) e accettata acriticamente dalla Sinistra euroamericana, dello Stato di Israele alla Germania nazista, e dei sedicenti "palestinesi" agli ebrei dai nazisti perseguitati e messi a morte, quasi che in entrambi i casi ci si trovasse di fronte a un popolo, o a una razza, minacciato/a di sterminio. Ora, è proprio questa la menzogna che è necessario sfatare: quello in corso da settant'anni fra israeliani e palestinisti non è un conflitto razziale, bensì una parte della guerra di annientamento che l'Islam ha dichiarato più di 1.400 anni fa contro tutto il genere umano.

Non è un conflitto razziale, perché non è mai esistito nella storia un "popolo" palestinese, né una "nazione" o "razza" palestinese: quelli che oggi sono chiamati "palestinesi" sono in realtà i discendenti di arabi, giordani, libanesi, siriani ed egiziani che dalla seconda metà dell'Ottocento emigrarono nella terra di Israele - fino ad allora abitata in maggioranza da ebrei, seguiti dai cristiani e da pochissimi musulmani - attirati dalle opportunità di lavoro aperte dai primi insediamenti sionisti, i quali avevano comprato a caro prezzo terre aride da proprietari ottomani e le avevano fatte rifiorire dopo secoli di sterilità; questi musulmani, che fino alla dissoluzione dell'impero ottomano si sentivano semplicemente parte della Ummah (la comunità universale di tutti i seguaci di Allah e Maometto), tra il 1948 e il 1967 - quando i territori di Giudea e Samaria, insieme con la parte Est di Gerusalemme, furono parte del regno di Giordania - si consideravano, e furono trattati, come normali cittadini giordani, senza alcuna velleità di costituire uno "Stato palestinese". Fu solo, come detto sopra, dopo la sconfitta dei Paesi arabi nella Guerra del 1967, quando il re Hussein di Giordania e i vari despoti mediorientali rinunciarono a combattere apertamente per la distruzione di Israele, che Yasser Arafat (nipote del feroce Gran Muftì al-Husseini) decise di fondare l'Olp (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) e di iniziare un martellamento propagandistico delle pubbliche opinioni occidentali, usando la mitologia nazionalistico-risorgimentale per convincere italiani, francesi, tedeschi e americani che i sedicenti "palestinesi" fossero un popolo in lotta per l'indipendenza contro una sedicente "occupazione" israeliana; un'operazione propagandistica, sostenuta dall'Unione Sovietica in funzione antioccidentale, che purtroppo ebbe successo, come si può notare ricordando la fraterna amicizia con lo stesso Arafat del ladro socialista Bettino Craxi, convinto che il leader dell'Olp fosse un novello Garibaldi fino al punto di opporsi agli Stati Uniti d'America per impedire l'arresto dei terroristi palestinisti che avevano preso in ostaggio la nave da crociera "Achille Lauro" e assassinato il povero paralitico ebreo-americano Leon Klinghoffer.

Non è un conflitto razziale, soprattutto, perché ai sedicenti "palestinisti" non importa un bel niente di costituire uno Stato nazionale di Palestina: ciò che essi vogliono è distruggere lo Stato di Israele perché, da musulmani quali sono, non sopportano che un lembo di terra piccolissimo, conquistato dall'Islam con la spada in pugno, sia stato settant'anni fa sottratto al dominio islamico. Vedete dunque che qui non c'è questione di razza, perché l'Islam non è una razza: l'Islam è una ideologia, una ideologia di sottomissione a un falso dio irrazionale e violento e a un falso profeta pedofilo e guerriero, che fondò il proprio dominio assaltando carovane e sterminando senza pietà i dissenzienti; un falso profeta che volle lasciare dopo di sé una falange di fanatici assassini insegnando ai suoi seguaci a schiavizzare le donne, a mentire ai non-islamici per prenderli di sorpresa (secondo il precetto coranico della taqiyya o "dissimulazione"), a concludere false tregue quando erano in difficoltà e a violarle senza vergogna quando si sentivano più forti, a sottomettere con la violenza i non-islamici costringendoli a pagare un "pizzo" per essere "protetti" (la jizya o tassa di sottomissione) e a massacrare quanti non vogliono sottomettersi usando qualsiasi mezzo.

