la meta finale della storia:

l'impero mondiale dei figli dell'uomo

 

 

(22/11/2009) In questo giorno nel quale i cristiani di tutto il mondo, anche in mezzo alle persecuzioni, chiudono l'anno liturgico - figura del tempo destinato a concludersi col Giudizio - celebrando la solennità di Gesù Cristo Re dell'universo, Inizio e Fine di tutte le cose, anche noi mondialisti avvertiamo l'esigenza di sollevarci dalle questioni contingenti per gettare con voi uno sguardo sulla meta finale della Storia, sul traguardo per cui lavoriamo da quel venerdì 13 ottobre del 1307, allorché fummo provati con il fuoco per essere trovati degni della nostra missione. La prima lettura proclamata oggi nelle chiese e nelle catacombe, da Roma a Pechino e da Islamabad a Caracas, è una visione tratta dal Libro del profeta Daniele, scritta probabilmente nel II secolo a.C., e qui vogliamo riportarla per esteso per iniziare da essa la nostra riflessione:

 

Dn 7:1 Nel primo anno di Baldassàr re di Babilonia, Daniele, mentre era a letto, ebbe un sogno e visioni nella sua mente. Egli scrisse il sogno e ne fece la relazione che dice:

2 Io, Daniele, guardavo nella mia visione notturna ed ecco, i quattro venti del cielo si abbattevano impetuosamente sul Mar Mediterraneo

3 e quattro grandi bestie, differenti l'una dall'altra, salivano dal mare.

4 La prima era simile ad un leone e aveva ali di aquila. Mentre io stavo guardando, le furono tolte le ali e fu sollevata da terra e fatta stare su due piedi come un uomo e le fu dato un cuore d'uomo.

5 Poi ecco una seconda bestia, simile ad un orso, la quale stava alzata da un lato e aveva tre costole in bocca, fra i denti, e le fu detto: «Su, divora molta carne».

6 Mentre stavo guardando, eccone un'altra simile a un leopardo, la quale aveva quattro ali d'uccello sul dorso; quella bestia aveva quattro teste e le fu dato il dominio.

7 Stavo ancora guardando nelle visioni notturne ed ecco una quarta bestia, spaventosa, terribile, d'una forza eccezionale, con denti di ferro; divorava, stritolava e il rimanente se lo metteva sotto i piedi e lo calpestava: era diversa da tutte le altre bestie precedenti e aveva dieci corna.

8 Stavo osservando queste corna, quand'ecco spuntare in mezzo a quelle un altro corno più piccolo, davanti al quale tre delle prime corna furono divelte: vidi che quel corno aveva occhi simili a quelli di un uomo e una bocca che parlava con alterigia.

9 Io continuavo a guardare,

quand'ecco furono collocati troni

e un vegliardo si assise.

La sua veste era candida come la neve

e i capelli del suo capo erano candidi come la lana;

il suo trono era come vampe di fuoco

con le ruote come fuoco ardente.

10 Un fiume di fuoco scendeva dinanzi a lui,

mille migliaia lo servivano

e diecimila miriadi lo assistevano.

La corte sedette e i libri furono aperti.

11 Continuai a guardare a causa delle parole superbe che quel corno proferiva, e vidi che la bestia fu uccisa e il suo corpo distrutto e gettato a bruciare sul fuoco.

12 Alle altre bestie fu tolto il potere e fu loro concesso di prolungare la vita fino a un termine stabilito di tempo.

13 Guardando ancora nelle visioni notturne,

ecco apparire, sulle nubi del cielo,

uno, simile ad un figlio di uomo;

giunse fino al vegliardo e fu presentato a lui,

14 che gli diede potere, gloria e regno;

tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano;

il suo potere è un potere eterno,

che non tramonta mai, e il suo regno è tale

che non sarà mai distrutto.

15 Io, Daniele, mi sentii venir meno le forze, tanto le visioni della mia mente mi avevano turbato;

16 mi accostai ad uno dei vicini e gli domandai il vero significato di tutte queste cose ed egli me ne diede questa spiegazione:

17 «Le quattro grandi bestie rappresentano quattro re, che sorgeranno dalla terra;

18 ma i santi dell'Altissimo riceveranno il regno e lo possederanno per secoli e secoli».

