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L’ITALIA SI PROSTITUISCE AI TIRANNI. ANCORA UNA VOLTA

 

 

(3/9/2008) Noi mondialisti crediamo che tutti gli uomini condividano la medesima natura, che tutti desiderino in ugual modo libertà e dignità, ma non ignoriamo il potere che le varie culture storiche possiedono di corrompere in modo più o meno grave questa natura originaria. Pertanto non siamo rimasti particolarmente sorpresi dal comportamento tenuto dal governo italiano nelle ultime quattro settimane, a partire dalla invasione della Georgia da parte dell’Armata russa fino al “trattato di amicizia e collaborazione” firmato da Silvio Berlusconi con il tiranno libico Muammar Gheddafi. Sorpresi no, indignati sì.

Nella scorsa legislatura l’allora ministro degli Esteri Baffino D’Alema è stato da noi – ma non solo da noi – ferocemente criticato per la sua “equivicinanza” al democratico popolo d’Israele e ai feroci terroristi islamici che vogliono distruggerlo. Ora il suo successore Franco Frattini merita la medesima critica per aver insinuato nell’Unione Europea il cancro della divisione in merito alla risposta da dare al barbarico e vile attacco alla sovranità della libera e democratica Repubblica di Georgia ordito dal tiranno Putin, bramoso di soggiogare nuovamente una ex-provincia dell’Unione Sovietica e ancor più di porre sotto il proprio controllo un nodo cruciale per l’unico oleodotto che attualmente trasporti il petrolio da Baku (Azerbaigian) a Ceyhan (Turchia) senza passare per il territorio russo, e di impedire la realizzazione del ben più ambizioso progetto Nabucco, il quale negli auspici di Washington dovrebbe far affluire in Bulgaria le immense ricchezze energetiche del Caspio affrancando l’Europa dalla sudditanza a Gazprom. Il fatto che Frattini e il suo premier Berlusconi abbiano giustificato questa vergognosa sottomissione dell’Italia ai diktat di Mosca – fino al punto di concedere a Medvedev (il fantoccio dell’agente del Kgb Putin, esperto nel gattopardismo e nel gioco delle tre carte) di minacciare in esclusiva Rai la Polonia di attacco nucleare nel caso acconsenta a schierare sul proprio territorio il sistema di difesa statunitense anti-missili balistici chiamato “scudo spaziale”, di insultare il presidente georgiano democraticamente eletto Saakashvili definendolo «un cadavere politico» (Budapest 1956 e Praga 1968, per non parlare del martire Alexander Litvinenko, insegnano che i nemici di Mosca passano facilmente dalla "morte" politico-civile a quella biologica), e di subordinare sine die il parere favorevole all’ammissione della Georgia nella Nato a generiche “riforme democratiche” – con lo stato di dipendenza dell’Unione Europea in generale, e dell’Italia in particolare, dalle forniture russe di gas e petrolio dimostra solo la pluridecennale insipienza della classe dirigente italiana, rea di aver affidato la stabilità economica del proprio Paese alla compiacenza di un regime non democratico che come contropartita oggi ha ottenuto un silenzio complice sullo smembramento della Georgia, domani pretenderà l’avallo a una secessione “pilotata” delle regioni filorusse dell’Ucraina e della Moldavia ed eventualmente a una riannessione violenta delle repubbliche baltiche.

Identico discorso deve esser svolto a proposito del trattato stipulato tra Italia e Libia: Silvio Berlusconi ha celebrato con enfasi un accordo che, in cambio di un generico impegno di Tripoli a moderare le partenze di migranti verso le coste italiane e di una maggiore fornitura di «petrolio e gas di ottima qualità», prevede da parte italiana le scuse ufficiali per imprecisati «danni arrecati al popolo libico durante il periodo coloniale» (quando la colonizzazione è stata il motore del progresso per la Libia come per tutta l’Africa e gran parte dell’Asia), nonché la costruzione di una faraonica autostrada costiera, il pagamento della modica cifra di 500 milioni di dollari l’anno per i prossimi 25 anni (per un totale di 12,5 miliardi di dollari) a titolo di “riparazioni” – neppure una parola su una utopica “riparazione” libica nei confronti degli Italiani espulsi e spogliati delle loro proprietà – e, sorpresa!, l’impegno a non usare né mettere a disposizione le basi Nato su suolo italiano per un eventuale futuro attacco contro la Libia. Sebbene la Farnesina si sia affrettata a precisare che il nuovo trattato non inficia la validità dei precedenti impegni internazionali dell’Italia, «in linea con la legalità internazionale», il portavoce dell’Alleanza Atlantica James Appathurai ha dichiarato di non aver ancora ricevuto chiarimenti in merito dagli Italiani. Quanto al il tiranno di Tripoli, l’invasione del Ciad e il sostegno all’Olp hanno dimostrato da tempo quale stima egli abbia della legalità internazionale, e in caso di violazione dell’accordo il minimo che l’Italia può attendersi è di vedersi scagliare addosso ben più dei due Scud caduti presso Lampedusa nel 1986.

Insomma: come negli anni Trenta l’Italietta fascista si vantava dell’amicizia personale fra Mussolini e Hitler, così oggi il primo ministro italiano impedisce all’Europa di sanzionare la Russia per non irritare l’«amico Putin» e si fa fotografare sorridente a braccetto con l’«amico Gheddafi». Il destino di chi si fa complice dei tiranni è sempre lo stesso: simul stabunt, simul cadent; insieme si fanno e si faranno beffe della libertà e dei diritti dei popoli deboli e oppressi, insieme finiranno in rovina. Se il popolo italiano non vuol soffrire ancora una volta per la follia dei suoi governanti, provveda di conseguenza.

 

Eye of God

ANNUIT COEPTIS

 

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