1

israele risponde all'attacco terrorista di hamas,

nonostante la pusillanimità del mondo

(28/12/2008) Ieri, 27 dicembre, a mezzogiorno ora locale, è scattata l'operazione "Piombo fuso". Ottanta aerei ed elicotteri con la stella di David hanno martellato un centinaio di obiettivi militari nella Striscia di Gaza. In soli 4 minuti sono stati distrutti il comando centrale di polizia, il quartier generale della sicurezza, caserme e basi per l'assemblaggio dei missili che da anni l'infame movimento terrorista e fondamentalista islamico Hamas lancia sul Sud d'Israele, e sono stati uccisi più di 150 miliziani terroristi che si addestravano per sferrare attacchi a tradimento contro il civile e democratico popolo d'Israele. Dopo il tramonto gli attacchi aerei sono ripresi e proseguiti per tutta la notte. Sono state colpite una moschea che fungeva da base logistica per i terroristi assassini e un'officina per la costruzione dei famigerati missili Qassam che anche ieri sono stati scagliati su Israele: sei persone sono state ferite e una donna è stata uccisa da uno di questi missili nella città di Netivot, una donna "colpevole" solo di essere ebrea.

Anche oggi proseguono i bombardamenti da parte dell'aviazione israeliana, mentre Ismail Haniyeh, leader dell'illegittimo governo di Hamas che detiene ormai da troppo tempo il potere illegalmente nella Striscia dopo aver eliminato con atroci massacri tutti gli oppositori interni, ha annunciato l'inizio di una "terza Intifada" contro Israele e l'uso di kamikaze contro la popolazione civile israeliana; una tecnica di guerra vigliacca che non è certo una novità e che testimonia, per chi non sia accecato da preferenze ideologiche, del carattere "pacifico" e "moderato" di questa organizzazione. Nel frattempo il territorio israeliano è sottoposto a incessanti lanci di missili provenienti da Gaza, non più solo missili Qassam, ma ora anche di tipo Grad (di fabbricazione iraniana) con una gittata ben maggiore, tanto da arrivare a colpire non solo le consuete città martiri di Ashkelon, Sderot e Gan Yavne, ma anche Ashdod, a 40 km dal confine; un chiaro segnale di come i perfidi capi di Hamas abbiano utilizzato i sei mesi di "tregua" per rafforzare il loro arsenale con missili made in Teheran. E infatti il tiranno iraniano, il folle Ahmadinejad che vuole cancellare Israele dalle carte geografiche, ha prontamente espresso la propria solidarietà ai suoi vassalli palestinesi "vittime dell'aggressione sionista" e inviato una nave con "medicine e aiuti umanitari" che, ne siamo sicuri, conterrà ben poco grano e molto, troppo piombo.

Come è ormai (malsana) tradizione dalla guerra libanese del 2006, le diplomazie di tutto il pianeta si sono affrettate a condannare "l'uso sproporzionato della forza" da parte di Israele (Sarkozy, a nome dell'Unione Europea, e il portavoce di Bruxelles Solana), a deplorare "il massacro di civili" (l'ONU e il Vaticano), a ordinare al governo di Gerusalemme di interrompere "immediatamente" i bombardamenti (la Russia, buona amica di Hamas e Hezbollah). Fanno eccezione, per ora, gli Stati Uniti d'America, i quali si sono limitati a invitare Israele a evitare vittime civili, e viceversa hanno apertamente confermato ciò che è sotto gli occhi di tutti: cioè che la colpa dell'offensiva (anzi: contro-offensiva) di Tsahal va attribuita unicamente ad Hamas, colpevole di aver rotto unilateralmente la tregua e di aver ripreso a seminare morte e distruzione nel Sud d'Israele con i suoi bombardamenti missilistici. Ma forse la maggiore saggezza dimostrata da Washington in queste ore è dovuta al fatto che al governo c'è ancora George Walker Bush; dallo staff del "presidente eletto" Obama in vacanza alle Hawaii, infatti, non non è arrivata una parola, e certo Honolulu non è priva di telefoni e antenne paraboliche...

Di fronte a questa offensiva verbale ci si dovrebbe chiedere: perché nessun membro della comunità internazionale è intervenuto in questi giorni per impedire agli infami terroristi di Hamas di scagliare i loro missili contro il territorio israeliano, uccidendo, ferendo e terrorizzando centinaia di migliaia di civili innocenti? Perché la comunità internazionale interviene solo ora per legare le mani a Israele, come ha fatto nel 2006 dopo la giusta risposta di Gerusalemme al vile attacco a tradimento portato da Hezbollah con l'acquiescenza del governo di Beirut? A leggere le dichiarazioni che si susseguono da ieri sembra che per la grandissima maggioranza dell'opinione pubblica mondiale esistano soltanto i civili di Gaza, che essi soltanto siano degni di rispetto e di commiserazione. Nessuno tien conto del fatto che le forze armate israeliane, essendo al servizio e a difesa di un popolo e di un governo civili e democratici, mirano a colpire soltanto obiettivi militari, e che le vittime civili nella Striscia si devono al fatto che i perfidi miliziani di Hamas, per sottrarsi ad attacchi come quello attuale, hanno sempre nascosto le loro basi, i loro arsenali, le officine di montaggio dei loro mortali missili in mezzo alle abitazioni civili, nelle scuole, negli ospedali e nelle moschee; i terroristi, invece, non hanno mai preso di mira caserme o installazioni militari situate in territorio israeliano: hanno sempre colpito le città e gli inermi villaggi, per uccidere quanti più "sporchi ebrei" possibile. E perché mai, infine, i "poveri" civili di Gaza hanno permesso in tutti questi anni ad Hamas di costruire una rete di gallerie e depositi sotterranei che si estende per tutta l'area della Striscia (15 km di lunghezza e 10 di larghezza)? Perché hanno permesso a questi banditi assassini di costruire cunicoli e ammassare armi sotto le loro case, perché non si sono ribellati e non li hanno fatti a pezzi? Se lo avessero fatto, se avessero preferito la pace con Israele al fanatismo etnoreligioso, ora non dovrebbero piangere la morte dei loro cari. E se lo facessero ora, almeno salverebbero la vita delle centinaia di feriti ai quali Hamas sta impedendo di attraversare il valico di Rafah per cercare cura e salvezza in Egitto; la motivazione "ufficiale" è che Hamas vorrebbe l'apertura totale del valico, la verità è che vuole utilizzarlo per rifornirsi di nuove terribili armi di distruzione da usare ancora contro l'inerme popolazione d'Israele.

Nel frattempo il governo israeliano sta valutando gli effetti conseguiti dalle operazioni aeree, e il ministro della Difesa Ehud Barak non ha escluso l'avvio di una controffensiva di terra: già centinaia si soldati e carri armati sono stati dislocati al confine con Gaza, e 6.500 riservisti mobilitati. Ancora una volta il popolo di Israele, unico paese civile, liberale e democratico del Medio Oriente, unico avamposto dell'Occidente in una terra di barbari terroristi fanatici e di sanguinari dittatori che usano la religione come strumento di discriminazione fra gli uomini e di offesa alla libertà e alla vita degli altri popoli, combatte per difendere il proprio sacro diritto all'esistenza. E noi dell'Associazione Internazionale "New Atlantis for a World Empire" e del Partito Mondialista siamo e saremo, come sempre, al suo fianco, per lottare contro tutti i tiranni laici e religiosi e assicurare pace, libertà e giustizia per tutti gli uomini, in Medio Oriente come in tutto il mondo. VINCI, ISRAELE!

 

Sigillum Triplex

annuit coeptis

 

*****************************************************************************

 

Indietro