DA HITLER A GHEDDAFI, L'ITALIA PUTTANEGGIA SEMPRE COI TIRANNI

 

 

(26/3/2011) I lettori affezionati dei nostri editoriali sanno ormai bene che noi mondialisti non ci interessiamo alle minute vicende quotidiane dei vari paesi, e tantomeno del gossip politico, a meno che tali vicende non rechino in sé una indicazione, un senso, un valore positivo o negativo all'interno della grande lotta tra mondialismo e antimondialismo, tra quanti come noi lavorano e combattono per la creazione di un Impero mondiale che abbatta barriere e discriminazioni fra gli uomini e quanti invece vogliono che queste barriere, queste discriminazioni permangano in saecula saeculorum e anzi si innalzino e si inaspriscano, tra l'esercito della Vita e la masnada della Morte. È dunque in questa ottica che oggi siamo costretti a occuparci dell'Italia, e in particolare del comportamento tenuto dal governo italiano in relazione alla rivolta del popolo libico contro il tiranno Gheddafi e all'operazione militare "Odyssey Dawn".

Fin dal 17 febbraio, quando i cittadini di Bengasi organizzarono la "giornata della collera" per protestare pacificamente contro la polizia segreta che aveva arrestato un avvocato paladino dei diritti umani dei moltissimi detenuti politici di quel martoriato paese, e le proteste popolari, pur represse nel sangue, si estesero in pochi giorni a tutta la Libia, il governo italiano ha evitato accuratamente di condannare i massacri compiuti dalle milizie gheddafiste; addirittura il primo ministro Silvio Berlusconi, richiesto da un giornalista se avesse chiamato al telefono Gheddafi, rispose di non averlo fatto perché non voleva «disturbarlo». Un tale atteggiamento, che ha suscitato scandalo e polemiche tra le fila dell'opposizione, si inscrive in realtà perfettamente nella tradizione italiana in materia di politica estera, che ha sempre, sempre privilegiato l'alleanza con il tiranno di turno, con l'«uomo forte» portatore di una visione dell'uomo e della società incardinata sui falsi miti dell'omogeneità razziale e del dominio totalitario della politica  su ogni altra sfera della vita e dello Stato sulla famiglia, sulla Chiesa e su ogni associazione "privata"; ieri Mussolini e Hitler, oggi Gheddafi, Putin e Lukashenko.

La conferma di questa tesi si trova nelle azioni compiute dal governo italiano nelle settimane successive: anche dopo che i mercenari avevano assassinato più di mille persone nella sola Tripoli Lamberto Dini, presidente della Commissione Esteri del Senato, affermava candidamente «L'Italia non auspica la fine del Colonnello, non abbiamo ragioni per volere la caduta di un leader che oggi intrattiene buoni rapporti con tutta la comunità internazionale». E quando la Francia si è fatta interprete dello sdegno di tutto l'Occidente, quando Sarkozy, vincendo la resistenza del vile "dialogante" Obama, ha ottenuto che il Consiglio di Sicurezza dell'ONU (Organizzazione quasi sempre Non Utile) facesse per una volta qualcosa di utile all'umanità, prima espellendo la Libia dal Comitato per i diritti umani in cui sedeva indegnamente e poi approvando una risoluzione che autorizza esplicitamente «tutti gli Stati, tutte le organizzazioni internazionali, e tutte le coalizioni fra Stati» a porre in essere «tutte le misure, anche di carattere militare necessarie per proteggere la popolazione libica dai massacri», e ha convocato a Parigi i rappresentanti degli Stati Uniti d'America, d'Inghilterra, Italia e della Lega araba per dare il via all'operazione militare che è stata giustamente chiamata "Alba dell'Odissea" - perché mirante a permetter il ritorno del popolo libico, novello Ulisse, nel consesso dei popoli liberi e civili da cui è stato tenuto lontano per 42 lunghi anni dalle malizie e dagli inganni del tiranno Gheddafi -, il primo ministro italiano Berlusconi ha dato la notizia al suo popolo con la faccia funerea di chi abbia visto morire un parente prossimo. Da quel giorno tutti i mezzi di informazione italiani controllati, direttamente o indirettamente, dal governo e dalle forze politiche di maggioranza - Popolo delle Libertà e Lega Nord per l'indipendenza della Padania - hanno sparato a raffica prima contro Sarkozy, irriso come "piccolo Napoleone", "iperattivo", "malato di protagonismo", "pirlacchione", scimmia antropomorfa", "sepolcro imbiancato", "Sarkofago"; poi contro la Francia, accusata di mirare a sostituire le proprie aziende petrolifere e di costruzioni a quelle italiane nei rapporti con i futuri governanti della Libia, di avere fomentato la "guerra civile" con i suoi servizi segreti e di avere, nientemeno!, "armato i ribelli antigheddafisti"; infine contro l'Inghilterra, alla quale Vittorio Feltri ha rinfacciato di essere un popolo distintosi nei secoli per la "ricerca ossessiva della ricchezza a ogni costo" e di aver "sottomesso con brutalità i popoli di mezzo mondo" e contro gli Stati Uniti d'America, bollati senza mezzi termini come "progressisti guerrafondai".

