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la meta finale della storia:

l'impero mondiale dei figli dell'uomo

 

 

(25/11/2012) In questo giorno nel quale i cristiani di tutto il mondo, anche in mezzo alle persecuzioni, chiudono l'anno liturgico - figura del tempo destinato a concludersi col Giudizio - celebrando la solennità di Gesù Cristo Re dell'universo, Inizio e Fine di tutte le cose, anche noi mondialisti avvertiamo l'esigenza di sollevarci dalle questioni contingenti per gettare con voi uno sguardo sulla meta finale della Storia, sul traguardo per cui lavoriamo da quel venerdì 13 ottobre del 1307, allorché fummo provati con il fuoco per essere trovati degni della nostra missione. La prima lettura proclamata oggi nelle chiese e nelle catacombe, da Roma a Pechino e da Islamabad a Caracas, è una visione tratta dal Libro del profeta Daniele, scritta probabilmente nel II secolo a.C., e qui vogliamo riportarla per esteso per iniziare da essa la nostra riflessione:

 

Dn 7:1 Nel primo anno di Baldassàr re di Babilonia, Daniele, mentre era a letto, ebbe un sogno e visioni nella sua mente. Egli scrisse il sogno e ne fece la relazione che dice:

2 Io, Daniele, guardavo nella mia visione notturna ed ecco, i quattro venti del cielo si abbattevano impetuosamente sul Mar Mediterraneo

3 e quattro grandi bestie, differenti l'una dall'altra, salivano dal mare.

4 La prima era simile ad un leone e aveva ali di aquila. Mentre io stavo guardando, le furono tolte le ali e fu sollevata da terra e fatta stare su due piedi come un uomo e le fu dato un cuore d'uomo.

5 Poi ecco una seconda bestia, simile ad un orso, la quale stava alzata da un lato e aveva tre costole in bocca, fra i denti, e le fu detto: «Su, divora molta carne».

6 Mentre stavo guardando, eccone un'altra simile a un leopardo, la quale aveva quattro ali d'uccello sul dorso; quella bestia aveva quattro teste e le fu dato il dominio.

7 Stavo ancora guardando nelle visioni notturne ed ecco una quarta bestia, spaventosa, terribile, d'una forza eccezionale, con denti di ferro; divorava, stritolava e il rimanente se lo metteva sotto i piedi e lo calpestava: era diversa da tutte le altre bestie precedenti e aveva dieci corna.

8 Stavo osservando queste corna, quand'ecco spuntare in mezzo a quelle un altro corno più piccolo, davanti al quale tre delle prime corna furono divelte: vidi che quel corno aveva occhi simili a quelli di un uomo e una bocca che parlava con alterigia.

9 Io continuavo a guardare,

quand'ecco furono collocati troni

e un vegliardo si assise.

La sua veste era candida come la neve

e i capelli del suo capo erano candidi come la lana;

il suo trono era come vampe di fuoco

con le ruote come fuoco ardente.

10 Un fiume di fuoco scendeva dinanzi a lui,

mille migliaia lo servivano

e diecimila miriadi lo assistevano.

La corte sedette e i libri furono aperti.

11 Continuai a guardare a causa delle parole superbe che quel corno proferiva, e vidi che la bestia fu uccisa e il suo corpo distrutto e gettato a bruciare sul fuoco.

12 Alle altre bestie fu tolto il potere e fu loro concesso di prolungare la vita fino a un termine stabilito di tempo.

13 Guardando ancora nelle visioni notturne,

ecco apparire, sulle nubi del cielo,

uno, simile ad un figlio di uomo;

giunse fino al vegliardo e fu presentato a lui,

14 che gli diede potere, gloria e regno;

tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano;

il suo potere è un potere eterno,

che non tramonta mai, e il suo regno è tale

che non sarà mai distrutto.

15 Io, Daniele, mi sentii venir meno le forze, tanto le visioni della mia mente mi avevano turbato;

16 mi accostai ad uno dei vicini e gli domandai il vero significato di tutte queste cose ed egli me ne diede questa spiegazione:

17 «Le quattro grandi bestie rappresentano quattro re, che sorgeranno dalla terra;

18 ma i santi dell'Altissimo riceveranno il regno e lo possederanno per secoli e secoli».

19 Volli poi sapere la verità intorno alla quarta bestia, che era diversa da tutte le altre e molto terribile, che aveva denti di ferro e artigli di bronzo e che mangiava e stritolava e il rimanente se lo metteva sotto i piedi e lo calpestava;

20 intorno alle dieci corna che aveva sulla testa e intorno a quell'ultimo corno che era spuntato e davanti al quale erano cadute tre corna e del perché quel corno aveva occhi e una bocca che parlava con alterigia e appariva maggiore delle altre corna.

21 Io intanto stavo guardando e quel corno muoveva guerra ai santi e li vinceva,

22 finché venne il vegliardo e fu resa giustizia ai santi dell'Altissimo e giunse il tempo in cui i santi dovevano possedere il regno.

23 Egli dunque mi disse: «La quarta bestia significa che ci sarà sulla terra un quarto regno diverso da tutti gli altri e divorerà tutta la terra, la stritolerà e la calpesterà.

