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israele-iran: la minaccia del folle,

il silenzio del vile, la risposta del giusto

 

 

(3/2/2010) Negli ultimi sette giorni il mondo ha assistito a tre esempi da manuale riguardo ai modi possibili di governare gli uomini e i popoli. Questi tre modi possono chiamarsi, rispettivamente, Follia, Viltà e Giustizia.

La Follia è stata ben rappresentata dall'ayatollah Ali Khamenei, Guida Suprema della Repubblica Islamica dell'Iran, che il 27 gennaio, Giornata della Memoria delle vittime della Shoah, ha testualmente affermato: «Un giorno l'entità sionista [cioè lo Stato di Israele] sarà distrutta, e spetta al popolo dell'Islam decidere come e quando ciò accadrà». Questo muslim, questo sottomesso a un idolo falso e bugiardo che vuole la schiavitù degli uomini, questo porco pedofilo che nella sua purtroppo lunga vita ha stuprato centinaia di ragazzine ancora impuberi e sodomizzato migliaia di bambini innocenti fra un versetto e l'altro del Corano, questo decrepito custode di un regime sanguinario ormai avviato al crollo, ha insozzato il giorno in cui il mondo libero fa memoria della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz e del genocidio di sei milioni di uomini, donne e bambini uccisi soltanto perché ebrei, accodandosi al suo figlioccio Ahmadinejad, vizioso quanto lui, nella menzognera negazione dell'Olocausto bollato quale «propaganda sionista» e nel folle progetto di cancellare Israele dalle carte geografiche distruggendo Tel Aviv e Haifa a colpi di bombe atomiche.

Alla follia di Khamenei ha fatto seguito la Viltà di Barack Hussein Obama. Questo coniglio, la cui volontà di "dialogare" con tutti nasconde malamente il suo progetto di amicizia con i peggiori tiranni e dittatori laici e teocratici, con i nemici dell'America e della Libertà dalla Russia alla Cina all'Iran, non ha detto una sola parola, non diciamo per protestare, ma neppure per mostrare un sia pur timido disaccordo nei confronti del folle piano degli ayatollah di Teheran. Con il suo vile silenzio - del resto coerente con la decisione di finanziare con i soldi dei contribuenti l'aborto e la sperimentazione sugli embrioni umani, con l'avallo alle pretese della lobby omosessuale, con gli occhi dolci e le strette di mano offerti nel suo primo (e speriamo ultimo) anno di presidenza al tiranno Putin e ai mandarini del Partito comunista cinese, nonché con i "calci in faccia" dati ai giovani iraniani che da mesi lottano e muoiono nelle strade e nelle carceri aspettando un intervento degli Stati Uniti d'America (ben diversamente da quanto avvenne nel 2003 per il popolo dell'Iraq, liberato dalla tirannide di Saddam Hussein grazie alle bombe, ai carri armati e ai marines a stelle e strisce guidati dal saggio George Walker Bush) - Barack Hussein Obama ha infranto il Patto che il popolo americano aveva stretto trecento anni fa con l'Onnipotente, un Patto con precisi diritti e obblighi per entrambi i contraenti. Finché il popolo americano ha camminato nella via del Signore, Egli lo ha ricolmato delle Sue benedizioni e lo ha reso grande e potente («Io, il Signore, sarò il loro Dio, ed essi saranno il mio popolo»); ma oggi, a causa della viltà e dell'infedeltà del capo che si è scelto, il popolo americano è divenuto nemico della vita umana e della famiglia, nemico di Israele, nemico dei dissidenti russi e cinesi che chiedono libertà e democrazia, nemico dei giovani iraniani e di tutti i musulmani moderati che vogliono liberarsi degli ayatollah sciiti e dei fondamentalisti assassini di Al Qaeda; ha violato l'Alleanza cui si era liberamente obbligato, e di conseguenza le benedizioni dell'Altissimo nei suoi confronti si sono convertite in maledizioni. La crisi economica, la perdita di prestigio internazionale, il declino militare e politico che gli Stati Uniti d'America stanno soffrendo da due anni sono la giusta e meritata punizione per aver scelto Barack Hussein Obama il Vile come loro capo, e finiranno soltanto quando essi si saranno liberati di lui, in un modo o nell'altro, e si saranno dati un Presidente coraggioso e giusto, che non tema di chiamare "bene" il bene e "male" il male, che non tema di impegnare nuovamente il suo popolo nella guerra contro il terrorismo islamico e contro gli Stati-canaglia che lo sostengono (Russia, Cina, Corea del Nord, Cuba, Arabia Saudita) per portare nel mondo libertà, democrazia e rispetto dei diritti umani, come già fecero Wilson e Roosevelt, Truman e Eisenhower, Reagan e i due Bush.

Infine proprio oggi, 3 febbraio 2010, ascoltando il discorso pronunciato da Silvio Berlusconi, Primo Ministro della Repubblica Italiana, davanti alla Knesset, il Parlamento dello Stato di Israele, il mondo ha compreso cosa sia la Giustizia nel governo degli uomini e dei popoli. Chiamando gli Ebrei «nostri fratelli maggiori», rivendicando le radici giudaico-cristiane della civiltà europea, ammonendo l'Occidente a non lasciarsi andare nuovamente a quella «perdita della memoria» che portò alle leggi razziali e all'Olocausto, esortando i Paesi liberi e democratici a opporsi ai folli progetti iraniani di dotarsi di armi atomiche per distruggere Israele, Berlusconi si è emendato di quelle discutibili amicizie con tiranni come Putin e Gheddafi di cui noi mondialisti lo avevamo tempestivamente rimproverato, e insieme ha purificato il popolo italiano delle colpe commesse dai suoi precedenti governanti filoislamici e antisemiti, da Craxi e Andreotti a Prodheini e Dalemah. Egli, pur piccolo di statura a confronto col watusso Obama, si è dimostrato infinitamente più grande di lui nel coraggio, nella franchezza, nell'onestà di chiamare le cose col loro nome, indicando Israele come «l'unico esempio di libertà e democrazia del Medio Oriente», mostrando l'analogia fra il regime tirannico di Ahmadinejad e il Terzo Reich hitleriano nei progetti di dominare il mondo e di sterminare il popolo di Abramo, Isacco e Giacobbe, e chiamando il mondo libero a «sostenere con ogni mezzo la forte opposizione iraniana». Per questo egli merita oggi il plauso sincero dell'Associazione Internazionale "New Atlantis for a World Empire" e del Partito Mondialista, suo ramo esecutivo, quale Giusto fra le Nazioni, unico leader d'Occidente alleato di Israele in attesa che gli Stati Uniti d'America si riscattino dall'attuale miseria spirituale e tornino a guidare il mondo nella lotta contro il fondamentalismo terrorista e assassino islamico e contro i suoi infami alleati, per fondare l'Impero mondiale che porterà finalmente pace, prosperità, libertà e giustizia per tutti gli uomini e le donne della Terra.

Sigillum Triplex

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