Davvero, leggendo e ascoltando queste intemerate sembra di risentire le imprecazioni di Mussolini contro la Francia colpevole di aver sottratto la Tunisia, l'antica Cartagine, ai discendenti di Scipione, le filippiche contro le "demoplutocrazie giudaico-massoniche mondialiste" che tentavano di impedire alla "giovane nazione proletaria" di conquistare il suo "posto al sole", la satira dell'Italietta fascista contro i britannici "popolo dei cinque pasti" e contro gli americani "idealisti", le invocazioni radiofoniche del portavoce di regime Mario Appelius "Dio stramaledica gli Inglesi!"; la stessa violenza verbale, ideologica e materiale che armava le camicie nere e spinse Mussolini a seguire Hitler nel mettere a ferro e fuoco il mondo per sei lunghi e terribili anni muove oggi i corifei del nuovo Duce a insinuare dubbi sulle recondite intenzioni di paesi che pure sono alleati dell'Italia e membri con essa dell'Alleanza Atlantica, a sospettare della buona fede dei leader della rivolta libica in quanto ex membri del regime (come se la loro colpa non fosse di aver appoggiato finora le nequizie di Gheddafi, ma di averlo tradito adesso), a rinfacciare all'Occidente di trascurare le repressioni in Cina e Iran, nel Bahrein e in Siria e di preoccuparsi dei diritti umani solo nei paesi ricchi di petrolio e gas (e lo dicono proprio mentre ricordano con nostalgia che "Gheddafi ci riforniva a basso prezzo" e paventano che i "futuri padroni" della Libia cancellino i lucrosi contratti stipulati dall'Eni...), ad agitare lo spauracchio di esodi "biblici" per giustificare la permanenza al potere di un massacratore del suo popolo che però "fermava le partenze" (quando anche un bambino capisce che le fughe in massa avverrebbero proprio se Gheddafi riprendesse il controllo del paese e mettesse in atto le sue vendette), perfino a negare che siano state compiute stragi di civili come ha fatto il sottosegretario Carlo Giovanardi. Né può essere di scusa per essi il trovarsi in sintonia con i settori più estremisti e retrivi della Sinistra, con i Gino Strada che ieri gridavano "no alla guerra senza se e senza ma" per proteggere Milosevic e Saddam Hussein e oggi fanno lo stesso per salvare la testa al beduino di Tripoli; anzi, questi ultimi possono almeno vantare una coerenza nell'ottusità e nel prostrarsi ai malvagi sempre e comunque, mentre coloro che l'11 settembre 2001 proclamavano "siamo tutti americani", "viva Israele" e "Iraq libero" cadono in contraddizione con se stessi, dimostrando che allora dicevano certe cose perché l'America era forte, potente, guidata da un George Walker Bush che non aveva paura di usare la forza per difendere i suoi ideali, e adesso invece, con un'America prostrata dalla crisi economica più grave dal '29 e guidata dal vile e "dialogante" Barack Hussein Obama che Gheddafi ha detto di "amare come un figlio", davanti alla prospettiva del "tramonto dell'Impero Americano" - ma quanti, da Stalin in poi, hanno fatto una simile previsione e sono stati poi smentiti dalla realtà? -, essi si sentono liberi di perseguire i loro egoistici interessi nazionalistici e si comportano come scolaretti indisciplinati in assenza del maestro, come soldataglia in assenza del comandante; o come dice un proverbio italiano: «quando il gatto è assente, i topi ballano».

Da ultimo l'Italia, non paga di aver ottenuto il passaggio del comando militare dell'operazione "Odyssey Dawn" alla NATO, sta tentando di ostacolare l'iniziativa diplomatica avviata congiuntamente da Francia e Inghilterra per convincere i paesi arabi ad appoggiare l'offensiva umanitaria e costringere Gheddafi a lasciare libero il popolo libico e accettare l'esilio, mettendo su con la Russia del cekista Putin e con la Cina comunista una controdiplomazia dell'appeasement con l'obiettivo di mantenere il tiranno sul suo trono di sangue. È auspicio di tutti gli uomini amanti della pace, della vera pace che nasce dal rispetto della uguale dignità di ogni individuo umano e dei suoi immortali e inalienabili diritti, e noi crediamo sia l'auspicio anche della parte migliore del popolo italiano, che queste trame ipocrite e sotterranee vengano portate alla luce del sole, e che l'America e gli altri paesi della Coalizione dei volenterosi non perdano l'unità e la decisione necessarie per continuare a sostenere l'offensiva umanitaria fino alla rimozione dal potere, comunque essa avvenga, del tiranno Gheddafi e alla liberazione del popolo libico da un regime di terrore, miseria e morte durato sin troppo. Per questa altissima e nobile missione anche noi dell'Associazione internazionale "New Atlantis for a World Empire" e del Partito Mondialista faremo la nostra parte, come già stiamo facendo da quando abbiamo iniziato in Tunisia l'operazione "Snow on the Sahara" che ha sinora portato alla caduta di Ben Alì e Mubarak, come stiamo facendo da settecento anni tra mille difficoltà, sconfitte e vittorie, per raggiungere lo scopo finale della nostra esistenza: la creazione di un Impero mondiale federale e liberaldemocratico che abolisca ogni discriminazione di sesso, razza e religione e assicuri pace, prosperità, libertà e giustizia per tutti.

MORTE AL TIRANNO GHEDDAFI!

MORTE A TUTTI I TIRANNI LAICI E TEOCRATICI!

LIBERTà PER LA LIBIA E PER TUTTA L'UMANITà!

annuit coeptis

 

 

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