24 Le dieci corna significano che dieci re sorgeranno da quel regno e dopo di loro ne seguirà un altro, diverso dai precedenti: abbatterà tre re

25 e proferirà insulti contro l'Altissimo e distruggerà i santi dell'Altissimo; penserà di mutare i tempi e la legge; i santi gli saranno dati in mano per un tempo, più tempi e la metà di un tempo.

26 Si terrà poi il giudizio e gli sarà tolto il potere, quindi verrà sterminato e distrutto completamente.

27 Allora il regno, il potere e la grandezza di tutti i regni che sono sotto il cielo saranno dati al popolo dei santi dell'Altissimo, il cui regno sarà eterno e tutti gli imperi lo serviranno e obbediranno».

28 Qui finisce la relazione. Io, Daniele, rimasi molto turbato nei pensieri, il colore del mio volto si cambiò e conservai tutto questo nel cuore.

 

Come si può ben comprendere dalla lettura, sia le quattro bestie dalle forme strane, sia l'essere «simile a un figlio d'uomo» simboleggiano entità collettive, popoli e nazioni: il leone è l'impero babilonese, l'orso è l'impero persiano (che effettivamente «divorò molta carne», cioè si estese su un territorio vastissimo), il leopardo e la quarta bestia rappresentano l'impero di Alessandro Magno e dei suoi dieci successori (teste e corna). Tutti questi regni, viene detto al profeta, vengono «dalla terra», ovvero sono caratterizzati dal predominio di questa o quella etnia, religione e cultura; a ciascuno di essi il «vegliardo», Dio, assegna un inizio e un termine.

 

E il «figlio dell'uomo»? Egli è simbolo di un popolo completamente diverso: viene «sulle nubi del cielo» e il suo regno non sarà mai distrutto. È un popolo unito non dalla comunanza della carne e del sangue, della razza o della religione o della cultura, ma dal riconoscimento della comune natura umana che è anteriore e superiore a ogni distinzione di razza, lingua o religione. Il suo nucleo fondatore è Israele, cioè l'insieme di quanti «avevano gridato a Dio e furono salvati» (come è scritto nel Libro di Ester), i «santi dell'Altissimo», coloro che hanno prestato fede alla Promessa e hanno accettato di obbedire alla Legge delle Dieci Parole; questo nucleo originario si è poi esteso a quanti hanno ascoltato il messaggio di salvezza universale di Gesù Cristo, fondato sull'amore e il rispetto di ogni essere umano, sull'abolizione di ogni discriminazione di sesso, razza e religione e sulla distinzione tra la sfera sacra e quella profana, tra le «cose di Dio» e le «cose di Cesare». Su questo messaggio divino è stata edificata la civiltà dell'Occidente, la sola che abbia superato il timore superstizioso nei confronti della Natura, che abbia applicato l'ingegno umano, creato a immagine del Logos Creatore, per scoprire le leggi dell'Universo, debellare le malattie, abolire la schiavitù e sollevare dalla miseria intere nazioni.

 

La missione di noi mondialisti consiste proprio nel portare il liberante messaggio di salvezza cristiano a tutti gli uomini e le donne della terra, anche là ove le Chiese di Cristo non sono ancora arrivate; nel convincere le menti e i cuori circa la naturale eguaglianza di tutti gli esseri umani e la conseguente necessità di abbattere tutti i regimi dittatoriali, teocratici e totalitari che conculcano la libertà e la dignità della persona umana, di eliminare il cadavere putrefatto della sovranità nazionale, alibi dei tiranni laici e religiosi, per edificare una società civile planetaria e un Impero mondiale, uno Stato universale per individui universali. Certo la nostra missione non è facile, e conosce vittorie e sconfitte, avanzamenti e arretramenti: i Paesi islamici, investiti nel 2011 dal vento della Primavera Araba sollevato dalla nostra operazione "Snow on the Sahara", vedono oggi le forze laiche e liberali travolte dall'avvento di regimi che fanno del Corano la legge suprema dello Stato; gli Stati Uniti d'America, sedotti dalla retorica flautata del filoislamico Barack Hussein Obama, sembrano aver ripudiato la loro missione storica di diffondere nel mondo libertà e democrazia, e anzi hanno minacciato Israele impedendogli di usare la propria superiore, teologica potenza militare per spazzare via una volta per tutte i fanatici terroristi islamici assassini di Hamas che dal 2007 opprimono gli abitanti di Gaza e che hanno lanciato finora 12.000 missili contro le pacifiche città e i pacifici villaggi israeliani. E tuttavia la visione del profeta Daniele, di un regno eterno del Figlio dell'uomo e Figlio di Dio, Gesù Cristo Re dell'Universo, è per noi mondialisti un segno di speranza e un invito a perseverare nei nostri sforzi per la creazione di un Impero mondiale per tutti i figli degli uomini, uno Stato universale che elimini ogni discriminazione di sesso, etnia e religione e assicuri finalmente pace, prosperità, libertà e giustizia per tutti.

 

Templar Seal

one god, one world,one law, one lord

un solo dio, un solo mondo,una sola legge, un solo signore

annuit coeptis

 

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