19 Volli poi sapere la verità intorno alla quarta bestia, che era diversa da tutte le altre e molto terribile, che aveva denti di ferro e artigli di bronzo e che mangiava e stritolava e il rimanente se lo metteva sotto i piedi e lo calpestava;

20 intorno alle dieci corna che aveva sulla testa e intorno a quell'ultimo corno che era spuntato e davanti al quale erano cadute tre corna e del perché quel corno aveva occhi e una bocca che parlava con alterigia e appariva maggiore delle altre corna.

21 Io intanto stavo guardando e quel corno muoveva guerra ai santi e li vinceva,

22 finché venne il vegliardo e fu resa giustizia ai santi dell'Altissimo e giunse il tempo in cui i santi dovevano possedere il regno.

23 Egli dunque mi disse: «La quarta bestia significa che ci sarà sulla terra un quarto regno diverso da tutti gli altri e divorerà tutta la terra, la stritolerà e la calpesterà.

24 Le dieci corna significano che dieci re sorgeranno da quel regno e dopo di loro ne seguirà un altro, diverso dai precedenti: abbatterà tre re

25 e proferirà insulti contro l'Altissimo e distruggerà i santi dell'Altissimo; penserà di mutare i tempi e la legge; i santi gli saranno dati in mano per un tempo, più tempi e la metà di un tempo.

26 Si terrà poi il giudizio e gli sarà tolto il potere, quindi verrà sterminato e distrutto completamente.

27 Allora il regno, il potere e la grandezza di tutti i regni che sono sotto il cielo saranno dati al popolo dei santi dell'Altissimo, il cui regno sarà eterno e tutti gli imperi lo serviranno e obbediranno».

28 Qui finisce la relazione. Io, Daniele, rimasi molto turbato nei pensieri, il colore del mio volto si cambiò e conservai tutto questo nel cuore.

 

Come si può ben comprendere dalla lettura, sia le quattro bestie dalle forme strane, sia l'essere «simile a un figlio d'uomo» simboleggiano entità collettive, popoli e nazioni: il leone è l'impero babilonese, l'orso è l'impero persiano (che effettivamente «divorò molta carne», cioè si estese su un territorio vastissimo), il leopardo e la quarta bestia rappresentano l'impero di Alessandro Magno e dei suoi dieci successori (teste e corna). Tutti questi regni, viene detto al profeta, vengono «dalla terra», ovvero sono caratterizzati dal predominio di questa o quella etnia, religione e cultura; a ciascuno di essi il «vegliardo», Dio, assegna un inizio e un termine.

 

E il «figlio dell'uomo»? Egli è simbolo di un popolo completamente diverso: viene «sulle nubi del cielo» e il suo regno non sarà mai distrutto. È un popolo unito non dalla comunanza della carne e del sangue, della razza o della religione o della cultura, ma dal riconoscimento della comune natura umana che è anteriore e superiore a ogni distinzione di razza, lingua o religione. Il suo nucleo fondatore è Israele, cioè l'insieme di quanti «avevano gridato a Dio e furono salvati» (come è scritto nel Libro di Ester), i «santi dell'Altissimo», coloro che hanno prestato fede alla Promessa e hanno accettato di obbedire alla Legge delle Dieci Parole; questo nucleo originario si è poi esteso a quanti hanno ascoltato il messaggio di salvezza universale di Gesù Cristo, fondato sull'amore e il rispetto di ogni essere umano, sull'abolizione di ogni discriminazione di sesso, razza e religione e sulla distinzione tra la sfera sacra e quella profana, tra le «cose di Dio» e le «cose di Cesare». Su questo messaggio divino è stata edificata la civiltà dell'Occidente, la sola che abbia superato il timore superstizioso nei confronti della Natura, che abbia applicato l'ingegno umano, creato a immagine del Logos Creatore, per scoprire le leggi dell'Universo, debellare le malattie, abolire la schiavitù e sollevare dalla miseria intere nazioni.