Non è forse quel che stanno facendo dall'11 settembre 2001 i musulmani in tutto il mondo, sterminare i non-musulmani usando aerei, cinture esplosive,  armi chimiche, lanciandosi sulle folle con automobili e camion per investirne e ucciderne il maggior numero possibile, oppure sgozzandoli con coltelli come hanno fatto al povero padre Jacques Hamel, oppure spaccando loro la testa con pietre e sassi, usando qualunque mezzo pur di compiere la volontà del loro falso dio Allah e del loro falso profeta Maometto: stabilire su tutta la Terra il dominio dell'Islam (che in arabo vuol dire "sottomissione, schiavitù"), assoggettare tutto il genere umano a una ideologia reazionaria, antimoderna e mortifera? E non abbiamo forse visto e udito pochi giorni fa, sulle televisioni di tutto il pianeta, un cittadino belga, figlio di belgi cattolici, di razza bianca, rivendicare con sprezzante orgoglio la sua conversione all'Islam e il suo proposito di imporre la Sharia, la legge islamica, su tutto il mondo, anche a costo di farsi esplodere in un aeroporto o in un altro luogo affollato e di assassinare persone innocenti? Non è questa una prova sufficiente che l'Islam non è un popolo, una razza o una nazione, ma una ideologia di morte al pari del Fascismo, del Nazismo e del Comunismo, e che pertanto, come il Fascismo, il Nazismo e il Comunismo, l'Islam deve essere estirpato dalla faccia della Terra per il bene di tutto il genere umano?

Nel 1945, dopo aver liberato l'Europa occidentale e abbattuto il nazifascismo, americani e inglesi vararono leggi e provvedimenti per "denazificare" la Germania, cioè per eliminare l'influsso dell'ideologia nazionalsocialista dallo Stato e dalla società civile della Germania Ovest; a tal fine migliaia di docenti universitari (fra i quali il famigerato Martin Heidegger) e di impiegati pubblici vennero rimossi dalle loro cattedre e dai loro uffici e licenziati in tronco, e grazie a questa vasta opera di purificazione la Germania Ovest fu liberata dall'influsso mortifero di Hitler e poté divenire uno Stato liberale democratico. Allo stesso modo oggi, davanti alla guerra di annientamento che l'Islam conduce da 1.400 anni contro tutto il genere umano, è necessario che tutti i popoli non-islamici si uniscano in una Grande Alleanza per la Libertà e inizino una controguerra di liberazione del mondo dall'Islam: una controguerra che deve essere combattuta con ogni mezzo, dalla contropropaganda mediatica e culturale - "bombardando" i Paesi islamici con libri, giornali, trasmissioni radiotelevisive e informatiche al fine di mostrar loro l'inferiorità morale e spirituale della loro falsa religione, e la superiorità materiale, morale e spirituale dell'Occidente greco-romano-ebraico-cristiano - alla messa al bando legale dell'Islam, dalla rimozione e licenziamento di tutti gli islamici da ogni posto di lavoro pubblico o privato fino alla reclusione di tutti gli islamici in campi di prigionia (allo stesso modo in cui americani e inglesi rinchiusero in campi di prigionia italiani, tedeschi e giapponesi durante la seconda guerra mondiale), fino, se fosse necessario, all'uso massiccio delle forze armate e di ogni tipo di arma, anche quella nucleare, al fine di cancellare definitivamente l'Islam dalla faccia della Terra. Sarebbe certo una decisione grave, ma non più grave di quella che dovettero prendere gli americani nel 1945 per sconfiggere l'imperialismo nipponico, sganciare cioè due bombe atomiche su due città del Giappone e uccidere in un sol colpo più di 200.000 esseri umani. Grazie a quella grave decisione l'America sconfisse il Giappone e lo costrinse a divenire un Paese moderno, liberale e democratico; allo stesso modo oggi lo sterminio totale di tutti gli islamici, qualora perseverassero nella loro malvagia guerra di annientamento contro i non-islamici, sarebbe l'unico mezzo per salvare dall'annientamento tutto il genere umano e garantire la salvezza di libertà e democrazia. Se la fine della seconda guerra mondiale valeva bene la vita di 200.000 giapponesi, la salvezza di 7,5 miliardi di non-islamici val bene la vita di 1,3 miliardi di islamici.

Solo gli islamici possono e devono scegliere il loro destino: integrarsi e vivere in pace con i non-islamici, rinunciando per sempre a schiavizzare le donne e i figli e a imporre con la violenza la loro falsa e mortifera superstizione, oppure scomparire per sempre dalla faccia della Terra e dalla Storia dell'Umanità, allo stesso modo in cui furono sterminati Aztechi, Maya e Incas a causa dei loro atroci sacrifici umani. Per quanto ci riguarda, noi mondialisti continueremo a mettere in guardia i popoli contro la minaccia esistenziale che viene dalla mortifera ideologia islamica, e a promuovere la guerra di liberazione del mondo dall'Islam come parte essenziale del nostro Grande Progetto: abbattere tutti i vetusti Stati etno-nazionali, cancellare ogni discriminazione fra gli esseri umani fondata sul sesso, sulla razza o sulla religione, e unire tutto il genere umano in un solo Stato o Impero mondiale, federale e liberaldemocratico, che assicuri pace, prosperità, libertà e giustizia per tutti.

 

Sigillum Triplex

Advenit novus ordo seclorum

annuit coeptis

 

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