 

La missione di noi mondialisti consiste proprio nel portare il liberante messaggio di salvezza cristiano a tutti gli uomini e le donne della terra, anche là ove le Chiese di Cristo non sono ancora arrivate; nel convincere le menti e i cuori circa la naturale eguaglianza di tutti gli esseri umani e la conseguente necessità di abbattere tutti i regimi dittatoriali, teocratici e totalitari che conculcano la libertà e la dignità della persona umana, di eliminare il cadavere putrefatto della sovranità nazionale, alibi dei tiranni laici e religiosi, per edificare una società civile planetaria e un Impero mondiale, uno Stato universale per individui universali.

 

Ai no-global "di destra", i quali aborrono il nostro progetto di un Impero mondiale perché ritengono, come il loro nefasto maestro Carl Schmitt, che la politica si fondi sulla lotta all'ultimo sangue fra gruppi nemici, rispondiamo che una umanità riunificata avrebbe non pochi "nemici" da affrontare: epidemie, carestie, mutamenti climatici, inondazioni, terremoti, eruzioni vulcaniche, cadute di meteoriti... Tutte queste minacce sono state sinora affrontate dalle singole nazioni ciascuna con le sole forze, capacità e saperi della propria singola popolazione; un Impero mondiale potrà coordinare contro di esse la tecnologia (la tanto vituperata tecnologia!), le risorse economiche e i saperi di tutta la specie umana.

 

Ai no-global "di sinistra", nostalgici dell'anarchismo e nemici preconcetti di ogni autorità, i quali temono l'avvento di un tiranno mondiale, rispondiamo che in ogni società umana e in ogni epoca della storia, secondo il principio di divisione dei lavori, esistono per natura - accanto a coloro che coltivano la terra, che cacciano, pescano, combattono, costruiscono case, aratri, lance, spade o reti da pesca, che curano i malati, pregano Dio o studiano il mondo - anche dei capi che prendono le decisioni di ultima istanza, un vertice della piramide che coordina gli sforzi e le competenze di ciascuno per il bene della società nella sua interezza; e che l'innegabile realtà che i governanti sono esposti alla tentazione di perseguire il proprio interesse individuale o quello del proprio sottogruppo particolare anziché preoccuparsi del bene comune del gruppo nella sua totalità, e che molti di essi a quella tentazione abbiano ceduto e cedano ogni giorno, non implica che l'autorità sia negativa in sé e che si debba abolire il governo in generale per abolire il malgoverno, così come il fatto che gli uomini possano essere, e in molti casi siano, ciechi, sordi, muti o zoppi non implica che questo sia lo stato naturale dell'uomo e che non sia compito degli uomini curare le infermità dei propri simili per portarli, nei limiti del possibile in questo mondo destinato a perire, a uno stato di buona salute.

 

In ogni epoca della storia gli oppressi all'interno delle singole nazioni hanno combattuto per abbattere i tiranni che li opprimevano; nel futuro Impero mondiale, certamente, a periodi di buon governo potranno alternarsi periodi di tirannide, nel qual caso gli oppressi della società mondiale lotteranno per abbattere i loro oppressori. Ciò non toglie che la creazione di uno Stato o Impero mondiale, con un solo Presidente o Imperatore (il titolo è irrilevante), eliminerà dalla faccia della terra le divisioni e le rivalità fra etnie e religioni finora arroccate come fortezze l'una contro l'altra armate, causa principale delle guerre, delle carestie e della povertà materiale e spirituale in cui versa gran parte del genere umano, permettendo inoltre a un governo planetario illuminato di destinare le ingenti risorse economiche e scientifiche oggi consumate nella distruzione reciproca alla lotta contro le "emergenze globali", per un vero progresso del'umanità, e di assicurare finalmente pace, prosperità e giustizia per tutti.

 

one god, one world,

one law, one lord

 

un solo dio, un solo mondo,

una sola legge, un solo signore

 

annuit coeptis

 

 

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